SBK, Redding: “Sono in Superbike per battere Rea e tornare in MotoGP"

ESCLUSIVA - “Mi riconosco in James Hunt, sono fatto così e non ho paura di dire ciò che penso. In SBK mi hanno dato quello che non ho mai avuto prima, ma sono di passaggio. Il Mondiale? Lo vinco io"

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Se la Ducati sogna il Mondiale, il cavallo su cui puntare sembra essere uno solo al momento, ovvero Scott Redding. Al debutto in Australia il portacolori Aruba ha portato per ben tre volte la Panigale V4 sul podio, mentre nei test di Misano ha stracciato tutti i record della pista. Un impatto, quello del pilota britannico, che non è certo passato inosservato, anche se la verità la racconterà solo la pista nel momento in cui si tornerà in azione a partire dal primo weekend di agosto.

Sta di fatto, che ad oggi, Scott ha fatto capire di avere in mano la Rossa e i test di Barcellona sono la conferma del suo potenziale. Dal suo volto trapela fiducia, ma soprattutto la convinzione di avere le carte in mano per battere un osso duro come Rea, che da cinque anni a questa parte sta facendo il bello e cattivo tempo in sella alla sua Kawasaki.

“È senza dubbio bello essere tornati in sella alla moto – ha esordito Scott – qua a Barcellona dovevo rinfrescarmi la memoria, perché è trascorso un po’ di tempo dall’ultima volta che ho corso. Sono entusiasta per il bel tempo, fa molto caldo. Per certi versi non è proprio il massimo, dato che sprechi tante forze, dall’altra parte però ci stiamo allenando per confrontarci con le condizioni che troveremo da agosto in poi”.

Scott, qua a Barcellona la Ducati ha portato tanto materiale. Sei soddisfatto?

“Dobbiamo riconfermare tutto il materiale dopo l’ultimo test di Misano e di conseguenza capire bene cosa ci serve per migliore. Qua in Spagna ho una sella più larga, che mi aiuta a essere più comodo quando guido la moto, consentendomi di fare meno fatica. Tutto sommato sono soddisfatto, anche se le temperature stanno facendo la più grande differenza al momento. Non è facile riuscire a essere costanti con così tanto caldo, soprattutto in relazione all’usura delle gomme”.

Il Mondiale riparte il primo weekend di agosto. C’è grande attesa per la sfida contro Rea. Domanda secca: come si fa a battere un pilota come Johnny, che negli ultimi cinque anni ha sbagliato meno di Marquez?

“È difficile ma non impossibile, penso infatti che Rea non sia imbattibile. Per vincere il Mondiale c’è una sola chiave, ovvero essere costanti. Lui è forte, ha bisogno di ben poche parole dimostrare il proprio valore. È un pilota che se non vince è sempre vicino al gradino più alto del podio. Io di questo ne sono consapevole, ma allo stesso tempo so che devo essere affamato e sereno”.

Scott, sappiamo che sei un appassionato di boxe. A quale incontro del passato potrebbe essere paragonato quello tra te e Johnny?

“È difficile da dire, tra di noi non ci odiamo come loro. Abbiamo una lunga stagione davanti e non dodici round in un match singolo dove bisogna dare tutto quello che si ha dentro. Mi aspetta una battaglia dura contro Johnny. Io però voglio vincere, perché voglio dimostrare di essere un vincente” .

Sei sorpreso del fatto che sia rimasto in Kawasaki?

“Perché avrebbe dovuto lasciare mi chiedo? Se avesse lasciato sarebbe stato stupido. Tipo come se Marc dovesse andare via dalla Honda o Rossi dalla Yamaha. Johnny ha vinto tanto con la Kawasaki, conosce la moto, il team. Per il Campionato sarebbe forse stato bello cambiare, ma di sicuro non per lui”.

Due anni fai hai lasciato la MotoGP, ora in Superbike sei la speranza iridata di Ducati. Te lo saresti mai immaginato?

“È diversa la Superbike. Dico così perché qua ho il materiale per ottenere i risultati che voglio, ma soprattutto una moto vincente, cosa che prima non avevo. Per me è importante che la gente sappia queste cose. Questa occasione non è arrivata dal nulla, perché sono andato a lottare e a vincere nel BSB, per poi arrivare qua. Ma il mio obiettivo non è stare qua. Il mio obiettivo è vincere le gare, diventare campione e magari un giorno tornare in MotoGP con la giusta opportunità”.  

Scott, molte persone apprezzano il tuo essere schietto e diretto. Qualcuno ti paragona addirittura a James Hunt.

Molte persone credono che io sia come lui ed è una bella cosa. Ad oggi molti appassionati seguono un pilota perché è forte e vince. A me di questo non interessa. Io voglio semplicemente essere me stesso, se uno mi ama bene, in caso contrario non me ne frega nulla. A me piace parlare apertamente e dire le cose come stanno, perché questo è il mio carattere”.

È vero che odi i piloti in pista?

“Certo, io mi impongo di odiarli in pista, ma allo stesso tempo ho un buon rapporto fuori dal tracciato. Con alcuni ho condiviso degli allenamenti in bici e anche dei pasti. Quando arrivo nel paddock però è diverso il discorso, perché voglio sconfiggerli. Se poi uno mi batte non è un problema, gli stringerò sempre la mano.  A volte sembra che alcuni piloti sono così amici che vanno pure a dormire assieme, ma alla fine l’unica cosa che conta è il risultato in pista”.

Scott, chi lo vince io Mondiale? Oppure, chi sarà il favorito?

“Io (sorride)”.

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