MotoGP, Roberto Rolfo: "A 40 anni in moto, come Rossi. L'età non è un limite"

"Correrò fino a 44 anni, la prossima stagione in EWC. Valentino sarà ancora competitivo, giusto non lasciare Yamaha. La MotoGP senza Marquez? Nessuno fa la differenza"

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Istruttore di guida (naturalmente veloce), commentatore su DAZN ma soprattutto pilota. Roberto Rolfo ha festeggiato qualche mese fa il traguardo dei 40 anni, ma proprio non ci pensa ad abbandonare casco e tuta. Anzi,  ha appena vinto il suo secondo titolo nell’Endurance, categoria SuperStock, con il team Moto Ian e sta pianificando il passaggio alla classe superiore.

Roberto nella sua vita ha praticamente corso con ogni moto disponibile, ma il vizio non è gli è ancora passato.

“Ho trovato una nuova giovinezza nell’endurance e mi sento bene, stare tanto ore in moto mi ha migliorato, vedo le cose diversamente e mi sento veloce - ci dice - Riesco a essere performante anche nel giro secco, che non è mai stata la mia specialità. La cosa più bella non è stata solo la vittoria del campionato, ma il fatto di essere riusciti in tutte le gare a stare tra il 4° e il 10° posto in classifica generale con una moto Stock”.

Quindi il prossimo anno è quello giusto per passare in EWC?

“Avrei voluto già farlo quest’anno, ma non volevo lasciare questa squadra, c’è una grande armonia all’interno, mi sembra di essere tornato a quando correvo nell’Europeo. L’ambiente dell’endurance è più umano, più pane e salame, i team si aiutano l’uno con l’altro, magari imprestando una chiave o una cavalletto. Ora c’è la volontà di fare il passo nell’EWC, al 90% ci riusciremo e rimarrò in questo team, anche perché la Yamaha mi piace molto. Una parte di budget è già stata trovata, l’importante è programmare quel passaggio bene e non tanto per farlo. L’obiettivo è quello di lottare per le prime 5 posizioni in campionato”.

"Correre in equipaggio? All'inizio avevo paura di sbagliare, ora penso solo a divertirmi"

Negli ultimi anni l’endurance sta avvicinando a sé nuovi tifosi e anche piloti, ad esempio c’è stata la partecipazione di Morbidelli alla 8 Ore di Sepang. Qual è il segreto?

In Italia si tende a guardare le gare sprint, l’endurance è una specialità più francese e molto seguita in Nord Europa. A me aveva sempre affascinato l’idea di correre di notte in gare molto lunghe. Ai tempi dell’Europeo, mio padre mi portava ad allenarmi a Le Castellet e mi era successo di andarci la settimana prima o dopo il Bol D’Or, vedevo le pubblicità di quella gara, mi affascinava. Nel 2018 sono entrato per caso in questo mondo e ho trovato sempre lo stesso ambiente, forse negli ultimi anni se ne parla di più perché ci sono piloti italiani. Hanno fatto un buon lavoro di comunicazione, la partecipazione di Franco a Sepang ha sicuramente aiutato. Anche la novità della 12 Ore dell’Estoril è stata un successo”.

Per chi, come te, è da sembra abituato a correre ‘da solo’, cosa significa farlo in equipaggio?

“Il fattore umano nell’endurance è importantissimo, anche fra i meccanici, perché molti fanno altri lavori, essendoci solo 5 gare all’anno. Ho trovato gente appassionata, per esempio si allenano in officina per fare i cambi gomme più velocemente, dei professionisti di alto livello come non mi era capitato di trovare, a volte, in Moto2 o Supersport”.

E da pilota?

“All’inizio è stato particolare, quando salivo in moto mi sentivo più responsabile nei confronti dei miei compagni di squadra, pensavo che se avessi fatto un errore mi avrebbero insultato (ride). Sentivo la pressione della squadra, poi ci ho lavorato su e me ne sono dimenticato. Ora corro come se fossi in una gara normale, cercando di divertirmi. Lo spirito di squadra alla fine si crea, nelle altre categorie quando il mio compagno era più veloce di me mi giravano le palle, nell’endurance no, si brinda tutti insieme. È anche il team che fa la differenza, perché si respira passione, tutti tifano tutti, dal primo all’ultimo pilota”.

"Il 44 è il mio numero fortunato, continerò a correre fino a quell'età"

Ho dato per scontato che continuassi a correre ma anche tu, come Valentino, hai passato i 40 anni. Non hai ancora pensato di smettere?

No (ride). Mi piace ancora andare in moto e ogni gara ha le sue difficoltà, mi trovo molto bene nelle piste in cui ho corso molto in passato, come Le Mans, mentre su circuiti nuovi, o con una moto nuova, rispetto quando ero giovane faccio un po’ più di fatica a raggiungere certi ritmi. L’unica differenza che ho notato è quella, ma mi diverto molto di più di prima perché ho trovato un ambiente che mi motiva. E poi ho un obiettivo”.

Quale?

Da sempre ho il 44 come numero portafortuna, quando ho potuto l’ho usato in gara, quindi vorrei correre fino a 44 anni nel Mondiale endurance. Non mi dispiacerebbe neppure fare qualche wild card in altri campionati, ma non mi butterei più in progetti che non mi convincano a pieno”.

La sfida a Rossi è lanciata: correrai più di lui.

Lui lo fa in MotoGP però, da questo punto di vista non c’è paragone. I ritmi sono diversi, ma comunque anche il mio è un Mondiale e non si va per nulla piano”.

"Valentino ha fatto bene a non lasciare Yamaha, in Petronas potrà essere più competitivo"

Quindi l’età non conta per un pilota? Si perde qualcosa con l’età?

“Lo vedo anche quando mi alleno in bicicletta, adesso vado meglio sulla distanza, sulle gare brevi è più difficile prendere subito il ritmo, fare la tirata. Questo però non succede se ho una buona conoscenza della moto e delle gomme, da questo punto di vista ora sono migliore in prova rispetto al passato. Ci sono dei fattori che ti permettono di andare forte anche senza quella brillantezza che avevi a 25 o 30 anni. Secondo me Valentino può ancora far bene perché ha un grande bagaglio di esperienza e perché continuerà a correre con la Yamaha, se dovesse cambiare moto farebbe molta più fatica. Anzi, penso che in un team satellite potrà essere ancora più competitivo, non essendo più nella squadra ufficiale ogni risultato sarà ancora migliore”.

Non sei solo un pilota, sei anche commentatore di DAZN per Moto2 e Moto3. Però parliamo prima di MotoGP, questa incertezza è tutta colpa dell’assenza di Marquez?

Assolutamente no. Marc avrebbe potuto fare sicuramente la differenza, lo abbiamo visto a Jerez prima dell’infortunio. Lo avrei dato come favorito, ma probabilmente avrebbe avuto qualche flessione in più rispetto agli anni scorsi, anche per via della doppia gara sulla stessa pista, sarebbe stato comunque un campionato più serrato”.

"In MotoGP le gomme fanno la differenza, ma non c'è nessuno che spicchi sugli altri come Marc Marquez"

Perché tanti alti e bassi allora?

Un po’ mi straniscono, da fuori è bellissimo da vedere, ma è strano. Secondo me c’è una differenza a livello di gomme, forse è anche volontà di Dorna per tenere aperto il campionato in questo modo.

Avere avuto 7 vincitori diversi in 9 gare significa che è un campionato di alto livello o il contrario?

Non c’è qualcuno che riesca riesca a fare realmente la differenza. Non significa che il livello sia basso, direi che c’è un ottimo livello a cui tanti piloti possono avvicinarsi, c’è chi è veloce in una pista e chi in un’altra e poi un divario di gomme. Anche guardando i tempi, mi viene da dire che questo livello sia accessibile a tutti e nessuno spicchi come faceva Marquez”.

Chi è allora il favorito in questo momento?

Le temperature potranno fare una grande differenza, con il freddo potrebbero soffrire alcune moto piuttosto che altre. Mi sento di escludere Vinales, quindi, se riuscirà a essere constante dal punto di vista mentale, metto come favorito Quartararo. Penso anche con il freddo la Yamaha possa tenere un livello più costante”.

Passiamo alla Moto3?

Vietti corre molto bene, nonostante l’età sa usare la testa, a Le Mans è riuscito a gestire la gara molto bene. Arbolino è sempre all’attacco, mentre Celestino tira fuori gli artigli alla fine e non lascia spazi agli avversari. Penso che in questo momento Vietti abbia un potenziale maggiore di Tony per il titolo, mi sembra riesca a gestire meglio la pressione. Il pilota più forte, però, secondo me è Arenas, anche se spero per i nostri”.

E in Moto2?

È tutto apertissimo. Mi verrebbe da dire Bastianini per il titolo, era partito in tromba ma a Le Mans ha avuto una flessione. Quindi dico Bezzecchi, che ha alle spalle una squadra che raramente sbaglia strategia, lo potrà aiutare”.

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