MotoGP, Caso motori Yamaha: nessuna richiesta all'MSMA per modificarli

Per intervenire sull propulsore servirebbe l'ok dell'associazione. Molti costruttori contrariati dal 5° motore montato da Vinales: sarebbe stato possibile usarlo solo dopo l'11ª gara

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L’affidabilità dei motori Yamaha più che una questione tecnica sta diventando politica. Che i propulsori della M1 abbiano problemi di fragilità non è un segreto: due unità sono state spedite in Giappone per controlli, Rossi e Morbidelli si sono fermati a bordo pista rispettivamente nei GP di Spagna e Andalusia, Vinales ha avuto dei guai in prova e ha addirittura punzonato tutti e 5 i motori.

In MotoGP non si possono modificare i motori per regolamento, lo sviluppo è congelato, e neppure aprire per sostituire delle parti, a meno che non ci siano problemi di sicurezza o si dimostri che il componente che causa i problemi abbia dei difetti di costruzione.

Anche in questo caso, però, è la MSMA a decidere, cioè l’associazione che riunisce tutti i costruttori della MotoGP e, in questo caso, bisogna avere l’unanimità.

Tutti si aspettavano che Yamaha presentasse la richiesta per risolvere il problema, ma da quanto è venuto a sapere GPOne.com, al momento in cui scriviamo non è ancora stata fatta.

Se effettivamente è necessario sostituire una parte del motore per risolvere il problema, l’unico caso in cui sia possibile saltare l’MSMA è che questa sia ’esterna’, cioè che possa essere cambiata senza aprire i sigilli.

Altrimenti bisogna dimostrare che si tratti di un problema di affidabilità e che le modifiche necessarie non incrementino in nessun modo le prestazioni del motore. Per farlo, bisogna quindi mostrare a tutti l’origine del guasto, svelando giocoforza qualche segreto, entrando nei dettagli della parte incriminata.

Del resto, era l’identica cosa che era accaduta alla Ducati quando gli altri costruttori fecero ricorso contro il ‘cucchiaio’. In quell’occasione i tecnici di Borgo Panigale dovettero spiegare nei dettagli il funzionamento di quella parte. Nel caso Yamaha si rivolgesse all'MSMA dovrà quindi mostrare chiaramente il problema, con assoluta trasparenza e la certezza che non abbia nessun vantaggi per avere l’unanimità.

Chiaramente, è molto facile che Yamaha possa  incontrare delle resistenze, soprattutto dopo una partenza perfetta di campionato, con una doppietta nei primi due GP. Inoltre, la maggior parte dei costruttori hanno storto il naso quando hanno saputo che Vinales aveva già punzonato alla seconda gara il suo 5° motore.

Quest’anno, infatti, c’è stata una modifica al regolamento, non essendoci sicurezza su quanti Gran Premi si potranno correre. I piloti di costruttori non in regime di concessioni hanno a disposizione 4 motori per un campionato fino a 11 gare, che diventano 5 qualora il campionato arrivasse fino a 14 gare.

Molti pensavano che fino all’11ª gara non si potesse utilizzare il 5° motore, perché c’è la possibilità che alcuni Gran Premi possano venire cancellati considerata la situazione sanitaria internazionale.

Invece è accaduto e gli altri costruttori hanno storto il naso alla decisione del direttore tecnico Aldridge di permetterlo. Se infatti venissero cancellati 3 Gran Premi, Vinales avrebbe avuto un vantaggio su tutti gli altri piloti (che hanno usato appena due motori, con l’eccezione dei compagni di marca che sono già a quota 4).

Ecco allora che la questione diventa squisitamente politica e Yamaha, oltre a buoni ingegneri, dovrà assicurarsi di avere anche degli alleati in MSMA. Sempre che il problema non possa essere risolto in altro modo, ma Yamaha, da noi interpellata negli scorsi giorni, non ha voluto rilasciare nessuna dichiarazione a riguardo.

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