MotoGP, Dovizioso, Marquez e Rossi: i dolori (senza gioie) del cross

Le discipline in fuoristrada sono un allenamento fondamentale per i piloti della MotoGP, ma a volte richiedono un prezzo molto alto

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Il cross sembra il lato oscuro di tutti i piloti di velocità: pericoloso ma fondamentale per il loro allenamento, ne sono attratti nonostante siano consci dei rischi che questa disciplina comporta. Dai debuttanti in Moto3 ai campioni della MotoGP, non c’è praticamente pilota che non abbia sperimentato gioie e dolori di questa disciplina.

Dovizioso aveva strappato alla Ducati il ‘sì’ per partecipare alla gara del campionato regionale dell’Emilia Romagna a Faenza, insieme a Petrucci. A Borgo Panigale avevano alla fine acconsentito, anche se consapevoli dei possibili pericoli. Ora Andrea è in ospedale a Faenza, in attesa di sapere quanto grave sia il suo infortunio. Del resto, fra dirt track e giornate in pista con moto stradali, non c’è pilota che per allenarsi non si prenda dei rischi.

Marco Bezzecchi, del team Sky VR46, solo pochi giorni fa è caduto mentre faceva cross e si è rotto l’astragalo del piede destro. Qualche mese fa, a marzo, era stato invece Maverick Vinales a passare una notte in ospedale dopo un incidente in fuoristrada, risoltosi alla fine solo con un grande spavento.

La verità è che non esistono ‘intoccabili’ quando si parla di salti e derapate. Lo stesso Valentino ne ha pagato le conseguenze e il suo staff gli aveva (per così dire) proibito di cedere alla tentazione della moto da cross dopo che nel 2017 era caduto nell’atterraggio da un salto rimediando un trauma al torace prima del GP del Mugello. Nello stesso anno, a fine agosto, si era fratturato tibia e perone con l’enduro, dovendo saltare la gara di casa a Misano. Senza dimenticare che nel 2010 si infortunò alla spalla allenandosi con il cross. Da qualche mese, però, è tornato ad allenarsi anche in questa disciplinea.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Lo stesso Dovizioso, crossista fin  da bambino, già nel  2012 si ruppe un clavicola sulla moto da fuoristrada, mentre Marquez, altro appassionato di polvere e fango che non rinuncia a qualche gara in inverno, si fratturò un dito nel 2015 prima del GP di Jerez, ma salì comunque sul podio in quella gara.

Ancora nel 2015 e sulla pista di Faenza, Franco Morbidelli si ruppe tibia e perone e saltò il GP di Silverstone, mentre a novembre Aleix Espargarò non partecipò i test di Sepang di novembre a causa di una botta alla schiena.

Nel 2017 Alex Rins si fratturò un piede e Miller tibia e perone, saltando i test invernali in Malesia. L’anno prima fu Andrea Iannone a presentarsi dolorante al Red Bull Ring dopo una brutta botta al costato rimediato con il cross.

L'anno scorso, fu Jorge Lorenzo a pagare caro l'allenamento sul dirt track: si ruppe un polso e andò sotto i ferri a gennaio, poco prima dell'inizio dei test invernali.

La lista non è assolutamente completa, ma mostra chiaramente come gli infortuni quando si abbandona l’asfalto per la terra non siano una rarità. Dall’altro punto di vista, però, non sembra non ci sia una soluzione.

I piloti del motomondiale non possono allenarsi sulle loro moto e le discipline in fuoristrada sono l’unica soluzione per tenersi in forma impugnando un manubrio, sia flat track o cross. I rischi fanno parte del mestiere ma spesso si pagano molto cari.

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