MotoGP, Andrea Iannone e la spada di Damocle doping: e se accadesse a Marquez?

Dal primo prelievo di novembre 2019 all’appello al TAS del 15 ottobre 2020. Nel mezzo mesi di sofferenze, dubbi, paure e problemi. Chi pagherà il conto?

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Un anno con una spada di Damocle che pende sulla propria testa. Ecco cosa è stato questo 2020 per Andrea Iannone fino a questo momento, un autentico stillicidio degno delle migliori sceneggiature hollywoodiane volte a creare tensione con lo scorrere dei minuti, in attesa di un finale che non necessariamente avrà il sapore della ricompensa dopo tanta sofferenza.

Perché come si può etichettare diversamente questo lungo anno di Andrea, se non come un anno di pura sofferenza? Il campione di urine incriminato è stato raccolto a Sepang, nei primi giorni di novembre del 2019 e solo il 15 ottobre 2020 (leggi QUI), dopo una battaglia legale non indifferente, il pilota conoscerà il proprio destino. In realtà gran parte del proprio destino sportivo Iannone lo conosce, perché è stata propria questa vicenda ad influenzarlo. Andrea non ha potuto correre nel 2020, non ha potuto mostrare tutto il proprio potenziale in sella ad una Aprilia che sembra decisamente più veloce di quella della scorsa stagione e dunque non ha potuto crearsi alternative sul mercato.

Aprilia non ha mai abbandonato Iannone

C’è da dire che l’Aprilia ha mostrato un’incredibile legame con il pilota, tanto da voler aspettare fino all’ultimo secondo utile prima di cercare un sostituto per il futuro. Un comportamento encomiabile, ma ci domandiamo cosa sarebbe potuto accadere in una stagione ‘normale’. Iannone è oggettivamente uno dei piloti più talentuosi del paddock, tutti conoscono le sue qualità. Ci sono stati tanti cambiamenti nello scacchiere dei piloti, e ci sono ancora delle selle molto importanti da assegnare. Andrea avrebbe potuto recitare la propria parte, il proprio ruolo sul mercato, in una situazione normale. 

I tempi dilatati che permeano l’intera vicenda doping lo hanno invece estromesso da qualsiasi possibilità. Non è detto che sia un male, perché Iannone ha trovato in Aprilia una Casa che crede talmente tanto in lui da non averlo lasciato mai solo, mentre siamo abbastanza sicuri che altri non avrebbero fatto altrettanto. Eppure il tutto continua ad essere paradossale, perché dopo aver incassato una prima sentenza in cui era riconosciuta l’involontarietà da parte del pilota e dunque la sua innocenza, è arrivata una pena assurda che prevede la sospensione di 18 mesi. 

La WADA vuole affondare il colpo, ma nei confronti di chi?

Poi l’appello al Tas è stato rimandato più e più volte, grazie anche ai buoni uffici della WADA, che sembra intenzionata a non concedere nulla al pilota, quanto piuttosto ad assestare un duro colpo. Poi resta da stabilire a cosa di preciso assesterà il duro colpo, perché di fatto, posta per vera la teoria secondo cui Iannone avrebbe assunto drostanolone in quantitativi minimi per contaminazione alimentare, gli unici a poter essere colpiti dalla inflessibilità della WADA saranno i ristoratori in giro per il mondo dislocati nelle zone limitrofe dei circuiti. I piloti sarebbero costretti a rivedere pesantemente le proprie abitudini alimentari, controllando ogni singola pietanza, analizzandola. Addio feste, addio vita mondana, addio cene nei ristoranti. Una vita a mangiare la colazione al sacco. Fantascienza.

Eppure la situazione è proprio questa e la cosa che fa più male è l’indifferenza anche della Dorna in questa situazione. Andrea Iannone può essere considerato un asset del ‘sistema’ MotoGP. Ha un valore, ha talento, è un personaggio. Può piacere o meno, ma è oggettivamente un pilota che è meglio avere in pista e nel paddock, piuttosto che recluso lontano da un mondo che non sembra interessarsi troppo a lui, senza comprendere quanto possa essere importante riportarlo presto in gioco. Questa attesa di un anno grida vendetta da qualsiasi punto la si guardi. Ha rovinato tutti i piani sportivi di Aprilia, ha quasi messo in ginocchio la carriera di Iannone e sta anche creando un precedente davvero pericoloso. Una squalifica per doping per contaminazione alimentare di 18 mesi (la Wada è andata anche oltre con la sua richiesta, arrivando a 48) crea un precedente difficile da ignorare in futuro. Una domanda sorge spontanea. 

Se accadesse una cosa simile a Marc Marquez? 

La domanda è molto semplice: cosa accadrebbe se Marc Marquez, che in questo momento è a casa a curarsi per tornare in pista più forte che mai, dovesse ordinare un bell’hamburger a casa sua, proveniente da quel nuovo locale etnico che utilizza solo materie di primissima qualità e che si trova in fondo alla strada, salvo poi scoprire di aver mangiato un hamburger con sorpresa al drostanolone incorporato? Un casuale controllo antidoping potrebbe esserci e se dovesse essere verificata da parte di Marquez una infrazione simile a quella di Iannone cosa accadrebbe?

Abbiamo difficoltà ad immaginare Marquez fermo un anno, mentre da innocente consumatore di un hamburger a domicilio, attende di conoscere la data fissata dal TAS per l’appello. Il tutto, fermo restando che con un precedente come quello di Iannone, sarebbe ben difficile immaginare un esito diverso in caso di condanna per il pilota italiano. Siamo cattivi a pensare che nel caso di Marquez, della Honda ed anche della spagnola Dorna, il tutto si svolgerebbe in tempi molto più stretti?

Torniamo dunque all’inizio di questo pezzo. Un anno di sofferenza. La spada di Damocle potrà anche cadere sfiorando il pilota senza colpirlo a morte. Ma questo terribile anno di sofferenza presenterà un conto salatissimo da pagare a tutti gli attori coinvolti. Un brutto precedente, una storia che neanche nel peggior b-movie di Hollywood avrebbero scritto. 

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