MotoGP, Calendario ai raggi X: Marquez il favorito ma Ducati e Yamaha incombono

L'ANALISI - Tredici Gran Premi su 8 piste: le statistiche fanno scommettere su Honda e Marc però Dovizioso e Vinales hanno le loro carte da giocare

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Il calendario per il 2020 è nero su bianco: 13 gare su 8 circuiti in sole 18 settimane, un vero e proprio tour de force, e potrebbero aggiungersi ancora Malesia e Thailandia all’elenco. Naturalmente non è possibile lamentarsi, quest’anno si sta vivendo una situazione eccezionale a causa dell’epidemia di coronavirus e riuscire a organizzare un campionato con tanti appuntamenti è già un successo.

I piloti sanno che l’imperativo categorico sarà non sbagliare perché, con tanti Gran Premi in successione, un infortunio potrebbe costare la stagione. Allo stesso tempo, la MotoGP non è una competizione di regolarità, bisogna essere i più veloci e quindi prendersi qualche rischio, altrimenti la vittoria rimane un miraggio.

Strategie personali a parte, viene da chiedersi se questo calendario possa in qualche modo favorire qualche moto o pilota in particolare. Così, senza volere risalire a un passato troppo remoto, siamo andati a guardare chi ha vinto negli ultimi 5 anni sui circuiti che ospiteranno un GP quest’anno.

Qui sotto trovate una tabella riassuntiva.

Fatto il lavoro di archivio, si possono iniziare a tirare le prime somme. Se si prendesse in esame solo il 2019, sembrerebbe un calendario fatto su misura per Marc Marquez. Si avrebbe però la memoria molto corta, se non si ricordasse che quella dello scorso anno è stata una stagione (quasi) perfetta per lo spagnolo. Considerando che ha vinto 12 gare ed è arrivato 2° in 6, con un solo ritiro (per altro sulla pista preferita, Austin) prendendo qualsiasi circuito a caso, Marc sarebbe comunque il favorito.

Quindi bisogna allargare un po’ gli orizzonti e capire quali sono i circuiti più o meno favorevoli alle varie marche.

Si inizierà con Jerez, pista che, non è un segreto, non piace particolarmente a Ducati e poco anche a Dovizioso, ma Lorenzo salì sul podio in Spagna nel 2017. Qui, negli ultimi anni, siamo in casa Honda: una tripletta iniziata nel 2017 da Pedrosa e continuata da Marquez. Il circuito intitolato ad Angel Nieto, però, in passato è stato territorio di conquista di Yamaha e la M1 è sembrata in forma nei test invernali, quindi si potrebbe rivelare un (doppio) GP più combattuto di quanto si possa pensare.

Lasciata la Spagna, si arriverà a Brno, altra pista in cui la Honda è sempre andata bene, ma Dovizioso vinse nel 2018 e le Yamaha sono sempre state a loro agio. Difficile dire chi sarà favorito sulla carta in Repubblica Ceca, mentre non ci sono dubbi quando si parla del Red Bull Ring. La Ducati è imbattuta ed è l’unico circuito in cui Marc non ha mai vinto (benché ci sia andato vicino un paio di volte). La doppia gara austriaca è un jolly che il Dovi non dovrà sprecare, anche perché poi si arriverà a Misano.

Si dice che il fattore campo aiuti i piloti, ma nessuno sembra averlo detto a Marc, che ha vinto 3 delle ultime 5 edizioni del GP di San Marino, mentre nel 2016 fu Pedrosa a vincere con la Honda. Dovizioso, però, arrivò primo nel 2018 e questo basta a dare un po’ di speranza.

Anche perché a Barcellona, la tappa seguente, la situazione è molto aperta, per non dire favorevole a Ducati, ma anche a Yamaha, con Marquez che ha vinto, negli ultimi 5 anni anni, solo una volta sulla pista di casa.

La bilancia pende di nuovo dalla parte della Honda a Le Mans, che ha visto trionfare Marc nel 2018 e nel 2019, ma la Yamaha in Francia è sempre stata di casa. Aragon, invece, è regno di Marquez, con un poker di successi consecutivi iniziato nel 2016. L’ultimo appuntamento, al momento, è a Valencia, dove le statistiche non sono schiaccianti per nessuno. Dovizioso ha vinto nel 2018, Marquez nel 2019, Pedrosa nel 2017 e Lorenzo (sulla Yamaha) nel 2015 e 2016.

Tutto sommato si potrebbe parlare di un  calendario abbastanza equilibrato ma, esaminando i risultati sui vari circuiti, si capisce chiaramente come sia Marquez più che la Honda a fare la differenza.

Inoltre, bisogna tenere presente che il titolo quest’anno non sembra essere una lotta a due fra Marc e Dovi. Dopo qualche stagione di appannamento, le Yamaha sembrano essere tornate competitive e tutti i loro piloti hanno voglia di dimostrare quanto valgono. Con una squadra che può contare i nomi di Rossi, Vinales, Morbidelli e Quartararo, gli avversari hanno poco da stare tranquilli.

Senza dimenticare la Suzuki, che nei test invernali ha fatto faville con Rins e Mir, mentre la Honda ha faticato e non è riuscita a capire se i cambiamenti dell’ultima ora fatti nei test del Qatar rappresentino effettivamente la giusta direzione.

Poi c'è il fattore climatico, se vogliamo così chiamarlo, perché le MotoGP (e le gomme Michelin) sono molto sensibili alle temperature e si andrà a correre su tracciati conosciuti ma in periodi dell'anno diversi rispetto al solito, almeno in alcuni casi.

Più si aggiungono particolari e più aumentano i dubbi. È il bello della MotoGP, sentire sfrecciarle nuovamente sui circuiti di tutto il mondo (pardon, di tutta Europa) sarà ancora più fantastico del solito.

 

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