Il due tempi resuscitato dall'elettrificazione?

Un progetto australiano di alcuni anni fa (ideato da Basil van Rooyen) sembra aver trovato investitori interessati a rilanciarlo in chiave ibrida elettrica

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Ogni appassionto, soprattutto se ha qualche primavera in più sulle spalle, si emoziona al solo parlare di motori a due tempi. Purtroppo sono andati via via scomparendo ed oggi sono sostanzialmente banditi dalle competizioni e spariti o quasi dalla produzione. Il 2T è stato vittima dell'evoluzione tecnologica e soprattutto delle norme sulle emissioni, che però ora potrebbero invece farlo tornare di attualità.

Di per se è un motore semplice, dal peso molto ridotto e con potenze specifiche molto elevate, ma per enderlo pulito si perdono gran parte delle sue caratteristiche ed i costi di sviluppo lo rendono economicamente poco appetibile. Ci aveva tentato anche Aprilia, con il suo sistema DITHECH, in gado di diminuire drasticamente consumi ed emissioni, tramite l'uso di un sofisticato sistema di iniezione elettronica. Una soluzione, quella dell'iniziezione, che circa 3 anni fa ha adottato anche KTM sui suoi propulsori due tempi destinati all'off road

La notizia di questi giorni è che un progetto di qualche anno fa, sviluppato dall'ex pilota di Formula 1 Basil van Rooyen, potrebbe aver trovato la linfa giusta per passare dalla teoria alla produzione. Il Sudafricano (che vive da tempo in Australia) ha ideato e realizzato una soluzione, basata sul propulsore di una Suzuki Boulevard 800, unito a cilindri e teste Rotax 800. Il risutato è un motore a due tempi, denominato CITS (Crankcase Independent Two-Stroke), la cui caratterisica più importante è legata alla lubrificazione separata tra cilindro e basamento, al fine di ridurre drasticamente le emissioni.

Van Rooyen afferma che il suo motore è più potente, efficiente ed economico di un quattro tempi, ma anche più leggero e piccolo, oltre che più economico anche da produrre. Il motore CITS impiega una coppa dell'olio come un comune quattro tempi per eliminare il 95% dell'olio dal combustibile, che è una miscela in cui la benzina è arricchita solo da una quantità molto contenuta, appunto, dell'inquinante olio. Il sistema utilizza anche l'iniezione diretta, tramite una valvola di bypass.

Un video (ormai di 7 anni fa) mostra ciò su sui si stava già lavorando (eccolo qui), con un prototipo bicilindrico a "V", ma Van Rooyen ipotizza un utilizzo in ambito nautico, con dei V12 che eroghino potenze anche nell'ordine dei 1.300-1.400 cavalli

L'investitore che pare avere intenzione di portare aventi il progetto, vede delle potenzialità di questa tecnologia, legata allo sviluppo di piattaforme ibride, perfette per la mobilità dei prossimi anni, che saranno di transizione verso l'elettrificazione. Una compatta forma di produzione di energia alternativa alle più pesanti e voluminose batterie e con un impatto inquinante piuttosto limitato. Per ora sono ipotizzati utilizzi legati ad ambiti specifici, come quello industriale e nautico, ma chissà, forse potrebbe arrivare al mondo delle due ruote, se dovesse svilupparsi concretamente.

Se siete curiosi, qui potete trovae tutti i dettagli del progetto.

 

 

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