Monopattini: arriva il primo morto e si apre il dibattito sicurezza

Si agli incentivi ed alla spinta mediatica che ne incrementa l’utilizzo, ma senza casco ed assicurazione. La sicurezza passata in secondo piano torna all’ordine del giorno dopo un incidente mortale

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Statisticamente era una notizia prevedibile, era solo una questione di tempo. Nelle grandi città, insieme alle biciclette, sono infatti diventati le star della mobilità, passando da mezzo “di nicchia” a regola diffusa. Con un numero di chilometri percorsi salito in modo più che esponenziale, gioco forza aumentano anche gli incidenti.

Si arriva così allo scorso giovedì (11 giugno), con lo scontro tra un uomo di 60 anni ed un’auto, a Budrio, nella provincia di Bologna. Nulla di strano, un urto come tanti altri, ma la caduta dal monopattino è di quelle “sfortunate”. Il protagonista batte infatti la testa a terra e le sue condizioni appaiono da subito gravissime. Dopo circa 24 ore arriva la notizia della sua morte, la prima in queste settimane in cui i monopattini sono tra i protagonisti della mobilità “post Covid”. Da quanto emerge il conducente della utilitaria con cui si è scontrato è indagato per omicidio stradale, anche se dovrebbe essere scontata la sua non responsabilità. In quel tratto extraurbano, su una rotonda riservata ad altri tipi di veicoli, un monopattino non sarebbe dovuto nemmeno esserci. Quel che è certo è che da un lato una persona ci ha rimesso la vita, dall’altro un’altra rischia di avere la sua segnata per sempre. L’altra certezza è che questo incidente riapre il dibattito sulla sicurezza di un veicolo apparso solo da poco nello scenario della mobilità, prevalentemente di quella urbana, di cui si parla sempre più spesso.

Chi scrive ne ha uno da tempo, che utilizza sporadicamente, come “tender” quando si porta l’auto dal meccanico o si ritira un mezzo in prova e diventa una alternativa molto comoda allo scomodare qualcuno per “uno strappo” o per evitare lunghi (e non sempre possibili) spostamenti con i mezzi pubblici. Dopo il primo spostamento di qualche chilometro in città la mia reazione è stata quella di reputare il monopattino elettrico il mezzo più pericoloso che avessi mai provato su asfalto (ed ho guidato di tutto in vita mia), insieme ai Quad. La velocità di 20-25 km/h è troppo bassa per circolare insieme ad auto e moto, ma troppo elevata per andarci su un marciapiede insieme ai pedoni.

Poi le ruote piccole si incastrano nelle buche, anche si ridotta entità, portando al concreto rischio di ribaltamento in avanti, dato che generalmente il peso di questi monopattini elettrici è quasi tutto nella zona anteriore, con il motore nella ruota e la batteria nel tubo che supporta il manubrio. Il casco non è obbligatorio e sembra quasi da “sfigato” metterselo volontariamente, mentre degli obblighi assicurativi non se ne parla. Per fortuna da un lato, perché una polizza costerebbe come o più del mezzo assicurato, ma di fatto questo porta ad un incentivo rispetto all’utilizzo di altri mezzi, che invece ne prevendono l’obbligo, magari essere anche più sicuri.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un cambiamento continuo delle regole, nazionali o locali, che sono andate in direzioni anche diametralmente opposte. Alla fine è arrivato un intervento “a gamba tesa” all’inizio della Fase 2 post pandemia, perché è stato reputato che la sicurezza che un monopattino elettrico poteva regalare rispetto al tema dell’epidemia, era più importante di tutto il resto. Le regole ci sono, bisogna avere più di 14 anni per utilizzarli, sono equiparati di fatto alle biciclette per la circolazione sulle varie strade, con lo stesso limite di 25 km/h imposto all’aiuto elettrico presente sulle e-bike. Quanto al casco, è obbligatorio solo per i minorenni, quindi per la fascia 14-18 anni. Regola che appare da un lato simile a quanto visto in passato per i “cinquantini”, che hanno visto prima l’obbligo solo per i minorenni, ma poi fu esteso a tutti. Di fatto imparare dagli errori sembra difficile, perché nuovamente viene fatta differenza, come se la testa di un adolescente fosse più delicata di quella di un adulto.

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