MotoGP, Marquez: "Se non ci avessi provato non me lo sarei mai perdonato"

"E' la mente che comanda in questi casi. Quando mi sono detto, non ce la faccio, il dolore si è moltiplicato. Questa notte dormirò tranquillo. Il mondiale? Ha lo stesso valore, ma se parlo per me mi piacerebbe avere tutti in pista"

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 Ha sfiorato l’impresa, ma certamente quella provata da Marc Marquez oggi era veramente una mission impossible.

Guidare, anzi correre, a quattro giorni da una operazione causata dalla frattura dell’omero destro, fissato con una placca di titanio, era spingersi oltre le colonne d’Ercole. Viaggiare verso l’ignoto.

Ed era questa la sua paura. Non cadere e rischiare di farsi più male, come qualche inesperto psicologo ha azzardato, quanto, piuttosto, non esplorare i suoi limiti. Non ci avrebbe dormito la notte, non si sarebbe mai perdonato…di non averci provato.

Dov’è che abbiamo già sentito questa frase? La ricordate: Valentino Rossi la ha utilizzata come titolo per un suo libro ed è la summa del pensiero di ogni fuoriclasse. Provarci sempre, arrendersi mai.

“Ci ho provato, quando hai passione per qualcosa ci devi provare, questa è la mia mentalità - sono state le prime parole di Marc, ieri, dopo aver gettato la spugna - Dopo l’operazione sono stato realista e ho voluto capire il mio corpo. Lunedì scorso non vedevo la possibilità di provarci questo fine settimana, ma una volta a Cervera, quando martedì ho iniziato a muovere il braccio, sono riuscito a metteremi la tuta ed ho provato a fare qualche flessione, ho parlato con la Honda: io ci provo, ho detto loro. Abbiamo fatto un accordo: proviamo e poi vediamo. Lo sapete: sono sempre ottimista. Ora posso dormire tranquillo perché so di non potercela fare. Se non ci avessi provato sarei rimasto col dubbio. Parlando con la Honda abbiamo deciso di scendere in pista solo sabato, e quando ho visto che nella FP3 ho fatto 1.37.7 ho detto: ci siamo. Poi nel pomeriggio ho girato in 1.38,5, senza spingere molto, ma alla seconda uscita, forse per il caldo, ho sentito subito che il braccio era senza forza. Mi si era un po' gonfiato e forse si è compresso qualche nervo. E’ stato allora che ho capito che era pericoloso e che non potevo correre. Ringrazio ugualmente tutti: i dottori, il mio fisioterapista ed anche il responsabile medico che è stato cattivo con me facendomi fare 20 flessioni da terra! Ho pensato che era possibile, ma non è stato così. Il mio obiettivo era semplicemente quello di capire il mio corpo. L’obiettivo di uno sportivo è sempre  fare più del cento per cento. E poi io sono ottimista, per me il bicchiere è sempre mezzo pieno…ho provato a capire e a vedere come andava il braccio. Alla Honda avevo detto, andiamo a Jerez ma non so se ce la farò. Quindi ci ho provato, prima la mattina e poi nel pomeriggio: ci ho provato, ed ora posso dormire tranquillo perché so che non potrei correre. Ora cercherò di mettermi a posto per Brno, anche se non sarò al cento per cento. Quello è il primo obiettivo. Il secondo, ovviamente, è il mondiale ed io sono qui proprio mai finché avrò la possibilità di vincerlo".

Fin qui le sensazioni e le emozioni, poi c'è stato il tempo per ricordare l'errore.

"Ricordando la gara di domenica scorsa dico che mi è sembrata corta, e quando ciò accade significa che stava andando bene ed ero felice: mi stavo divertendo tantissimo - ha proseguito - Ho vinto 8 mondiali così, ma la caduta è arrivata quando mi stavo accontentando. Avevo visto Quartararo che era davanti di cinque secondi e sapevo che non sarei riuscito a raggiungerlo. E’ proprio quando ti rilassi che arriva l’errore: l'unica differrenza con il giro precedente è che nonho tagliato il cordolo ma ho solo toccato la linea bianca e mi sono partite entrambe le ruote. Certo, è stato un errore, altrimenti non sarei caduto, ma ho imparato anche questa, ed è esperienza. Ora la cosa più importante è far guarire il braccio”.

Dopo quello che ha detto Alberto Puig, e che noi stessi abbiamo scritto, Marc non ha potuto esimersi dal rispondere alla domanda più importante: il valore di questo mondiale sarà in qualche modo diminuito dal tuo infortunio?

La risposta è stata l'unica possibile, per uno sportivo, con un ma.

"Il valore del mondiale è lo stesso. Se uno si fa male il valore del titolo è lo stesso, sia che lo si vinca con la regolarità o per velocità. Alla fine chi fa più punti ha vinto. Se devo parlare per me mi piacerebbe avere tutti i miei avversari in pista".

Non commentiamo. Avremmo voluto domandare a Marc se i 50 punti di distaccoche ha regalato ai suoi avversari saranno abbastanza per metterli al sicuro, ma le Zoom-interviste non sono democratiche: non puoi guardare negli occhi il tuo interlocutore e chiedergli una risposta.

Ci contentiamo, dunque, come chiosa di una sua frase.

"E' la mente che comanda in questi casi. Quando mi sono detto, non ce la faccio, il dolore si è moltiplicato. Sono onesto cone me stesso. la ment può moltissimo".

 

 

 

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