MotoGP, GP Aragon: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Mir non vince (ci pensa Rins) ma è in testa al Mondiale. Alex Marquez tiene fede al suo cognome, la Ducati è rossa ma di rabbia

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Nessuna vittoria, una media punti per cui c’è poco da essere entusiasta (12,1 a GP) ma è in testa al Mondiale, quindi merita gli applausi. Si chiama Joan Mir e ha fatto di costanza e intelligenza i suoi punti di forza. Anche ad Aragon, dove la Suzuki si è concessa un secondo brindisi con Rins, tornato alla vittoria dopo avere mangiato troppa polvere tra una caduta e l’altra.

Tra di loro c’è Marquez, che fa Alex di nome. Retrocesso prima di salire in moto, a fine anno lascerà il team ufficiale Honda che ha già salvato nel suo annus horribilis senza Marquez, Marc questa volta.

Quartararo invece ha ceduto alla pressione, delle gomme però, e Dovizioso ha messo una pezza su una voragine che rischia di inghiottirlo a ogni domenica.

Bravo Bastianini. Mentre tutti gli italiani della Moto2 finivano la propria gara in posizione orizzontale, lui è salito bello dritto sul podio. E in testa al Mondiale. Così si fa.

IL BELLO – Suzuki si trova in testa al Mondiale come non le capitava dal 2000. I tempi (2) della 500 e di Kenny Roberts jr. Ora ci sono la GSX-RR e Joan Mir, costante e intelligente. Cosa manca? Un successo, che lo spagnolo si sarebbe meritato già in Austria. Però le vittorie morali non esistono, quindi Mir deve conquistarla sul campo. È l’unico spazio vuoto in un curriculum da campione.

IL BRUTTO – Rossa sì, ma di rabbia. Fra screzi nel box, clima da guerra fredda, risultati che non arrivano e polemiche assortite, la Ducati sembrava essere nel suo anno migliore ma si è rivelato il peggiore. Dovizioso sta lì, aggrappato con le unghie e con i denti a una classifica che non lo esclude mai, ma neanche lo premia. Quattro gare ancora e un bivio al termine: da una parte i rimpianti, dall’altra la felicità. Tocca scegliere da che parte andare.

IL CATTIVO – Non ha fatto l’iscrizione al campionato, ma ne sta decidendo già due. Il Covid ha prima estromesso Martin dalla lotta in Moto2 e ora ha fermato Arbolino in Moto3. Senza contate Valentino spettatore in panchina. La bolla del motomondiale non è poi così impermeabile. Intanto, i cronisti che non lavorano per le tv stanno a casa. Con qualcuno bisogna pur prendersela.

LA DELUSIONE – Qui non è facile dividere le colpe fra pilota e squadra. Quartararo o Petronas, questo è il problema. Per non sbagliare, fedeli al motto si vince e si perde insieme, li mettiamo tutti dietro alla lavagna.

LA CONFERMA – Tutto questo casino per due podi consecutivi di Marquez? Sì, se si chiama Alex, guida una Honda (lo spauracchio di tutti i piloti) ed è rimasto da solo nel più importante team della MotoGP. C’era da finire alla neuro, invece è finito sul podio. I titoli non li regalano con i punti del supermercato, neanche quelli di Moto2 e Moto3, riguardatevi la gara di Alex se non lo avete ancora capito.

L’ERRORE – Quando si parla di tripletta italiana, non si intende questo. Marini, Di Giannantonio e Bezzecchi compagne di sfortune, tutti quando erano in testa, Luca al Mondiale, gli atri alla gara. Ci ha poi pensato Bagnaia a completare la frittata in MotoGP, lui però era davanti a pochi.

LA SORPRESA – Cadute, errori, infortuni, Alex Rins fino a ieri non si era fatto mancare niente nella lista delle cose da evitare. L’aria di Aragon (e la spalla finalmente a posto) gli ha fatto bene, ha vinto gestendo la gara come mai aveva fatto prima. Raggiunto il suo livello, ora deve restarci.

IL SORPASSO – All’ultimo giro, che non vale una vittoria ma la testa della classifica. Enea è tornato la Bestia che conoscevamo, dopo essere apparso un gattino bagnato nelle ultime gare. È stata la migliore risposta ai dubbi che stavano montando anche in lui.

LA CURIOSITA’ – Per la prima volta dal 1999 sullo schieramento della MotoGP non c'era nemmeno un campione del mondo della classe regina. Per il ricambio generazionale ci hanno pensato infortuni e coronavirus.

IO L’AVEVO DETTO –Valentino positivo al Covid? Per me come si fosse rotto una clavicola”. Per fortuna Carmelo Ezpeleta non fa il medico.

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