Moto3, Vietti: "In questo campionato non ci sarà tempo per pensare"

INTERVISTA - "Prendo tutto come una sfida per non disabituarmi alle gare. Un salto in MotoGP alla Miller? Non sarei pronto, le cose vanno fatte per gradi"

Share


Celestino Vietti è il più giovane allievo della scuola di Valentino ma lo scorso anno, grazie alla medaglia di debuttante dell’anno in Moto3, si è guadagnato la prima promozione. Quest’anno, per lui, sarebbe dovuto essere quello della maturità nella classe cadetta, ma il coronavirus ha scombinato un po’ i piani.

Celestino ha passato il lockdown con la famiglia, nella casa non lontano da Torino. “Da un lato è stato liberatorio, ne ho approfittato per tornare dai miei genitori e stare due mesi da loro - ha raccontato il pilota del team Sky VR46 - Mi è piaciuto condividere quei momenti con la mia famiglia. Però appena ho potuto sono tornato a Tavullia e in moto, è stata come la prima volta, me lo sono goduto al massimo”.

Avere corso una gara prima dello stop è stato un vantaggio?

Per me è stato peggio, perché ero caduto. Però da un lato è stato positivo, perché siamo riusciti a raccogliere molti dati e arriveremo a Jerez sapendo già dove lavorare per migliorare. Sarà soprattutto importante concentrarci sui problemi avuti in Qatar per risolverli presto e riuscire a essere più competitivi, in quell’occasione mi è mancato qualcosa”.

Quanto è importante in questo momento essere in una struttura come quella della Riders Academy?

È fondamentale allenarsi con altri, se riparti da solo ti spingi al tuo limite e sei contento. Invece quando entri in pista con piloti forti e arrivi al tuo massimo ma vedi che non basta, allora lì riesci a fare quel passo in avanti in più. Riprendi i meccanismi più in fretta”.

Un pilota perde l’abitudine alla gara?

Personalmente no, perché prendo tutto come una sfida, come una gara, cerco di rimanere in quella mentalità. Quanto arriveremo a Jerez sarà tutto un po’ diverso perché abbiamo fatto la pausa invernale, poi solo l’assaggino di una gara e siamo stati fermi per altri tre mesi. Riprendere tutti gli automatismi non sarà così rapido, ma sto cercando già negli allenamenti di simulare quello che succede in un fine settimana di gara”.

Che impressione hai avuto dal nuovo calendario?

Mi piace e sarà veramente importante la costanza perché il minimo errore potrebbe compromettere la stagione con tante gare vicine. Sarà importante essere sereni e non sbagliare, non ci sarà tempo per recuperare”.

Con quali obiettivi parti dopo essere stato debuttante dell’altro lo scorso anno?

Ero partito pensando che fosse l’anno della maturazione, in cui avrei cercato di non ripetere gli errori della scorsa stagione, migliorando in tutti gli aspetti. Però ora le cose sono più complicate, perché sarà un campionato sprint, in cui non ci sarà tempo, dovrò andare sempre forte. Voglio prendere quello che viene, senza mettermi troppa pressione.

Al titolo non ci pensi?

Si parte per vincere, come tutti. Però pensavo di capire a un terzo di campionato quale fosse il mio livello, ma ora non c’è tempo per pensare, bisognerà puntare solo a fare il massimo, a prescindere dalla posizione. In una stagione normale avrei potuto avere le idee più chiare”.

Come vedi il tuo futuro?

Ho sempre pensato che le cose vadano fatte al momento giusto e per gradi. Il passaggio di categoria va fatto quando si è veramente pronti ed è quello che voglio fare. Andrò in Moto2 quando avrò scoperto tutto della Moto3, sarò veramente veloce e avrò tutto sotto controllo. Magari domani cambierò idea, ma per adesso la penso così”.

Il prossimo anno ti vedi ancora in Moto3?

“Tutto dipenderà da come andrà questa stagione (ride)”.

Nessun pilota resta in Moto3 per difendere il titolo.

Sarebbe importante avere il campione del mondo in pista, il pilota che sa tutti i segreti, se rimanesse il livello si alzerebbe perché tutti cercherebbero di avvicinarsi. È anche vero che la Moto3 è una categoria di passaggio, fatta per imparare, quindi è anche giusto che il campione del mondo salga di categoria, come succede anche in Moto2”.

Un salto alla Miller, da Moto3 a MotoGP, lo faresti?

È una questione personale, devi sentirti pronto di farlo, secondo me a Jack è successo così. In questo momento non mi sentirei pronto, logicamente se mi facessero una proposta del genere vorrei andare subito in MotoGP, ma se mi fermassi a riflettere capirei che farei fatica, col rischio di dovere magari tornare indietro. A quel punto preferirei fare almeno un anno di Moto2 e poi fare l’ultimo passaggio”. 

Share

Articoli che potrebbero interessarti