La MotoGP non vuole i giornalisti, ammessi solo i 'paganti' delle TV

Nel protocollo sanitario esclusa la presenza della stampa indipendente, mentre sarà garantita per le emmittenti televisive che pagano i diritti

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La MotoGP si appresta a ripartire, Carmelo Ezpeleta ha promesso il calendario della stagione a giorni e il protocollo sanitario è già stato presentato ai costruttori e alle autorità spagnole, che dovranno dare il bene stare per il primo doppio appuntamento di Jerez, il 19 e il 26 giugno.

Limitare al minimo i contatti, ridurre il personale presente in circuito, mantenere le distanze di sicurezza, sono le parole chiave per potere riprendere a correre dopo la pandemia del coronavirus.

Tutti dovranno fare dei sacrifici, ma qualcuno più di altri. Non ci saranno spettatori sulle tribune, ma nemmeno come avevamo anticipato in tempi non sospetti giornalisti a potere raccontare sul posto il fine settimana di gara. O almeno, non ci saranno quelli della cosiddetta stampa indipendente, scrivano essi per giornali o siti web.

Dorna, infatti, ha deciso che solo le TV potranno mandare sul posto i propri inviati. Facile da capire anche il motivo: le televisioni pagano fior di quattrini per i diritti del motomondiale e vogliono un trattamento privilegiato, cosa che l’organizzatore della MotoGP gli ha concesso. Secondo quanto abbiamo saputo, ogni TV potrà essere presente con 5 persone: due giornalisti, due operatori e un coordinatore.

E tutti gli altri? Dovranno restare a casa e cercare di dare un’informazione la più corretta possibile affidandosi a telefoni e conferenze on line. È facile capire che la libertà di informazione verrà in questo modo compromessa, con il rischio di avere una comunicazione unilaterale e attenta al politicamente corretto, quanto sterile e poco interessante per tutti, appassionati in primis.

Lo stesso problema lo avranno anche i fotografi, in quanto il piano prevede di ammetterne un massimo di 12, che faranno tutto il lavoro sia per le agenzie che per le squadre. Gli altri dovranno rimanere a casa, impossibilitati a lavorare e (quindi) a guadagnare.

Logicamente la MotoGP non può essere la stessa dopo l’emergenza sanitaria che ha investito il mondo, ma viene da pensar male (sperando di non prenderci) e di usare il coronavirus come una scusa per togliersi dai piedi ogni possibile disturbo, come spesso viene percepita la stampa indipendente, e non pagante.

I tifosi, quindi, non solo dovranno accontentarsi di vedere i piloti solo in TV, ma anche di avere una comunicazione filtrata e non libera.

I giornalisti in queste settimane si sono resi disponibili a trovare una soluzione con Dorna, consapevoli della necessità di trovare un compromesso in una situazione difficile e pronti a rinunciare a qualcosa per il bene comune, ma la loro richiesta è rimasta finora inascoltata.

Si sostiene che nei momenti difficili ci sia l’occasione di migliorare il sistema, in questo momento sembra che allora si sia sprecata un’occasione. Per non dire che la si sia sfruttata per risolvere un problema. E il rischio è che non si capisca più la differenza tra i Gran Premi virtuali, a cui ci siamo a malavoglia abituati nelle scorse settimane, e quelli reali.

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