MotoGP, Il giorno prima degli esami: promossi e bocciati dei test di Jerez

Le MotoGP sono tornate in pista: con il solito Marquez, Yamaha in crescita e una Ducati difficilmente interpretabili. Attenti a Suzuki, bene Aprilia

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Tre ore per sgranchirsi il polso destro, per ricominciare a correre, dimenticando i mesi di pausa forzata. Una boccata di aria fresca per i piloti, verrebbe da dire, non fosse che a Jerez le temperature sono africane e i 60° sull’asfalto sufficienti per cuocere un uovo. Nessun problema, la voglia di MotoGP era troppa e le due sessioni di prove hanno riaperto il sipario, dietro ci sono state tante conferme e qualche sorpresa.


Quali? È il momento di tirare le (primissime) somme.

Honda: ancora (Marc) Marquez-dipendente

L’aerodinamica 2020 è finita in un cestino, non è chiaro se sia stato possibile recuperarne qualche pezzo per farne mascherine o pareti divisorie. Quello che è rimasto uguale a prima è Marc Marquez, il che rende praticamente inutile sforzarsi per gli ingegneri. Primo al mattino, 3° nel pomeriggio, gomma morbida o meno il castigamatti di Cervera ha dimostrato con i fatti che l’operazione alla spalla è solo un lontano ricordo. Niente di nuovo sotto il sole di Jerez.

Per quanto riguarda le seconde linee, il silurato Cal Crutchlow è l’unico che è riuscito a combinare qualcosa di buono. Almeno nel primo turno, perché nel pomeriggio è precipitato a metà (anche un po’ più giù  classifica). Il britannico ha puntato il dito contro le Michelin, che non permettono più di far girare la moto in derapata, ma Marc continua a riuscirci.

Restando in famiglia Marquez, Alex, da debuttante, sta continuando il suo apprendistato, che non sembra essere per nulla in discesa. Mentre Nakagami, anche lui reduce da un’operazione alla spalla che gli ha fatto saltare le ultime gare del 2019, è stato praticamente invisibile.

Yamaha: l’araba fenice studia da campione del mondo

Doppietta al pomeriggio per la futura squadra ufficiale Vinales-Quartararo, mentre al mattino ci ha pensato il vecchio Valentino a salvare la baracca con il 3° tempo. Morbidelli, invece, è sempre rimasto in Top Ten, ma senza il guizzo decisivo. Il bilancio è comunque positivo, il migliore in ottica di marca, il che è una conferma di quanto avevamo visto in Malesia e Qatar.

La M1 è rimasta sempre se stessa (le rivoluzioni non sono cose per i conservatori di Iwata) ma ha smussato gli spigoli. Un po’ di velocità di punta in più (ma non ancora abbastanza), qualche ritocco all’elettronica, la solita fantastica ciclistica. A questo punto, sembra non ci siano più scuse per non puntare al titolo.

Il resto lo potrà fare la rivalità interna, sempre che non crei più danni che altro.

Ducati: in infermeria gli ufficiali, Pramac salva la giornata

Altro che mascherine, nel box della Rossa servono bende. Dovizioso arrivava da un’operazione alla spalla, Petrucci ha sbattuto (causa olio) e si è trovato in clinica mobile. Tutto sommato, poteva andare peggio, Danilo ha saltato solo un’oretta di test e Andrea ha avuto la sicurezza che la spalla regge, senza prendersi troppi rischi.

Alla ribalta, sono saliti allora gli uomini Pramac. Miller, con il contratto da ufficiale già in tasca, è stato il migliore nel mattino (7°), Bagnaia nel pomeriggio (6°). Bene ma non benissimo, con l’attenuante che alla Ducati non è mai piaciuta troppo Jerez (almeno che non la guidasse Lorenzo, a podio nel 2018). L’impressione è che non si potranno aspettare sfaceli nel fine settimana.

E poi c’è il mistero Michelin, nel senso della nuova gomma posteriore. Dovizioso dice di doverla ancora capire, Miller e Bagnaia la promuovono senza se e senza ma. Ai posteri dire chi ha ragione.

Suzuki: pochi effetti speciali ma tanta concretezza

A volte la Suzuki sembra essere invisibile, in ombra rispetto a moto più blasonate ma non per questo più veloci. Poi uno va a guardare i tempi e sbarra gli occhi. La GSX-RR (non è una novità) è cresciuta e con lei Rins e Mir. Alex si è preso il 2° tempo al mattino e poi il 4° nel pomeriggio, proprio davanti a Joan.

I due sono stati pacati anche nelle dichiarazioni serali, ma spesso l’acqua cheta rovina i ponti. Così la coppia spagnola va (rapida) per la propria strada, lasciando ad altri i riflettori. Almeno per il momento. La loro tranquillità potrebbe essere l’arma segreta. Si vedrà.

Aprilia: prove tecniche di rivoluzione

La RS-GP è praticamente un neonato, che ha potuto gattonare per pochi metri e a cui manca uno dei due papà. Eppure è vivace, sgomita e si fa vedere. La giovane età però crea problemi e una perdita d’olio è da mettere in conto. In compenso Alexi Espargarò ci va molto d’accordo e le soddisfazioni sul giro secco non sono mancate. Smith, ricapultato nel ruolo di pilota, ci sta mettendo di più, ma i miracoli non li fa nessuno.

Comunque sia, l’Aprilia ha fatto un salto avanti incredibile, anche se i maligni sostengono che non ci volesse molto a migliorare la vecchia moto. Se sono rose fioriranno, ma si vedono già i primi boccioli.

KTM: niente di nuovo sul fronte austriaco

La corazzata austriaca stenta a prendere il largo, trotterella allegra in acque calme ma senza mai affrontare l’onda giusta. Non l’aiuta la composizione delle sue squadre, con due debuttanti e un buon Oliveira con solo un anno di esperienza sulle spalle. Pol Espargarò tenta l’acuto, ma più di tanto non riesce a fare.

La RC16 è una moto diversa da tutte le altre (per telaio e sospensioni) ma fino a questo momento la sua diversità non ha pagato. Non è una stroncatura assoluta, ma ci si aspettava di meglio.

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