Moto2, Sam Lowes: "Sono più veloce grazie alla meditazione"

"È come in una partita di calcio, per vincere al 90° minuto devi attaccare e difendere bene negli altri 89. La testa vale il 30% nei risultati, il resto lo fanno velocità e squadra"

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Pazienza, concentrazione, forza mentale, capacità di controllo e fiducia sono alcuni dei fattori chiave che giocano un ruolo cruciale nell'aiutare Sam Lowes a diventare uno dei piloti più veloci e competitivi del Campionato del Mondo Moto2 2020. Per pilota britannico è la settima stagione nel Mondiale e la sesta in Moto2. Con la livrea del Team Estrella Galicia 0,0 Marc VDS, il trentenne ha ottenuto finora tre podi in questa stagione e attualmente si trova al quarto posto nella classifica del Campionato del Mondo.

In cosa si differenzia il Sam Lowes del 2020 rispetto a quello del passato?

"La differenza principale è che sono più vecchio e ho più rughe! Ma, seriamente, quando si inizia a lavorare con nuove persone e in un nuovo progetto si cambia inevitabilmente come individuo e come professionista. Tuttavia, sto facendo un lavoro importante a livello mentale e psicologico. Proprio come nella vita di tutti i giorni, quando si attraversano momenti difficili bisogna cercarne la causa e la soluzione perché, se si fa sempre la stessa cosa, si ottengono sempre gli stessi risultati. Io sono in questo processo, sto analizzando le aree in cui posso migliorare e lavorando su di esse. Direi che quest'anno sono più concentrato sugli aspetti veramente importanti di un weekend di gara".

Dici spesso che hai cambiato il tuo modo di affrontare il weekend di gara, quindi qual è il tuo nuovo metodo?

Faccio esercizi di stretching e di meditazione che mi aiutano a concentrarmi prima di salire in moto. Ho anche cambiato il mio approccio al fine settimana. Cerco di concentrarmi solo sulla prossima sessione, alla quale dedico il 100% dei miei sforzi e della mia attenzione. Prima pensavo all'obiettivo finale solo la domenica, quando in realtà, per raggiungerlo, bisogna aver fatto un milione di altre cose prima. Come nel calcio, se vuoi vincere al novantesimo minuto, devi aver attaccato e difeso bene negli 89 minuti precedenti. Io esco in FP1 e poi analizziamo i dati e i risultati. Poi fissiamo nuovi obiettivi per il turno successivo. Partecipo alle FP2 e ripetiamo il processo fino alla gara.  L'obiettivo finale non cambia, ma il modo di cercare di raggiungerlo lo fa e mi dà più fiducia".

Si potrebbe dire che sei più rilassato e lasci che le cose scorrano di più?

"Si potrebbe dire così, e mi piace la parola fluire, perché è proprio su questo che sto lavorando. Cerco di essere nel flusso e mi metto in questo ambiente rilassato e calmo nel mio cervello, così tutto avviene in modo più naturale. Ho sempre avuto la fortuna di essere un pilota veloce. Anche se a volte i risultati non lo dimostravano, la velocità c'è sempre stata. Tuttavia, ci sono state altre cose che mi hanno turbato e distratto. Diventavo troppo nervoso e guardavo troppo le cose sbagliate e questo, se i risultati non arrivavano, creava un effetto valanga e peggiorava settimana dopo settimana. Ora mi concentro solo sugli aspetti che posso controllare, e tutto scorre, tutto è più facile. Senza dubbio, essere in una buona squadra e circondati dalle persone giuste aiuta a creare l'ambiente perfetto per poter adottare questo atteggiamento e questa mentalità".

Quanto influisce lo stato mentale sulle prestazioni?

"Penso che il 70% sia costituito dalla velocità e dalla squadra. Il restante 30% deriva dalla mentalità del pilota. Nel mio caso, negli ultimi due anni sono stato più nervoso, sotto pressione, non ero concentrato, e per quanto la velocità fosse presente, non andava affatto bene. Se hai solo il primo 70%, non riesci a finire il lavoro".

La tua guida è cambiata, fai meno errori. Tutto questo è dovuto al lavoro sul lato mentale?

"Credo di essere stato aiutato molto in questo campo dal team che sa come impostare il weekend. Ora non si tratta solo di essere il più veloce in ogni sessione, la squadra è più rilassata, e posso pensare solo a guidare la moto e ad essere veloce. Ho molta fiducia nel nostro modo di lavorare e questo si vede dai risultati in pista. Quando si è arrabbiati o si spinge per fare il tempo sul giro quando non ci si sente bene, allora si commettono errori, si cade e si entra in una spirale negativo. Quando ti concentri, ti fidi delle tue capacità, mantieni la calma e lavori sodo, quezto ti aiuta e può metterti in un ciclo positivo. Sapevo che l'aspetto mentale era importante, ma sono rimasto sorpreso da quanto e mi sta sicuramente aiutando molto quest'anno".

Qual è il tuo nuovo metodo?

“Chi mi conosce sa che sono una persona piena di energia, parlo molto ed è difficile per me stare fermo. Questo non è cambiato, ma faccio esercizi di meditazione, respirazione e stretching mentre alleno la mia capacità di padroneggiare la mia mente per mantenerla in uno stato di calma e concentrarmi su ciò che voglio che sia. La cosa su cui sto lavorando di più è quando ci sono delle distrazioni, insegno al cervello a tornare in uno stato di calma e questo mi ha aiutato molto quest'anno. Per esempio, quando a Misano c’è stata la bandiera rossa a causa della pioggia, in passato sarei diventato molto nervoso, forse avrei perso la concentrazione e avrei facilmente commesso un errore. Invece, ho saputo mantenere la calma, mi sono concentrato sul lavoro in corso e sono finito sul podio".

C'è qualcosa che ti ha sorpreso di te stesso quest'anno?

"Mi ha sorpreso il modo in cui ho reagito a tutto quello che è successo quest'anno. Arrivando in questa squadra dopo un periodo di scarsi risultati, c'era chi diceva che non me lo meritavo. E poi mi sono infortunato nei primi test, ho dovuto saltare le prove invernali e la prima gara in Qatar, quindi è stato un momento difficile, ma poi sono stato competitivo e sono tornato sul podio. Da quando siamo tornati a correre a Jerez, sono rimasto un po' sorpreso da come ho reagito ad ogni situazione. Sapevo che la velocità c'era, ma non sapevo se ce l'avrei fatta e sono contento. Mi concentro sulle cose che posso controllare e cambiare, la mia capacità di gestire le distrazioni esterne e lo stress mentale mi ha sorpreso. In questa stagione, pur essendo più veloce e combattendo con i migliori, soffro molto meno lo stress rispetto all'anno scorso, quando ero più lento. Pensavo che sarebbe stato il contrario".

Quali sono gli obiettivi per la fase finale del campionato? Sono gli stessi che hai fissato all'inizio della stagione?

"Quando ho firmato con la squadra il mio primo obiettivo era quello di tornare ad essere competitivo. Non mi vergogno di dire che l'anno scorso non lo ero. Ma ora lo sono. A questo punto, l'obiettivo ora è quello di tornare a vincere. Nelle ultime gare ho guadagnato molta fiducia. Nei comunicati stampa o nelle interviste puoi dire che vuoi lottare per la vittoria, ma quando sono solo e ci rifletto sopra, credo davvero di poter vincere o lottare per vincere. È passato molto tempo da quando mi sentivo così e per me è una cosa molto importante".

E il campionato?

"La voglia di vincere il Campionato del Mondo c'è sempre, anche se sono consapevole che siamo un po' indietro adesso perché ho perso la prima gara in Qatar e poi c'è stato lo sfortunato errore in Austria. Non c'è più molto margine di errore, ma abbiamo visto in precedenza che con qualche buona gara si possono recuperare un bel po' di punti. Non si sa mai, bisogna lottare fino alla fine, ed è quello che faremo".

Hai paura della pressione?

"Non c'è pressione negativa quando pensi e credi di poter fare qualcosa. Compare solo quando senti che la gente si aspetta da te cose che non puoi fare. A questo punto, restando sempre con i piedi per terra, mi sento molto bene. Mi mancava la pressione di vincere o di salire sul podio. Quella sensazione di essere in prima fila sullo schieramento e sapere che si sta per lottare per la vittoria è una pressione che volevo davvero provare di nuovo. Non sapevo se sarei riuscito a tornare al livello e averlo raggiunto è qualcosa di straordinario".

Quali cose pensi di poter migliorare?

"Devo assolutamente migliorare le partenze. Credo che la mia migliore quest'anno sia stata quella della pit lane di Misano”.

Ma perché la partenza è così difficile per te?

"Quest'anno ho iniziato ad avere la leva del freno posteriore sul manubrio e, anche se mi ha aiutato molto, la posizione della leva della frizione è cambiata e ho bisogno di tempo per adattarmi. E' un problema che ho con nella maggior parte delle partenze. Ci sto lavorando molto ed è importante migliorare perché mi risparmierà lo sforzo di dover tornare recuperare nei primi giri. Un'altra cosa che penso di poter migliorare è il modo in cui rilascio il freno. A volte, quando voglio spingere forte all'inizio della gara, rilascio il freno un po' troppo velocemente e questo può mettere in crisi l'anteriore".

E infine, che punteggio ti daresti in questa prima metà di stagione?

"Wow, non è facile, ma penso che mi darei un 7,5. Sarebbe stato un 8, ma non ho ancora vinto una gara, ma spero di darmi un buon motivo per assegnarmi un punteggio più alto a fine stagione".

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