Brad Binder: la vittoria del sistema KTM dalla Moto3 alla MotoGP

Il sudafricano ha legato la propria carriera a Red Bull ed al Costruttore austriaco, e dai primi passi nella Rookies Cup è giunto al trionfo di Brno in MotoGP. Un sistema da replicare

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Brad Binder ha vinto il terzo Gran Premio della stagione MotoGP 2020. Alzi la mano chi aveva pronosticato un risultato del genere al termine dei test di Valencia a fine 2019. Se c’è qualcuno che davvero ha la mano alzata, quel qualcuno mente sapendo di mentire. La realtà è che Binder rappresenta la vera sorpresa di questo 2020 e la vittoria di Brno è solo la conferma di quanto si era già visto nelle prime due tappe di Jerez.

Il sudafricano ha ammesso candidamente dopo la vittoria che quando era salito per la prima volta sulla RC-16 l’impatto non era stato affatto dei migliori. Durante i test di Valencia era stato molto lento, era caduto diverse volte mentre cercava di scoprire i limiti della moto e sembrava l’ennesimo pilota destinato ad essere fagocitato da una moto poco amichevole con i debuttanti, come pure con i più esperti.

Ma Binder ha stretto semplicemente i denti, si è presentato a Sepang con una mentalità diversa ed ha iniziato a comprendere come spremere al massimo la moto austriaca ed in generale una MotoGP. Era apparso veloce, competitivo, ma in tanti pensavano che si trattasse semplicemente di un ottimo rapporto tra il pilota e la pista malese. La realtà era però diversa ed anche i test in Qatar l’hanno visto spesso più veloce del ben più quotato compagno di squadra Pol Espargarò, vera punta di diamante per la KTM da quando corre in MotoGP.

A Jerez i primi segnali: un rookie da tenere d'occhio

La vera sorpresa il sudafricano l’ha però offerta a Jerez, quando è stato in grado di mettere sul piatto un passo gara allineato a quello del dominatore di entrambe le tappe spagnole, ovvero Fabio Quartararo. Purtroppo in entrambe le occasioni il sudafricano non è stato in grado di concretizzare un potenziale che sembrava davvero da podio. Per farlo c’è voluta la tappa in Repubblica Ceca, su una pista amica che in realtà ne precede un’altra in calendario ancora più amica, ovvero il Red Bull Ring. 

La cosa davvero interessante da sottolineare riguardo il trionfo di Binder a Brno è il fatto che questa affermazione rappresenta l’apice di un progetto portato avanti con estrema determinazione da KTM per quanto riguarda i piloti presenti nel proprio vivaio. Il sudafricano è legato sin dai tempi della Rookies Cup alla KTM e dal 2015 ha vestito i colori Red Bull associati a quelli di KTM nei vari passaggi tra Moto3, Moto2 ed oggi in MotoGP. 

Non ha vissuto una carriera da schiacciasassi Binder, ma ha vinto un meritatissimo titolo in Moto3 nel 2016 alla sua quinta stagione completa ed in Moto2 ha sfiorato l’impresa almeno due volte. La stagione in cui è stato davvero impressionante, anche a detta di tutti i rivali presenti in pista, è stata proprio quella del 2019, l’ultima in cui KTM ha costruito un telaio per la Moto2, sbagliandolo clamorosamente. 

Binder è stato vincente in Moto2 con una KTM 'sbagliata'

La moto austriaca per la classe cadetta della passata stagione è stata universalmente riconosciuta come un progetto sbagliato, che non ha mai trovato perfetta sintonia con la motorizzazione Triumph. Eppure Binder è riuscito soprattutto nella seconda metà di stagione a guidare oltre i problemi, conquistando vittorie a ripetizione e candidandosi al ruolo di antagonista per il titolo nei confronti di Alex Marquez, altro rookie della MotoGP in questa stagione con ben altre gatte da pelare al momento. 

Che avesse classe cristallina da vendere, era insomma cosa palese. Ma la vittoria di Brno sarà probabilmente l’episodio che aprirà nuovi scenari per Binder, consegnandogli una sicurezza nei propri mezzi che di certo gli consentirà di fare un ulteriore passo in avanti, candidandolo a diventare un pretendente per il podio spesso e volentieri, proprio a partire dalla doppia trasferta austriaca. 

Nel 2021 il trionfo della cantera KTM

Con la partenza di Pol Espargarò verso la HRC, per il 2021 si apre tra l’altro uno scenario ancora più interessante per KTM, portando di fatto al perfetto compimento un progetto che riguarda i piloti che dura da molti anni. La coppia di ufficiali per la prossima stagione sarà infatti composta dallo stesso Binder e da Miguel Oliveira, un altro pilota che da KTM è stato coccolato, allevato e portato avanti negli anni fino a giungere nel momento perfetto in classe regina. 

Se osserviamo tutti gli altri Costruttori presenti in MotoGP, nessuno può vantare una cantera (e vogliate perdonare il furto di un termine calcistico) paragonabile a quella di KTM, unico Costruttore presente in tutte le categorie del mondiale. Ne avevamo parlato ad inizio stagione dopo la tappa del Qatar (leggi QUI), perché sappiamo benissimo che in Moto2 la moto che corre sotto i colori KTM è in realtà una Kalex. Ma che importa, visto che su quella moto corrono talenti che un domani potrebbero ripetere l’impresa di Brad Binder a Brno?

Tutti gli altri Costruttori dovrebbero imparare la lezione di KTM, che ha preso dei piloti talentuosi, gli ha dato l’opportunità di crescere negli anni e di esprimere tutto il proprio potenziale nei tempi e nei modi giusti. Danilo Petrucci nella prossima stagione sarà una sorta di pesce fuor d’acqua in una line up di piloti che sono tutti nati e cresciuti in KTM, ma con la sua enorme esperienza maturata sulla Ducati aiuterà senza dubbio Mike Leitner e soci a migliorare ulteriormente una moto che al momento sta vivendo il periodo di forma migliore da quando è presente in MotoGP. Anche se sospettiamo che il meglio debba ancora arrivare.

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