Harley-Davidson in affanno? Fuori dal listino S&P500, cerca 150 milioni

La Casa che rappresenta il vero mito a due ruote a stelle e strisce è stata esclusa dalla lista dei 500 titoli più affidabili in borsa e non naviga in buone acque. Il nuovo piano strategico basterà a salvarla?

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Harley-Davidson non sta passando il miglior periodo della sua gloriosa storia. La Casa di Milwaukee ha subito profondamente gli effetti della crisi legata all'emergenza Covid-19, ed ora sta cercando la strada per rialzarsi. L'ultima tegola riguarda l'esclusione del titolo in borsa dalla lista Standard & Poor 500, ovvero la lista dei 500 titoli azionari più affidabili secondo una serie piuttosto complessa di indici di valutazione.

H-D era l'unico Costruttore di moto presente in questa ristretta elite, ed oltre ad essere motivo di vanto questa situazione in qualche modo rappresentava anche un'ottima cartina di tornasole per lo stato di salute delle finanze del colosso. Essere esclusi dall'S&P500 non è quindi solo uno smacco, ma anche una notizia molto preoccupante riguardo Harley Davidson, soprattutto se collegata ad un'altra notizia emersa nei giorni scorsi in USA. 

Sembra infatti che la Casa stia cercando di ottenere dai circuiti bancari un prestito di 150 milioni di dollari, che serviranno probabilmente ad attutire il colpo ed a garantire continuità di produzione ad un'azienda che solo sei anni fa aveva una quotazione in borsa di oltre tre volte superiore all'attuale. Nel 2014 infatti, il titolo H-D superava di slancio i 70 dollari ad azione, mentre ieri ha chiuso con un poco promettente 24,55. Se questo valore vi sembra preoccupante, sappiate che nel pieno della crisi legata al Covid-19 si è toccato il minimo storico, sceso a poco oltre i 15 dollari ad azione. 

Lo scenario non è insomma dei più floridi e senza dubbio anche lo zoppicante debutto della Livewire ci ha messo del suo per peggiorare le cose. La prima moto elettrica prodotta dalla Casa di Milwaukee ha infatti avuto un problema alla batteria che ha prima costretto H-D a fermare la produzione per una settimana e poi messo il Costruttore sotto il fuoco incrociato dei media, che hanno cavalcato la notizia salvo poi scoprire che in realtà il problema era circoscritto ad un numero esiguo di veicoli. 

Anche l'attuale mercato, che soprattutto in alcune zone del mondo si dirige verso il successo di piccole cilindrate a prezzi contenuti, non sembra il migliore possibile per Harley, che dovrebbe rinfoltire i ranghi della propria offerta 'entry level'. Se H-D aveva deciso qualche anno fa di prendere una nuova direzione, di tentare di attrarre nuovi potenziali clienti, ora sembra tornare sui suoi passi, con il nuovo piano strategico “Rewire”, che sostituisce il vecchio “More Roads to Harley-Davidson”, rallentando drasticamente questa smania di cambiamento. Una decisione presa proprio subito dopo l'uscita di scena di Matthew Levatich, che dopo ben 26 anni al vertice della Casa americana è stato rimpiazzato da Jochen Zeitz, nuovo CEO (ne avevamo parlato alcune settimane fa). Per cambiamenti epocali quali sembra debbano essere quelli per rilanciare Harley-Davidson ci vogliono tempo, coraggio e soldi. Al momento purtroppo almeno due di questi elementi sembrano mancare, vedremo se il coraggio da solo potrà bastare. Le apsettative si alcuni sono positive, visto che Zeitz ha alle spalle una fortunata avventura con Puma, azienda data per spacciata, che nei 18 anni in cui è stata da lui diretta è invece diventata una “macchina da soldi”. 

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