MotoGP, Il Dottore non è l'unico ammalato: il Covid ci ha reso più insensibili

La MotoGP trema. Il dubbio sono altre positività nel paddock, il che comporterebbe la quarantena per tutti quelli venuti in contatto. Strizzato in pochi mesi, per offrire visibilità alle TV, il mondiale perde di valore    

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E’ finita qui, con il solo Valentino Rossi positivo? Dispiace dirlo, ma se oggi dopo la conferma della positività solo il Dottore fosse ammalato, la MotoGP potrebbe tirare un sospiro di sollievo.

Già, perché cosa sarebbe potuto accadere se fosse stato trovato positivo Quartararo, o Mir, o entrambi e - facciamo un esempio assurdo - il solo Dovizioso fosse libero, con due GP almeno di vantaggio, di ‘giocarsi’ questo mondiale? Avrebbe, esso, ancora un qualche valore?

E' successo in Moto2, con Martin, ma a chi importa di un mondiale di una classe cadetta che si corre con moto di cui non esiste nemmeno la marca?

Certo, i soloni potrebbero dire, come hanno detto per l’assenza di Marquez fin dal primo Gran Premio, che le gare (e le vittorie) sono di chi è in pista, ma in realtà come ha scritto John Donne Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa.

Così cosa ne sarebbe di questo motomondiale se venissero a mancare altri protagonisti? E, pur non volendo atteggiarci a Cassandra, anche se sono solo cinque gli appuntamenti segnati ancora sul calendario il crescente numero di positivi, anche asintomatici, di questa pandemia mi fa pensare che nel paddock e fra i team ci siano altri positivi.

E’ statistica, non preveggenza.

E poiché ogni persona che incontra un positivo deve essere messa in quarantena per l’incolumità di tutti - è recente il caso degli ingegneri Yamaha - ecco che si innescherebbe un effetto domino dalle conseguenze imprevedibili. O prevedibili?

Ha ragione, in un certo senso, Ezpeleta che ha equiparato la positività di Rossi ad una frattura. Ma noi sappiamo che non è così, ed è un atteggiamento nichilista. Come chi dice che a morire di questo virus sono prevalentemente gli anziani. Ed allora?

No, non è per colpa della Michelin se questo mondiale, chiunque lo vinca - se si concluderà - sarà ricordato, e pesato, in modo diverso dagli altri. Ci spiace, ma tre Gran Premi uno dopo l’altro, più volte, non un solo trittico di fine anno, più Gran Premi nello stesso circuito, gare disputate in periodi dell’anno che sarebbero stati dichiarati folli, sono qualcosa che solo la forza della disperazione - e del business - ci stanno facendo fare.

Poi, per carità, lode alla Dorna ed a Ezpeleta che hanno tenuto in piedi la baracca, ma come diceva un saggio il bravo marinaio è quello che sa governare la barca nella tempesta, il marinaio saggio è quello, invece, che dalla finestra di casa lo osserva perché non è uscito in mare.

Meno Gran Premi, e più distanziati fra loro, ci avrebbero restituito un mondiale più credibile. Ma forse le fameliche TV non avrebbero accettato. Prive di immagini, le TV, non esistono. Eppure le storie più belle sono state scritte, non riprese.

 

 

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