MotoGP, GP Barcellona: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Quartararo e Mir vincono la timidezza e fanno la loro dichiarazione ufficiale al campionato. Rossi non si presenta all'appuntamento, neanche Dovizioso ma per colpa di Zarco

Share


Povero campionato MotoGP, tutti lo volevano ma nessuno lo prendeva. Era arrivato in ritardo, è vero, ma si era messo in ghingheri, anche se il vestito era un po’ stropicciato per la fretta. Rimaneva un bel partito, i pretendenti non mancavano, ma prima o poi tutti si tiravano indietro. A Barcellona Quartararo e Mir hanno vinto la timidezza, in pista hanno formalizzato la dichiarazione e adesso sono loro due a poterlo portare all’altare.

Anche perché Dovizioso ha saltato l’appuntamento, non per colpa sua ma di Zarco. Ha fatto tutto da solo invece Valentino Rossi, che si sarebbe accontentato di un’uscita di una sera, passata seduto sui gradini, del podio.

Chi invece ha le idee molto chiare è Luca Marini, che in Moto2 attacca, non sbaglia e splende di luce propria. In Moto3 ci ha invece pensato McPhee a incasinare il tutto, ne ha approfittato Binder.

IL BELLO – Lo chiamano il Russo, ma alla vodka sembra preferire il Prosecco. Quello che si serve solo la domenica sul podio. Ghiacciato, come i nervi di Luca Marini che a Barcellona ha messo in pratica la prima regola del provetto aspirante al titolo: non accontentarsi. Spietato al punto giusto, ha tolto gli ultimi dubbi sul suo talento, se ancora qualcuno ne avesse.

IL BRUTTO – In una stagione normale essere davanti al team ufficiale Honda sarebbe l’occasione per festeggiamenti pantagruelici, ma al momento l’unica scusa per bere è quella di dimenticare. L’Aprilia si era candidata come la sorpresa dell’anno, tutte le promesse sono state disilluse. Meglio continuare a sperare che rientri Iannone. E soprattutto che in questi mesi di stop abbia imparato come si fanno i miracoli.

IL CATTIVO – Dottor Maverick e Mister Vinales: si lancia una monetina e si scopre se in pista scenderà la versione buona o quella cattiva. Il Top Gun spagnolo a Barcellona non si è neppure staccato dalla pista per decollare, così in difficoltà da credere che la sua Yamaha avesse problemi. Invece, no. A parte l’endemica mancanza di potenza, la stessa che patiscono anche le M1 di Quartararo, Rossi e Morbidelli. Che però si giocavano podio e vittoria mentre Vinales trotterellava a centro gruppo.

LA DELUSIONE – Non vedere mai Joan Mir in qualifica. Sembra scomparire, per poi riapparire la domenica. Un trucco che funziona, ma bisogna migliorare il repertorio perché è l’unico punto debole rimasto.

LA CONFERMA – El Diablo ha lasciato il suo personale inferno di risultati scadenti e cadute, per usare nuovamente il forcone contro gli avversari. Che Fabio Quartararo sapesse guidare era scontato, che se lo ricordasse ancora invece no. A Barcellona si è rimesso in piedi, ha controllato, sofferto, ma soprattutto vinto.

L’ERRORE – Sbagliando impara anche chi non ha più nulla da imparare? Valentino Rossi avrà tempo per riflettere sul dilemma. Le due ‘cappelle’ (definizione del Dottore) di Misano e Barcellona sono diverse nei modi ma identiche nei risultati. Gli è sfuggito il podio, ma ha capito che non è stata l’ultima occasione.

LA SORPRESA – Ha messo a posto la sua spalla, ma soprattutto la sua testa. Erano mesi che aspettavamo Alex Rins e a Barcellona è arrivato, purtroppo troppo tardi per giocarsi un campionato in cui avrebbe potuto essere protagonista.

Fabio Di Giannantonio è l’altro redivivo di giornata. Fino a ora aveva fatto parlare di sé solo per le litigate nel box, preferiamo quando si mette sotto i riflettori per quello che sa fare meglio: andare veloce.

IL SORPASSO – Un premio per la quantità e va a Pecco Bagnaia. Come un salmone ha risalito la corrente, ma gli è mancato il sorpasso decisivo, quello a Miller per essere il miglior pilota in rosso. Si è comunque guadagnato sul campo quel colore per il prossimo anno, va bene così.

LA CURIOSITA’ – Pensavate che questo fine settimana non ci fossero state polemiche nei confronti degli Steward? Sbagliato. È stato Remy Gardner a lamentarsi per essere stato retrocesso di 6 posizioni sullo schieramento per essere caduto con le bandiere gialle. “Sono finito a terra perché le ho viste e ho chiuso il gas nel cambio di direzione fra la prima e la seconda curva. Ho fornito loro i dati della telemetria, ma volevano dare un esempio”. Se negativo o positivo, è da discutere.

IO L’AVEVO DETTO – Pol Espargarò il sabato: “nella seconda metà di gara sarà difficile anche solo stare in piedi”. Lo ringraziamo per la dimostrazione pratica offerta la domenica.

Share

Articoli che potrebbero interessarti