SBK, Ana Carrasco: "Voglio correre in Superbike, ma ho bisogno di tempo"

GIRL POWER "Il titolo in Supersport mi ha cambiato la vita. Arrivavo da delle stagioni complicate in Moto3 con molti infortuni, essere competitiva fin da subito è stato importante".

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I test Superbike di Barcellona andati in scena negli scorsi giorni sono stati sicuramente uno spartiacque importante per la stagione del mondiale delle derivate di serie. Finalmente siamo riusciti a vedere tutti i top team insieme, per la prima volta dopo il round di Phillip Island, e le risposte che Jonathan Rea e Scott Redding hanno dato nella due giorni spagnola sono state davvero convincenti.

Insieme ai piloti della classe maggiore, però, c’era anche Ana Carrasco. La campionessa del mondo SSP300 del 2018 sta girando a Barcellona abbastanza frequentemente in queste settimane di ripresa post Coronavirus e ha potuto osservare in prima linea il lavoro del team KRT Kawasaki, con Jonathan Rea e Alex Lowes. E il suo obiettivo è arrivare in SBK.

“Assolutamente si – ci ha confidato la Carrasco - io voglio correre in SBK ma ho bisogno di tempo e ora devo solo concentrarmi su questa stagione. L’obiettivo è vincere il campionato e se ci riuscirò vedremo se ci sarà l’opportunità di passare in SSP600. Io voglio migliorare ed avanzare sempre di più ma i passi avanti vanno fatti nel momento giusto”. 

Hai parlato di cambiamenti. Il passaggio dal motomondiale alla Superbike è stato sicuramente un momento fondamentale per la tua carriera e poi nel 2018 è anche arrivato il titolo in SSP300. Quanto è stato importante sentirti competitiva fin da subito e vincere un mondiale dopo delle stagioni complicate in Moto3?

“La vittoria di quel campionato nel 2018 mi ha cambiato la vita e mi ha permesso di sfruttare tante opportunità come quella di venire a correre nel team Kawasaki Provec, che è uno dei migliori. Come hai detto, appena entrata in Superbike, arrivavo da delle annate complicate, con tanti infortuni ma tornare finalmente competitiva e vincere delle gare già nel 2017 è stato cruciale”. 

Ana, questo 2020 è iniziato in modo molto strano. Come hai passato i mesi del lockdown e soprattutto quanto è importante essere tornati finalmente in pista?

“Aver passato così tanto tempo in casa è stato strano per me. Noi piloti siamo abituati a viaggiare molto e quindi rimanere nello stesso posto per delle settimane è stato diverso. Mi sono presa questo tempo per riposarmi un po’ perché la mia vita è sempre stata molto veloce. Ho lavorato a casa con la bicicletta e il mio preparatore mi ha consegnato un piano di allenamento settimanale per provare a non perdere la condizione fisica. Mi sono allenata 4 ore ogni giorno ed ora sto davvero bene”. 

Una nuova stagione è alle porte e qualche giorno fa hai presentato su Instagram il tuo nuovo casco da gara dove si può leggere l’hashtag #girlpower e la scritta “Ride like a girl”. È possibile che nei prossimi anni qualche altra ragazza possa arrivare in categorie importanti, come hai fatto tu?

“Sicuramente è possibile, bisogna aiutare le ragazze giovani nella loro crescita e dare loro l’opportunità di entrare nel campionato del mondo. Sicuramente non è facile trovare molte donne capaci di vincere un campionato, perché sono in poche a correre anche nei campionati nazionali. In Spagna stanno cercando il modo di far emergere qualche pilota promettente, utilizzando campionati importanti come il CEV. Io ho avuto l’opportunità di correre gare importanti e spero che nei prossimi anni vedremo più ragazze nei mondiali”. 

Come detto hai presentato il tuo casco su Instagram e, abitualmente, utilizzi molto i social per comunicare con i tuoi tifosi. Lo preferisci rispetto alle iniziative contatto con il pubblico di Dorna durante un weekend di gara?

“No, mi piacciono entrambi. Qui in SBK c’è molto contatto con i tifosi ma quest’anno probabilmente nessuno potrà venire alle corse quindi i social media ci permetteranno di rimanere comunque in contatto con loro e di farli entrare un po’ di più nel nostro mondo”. 

Anche la SSP300, quest’anno, adotterà il format a due gare per ogni weekend. Credi che cambierà qualcosa nella gestione della competizione?

“Non cambierà molto. Io sono molto contenta che si sia optato per la doppia gara perché lo abbiamo fatto anche a Jerez lo scorso anno e per me era stato un buon weekend. La SSP300 non si vede molto in pista e con una doppia gara avremmo la possibilità di fare più chilometri, e poi un campionato con 12 corse è meglio di uno con 6”. 

Foto: dal web

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