Prova Benelli 752 S 2020: su di cilindrata, ma sotto 7 mila euro

LA PROVA – L’azienda italiana di proprietà cinese si lancia verso cilindrate più importanti, dopo i grandi successi con le 500 cc. La 752 S ha alcune caratteristiche uniche nel suo segmento, ma non è esente da qualche difetto di gioventù

Iscriviti al nostro canale YouTube

Share


Era da alcuni anni che ci chiedevamo quando Benelli avrebbe alzato il tiro, con una moto di cilindrata media, dopo i grandi successi ottenuti con Leoncino e TRK, accomunate dal propulsore bicilindrico in linea da 500 cc. In molti sperano nel ritorno, prima o poi, di qualcosa di “esagerato”, come erano le vecchie Tornado e TNT, per ora però iniziamo a gustarci la 752 S, che esce dal segmento delle “patente A2” con un nuovo propulsore da 76 cavalli.

Resta una moto facile, con sella bassa e ottima bilanciatura dei pesi, anche se la stazza non è il suo asso nella manica: 226 kg sono davvero tanti per il suo segmento di appartenenza e si pagano con un gap in termini di prestazioni e nella dinamica di guida in alcuni frangenti. Di contro l’avantreno è da categoria superiore, qualcosa di ignoto alle sue concorrenti, con una forcella Marzocchi con steli da 50 mm pluriregolabile e pinze Brembo ad attacco radiale a garantire staccate da lode.

STILE TUTTO ITALIANO, POCHE LE CADUTE DI STILE

Tagliamo la testa al toro: Benelli avrà proprietà cinese (il colosso QianJiang produce qualcosa come oltre un milioni di mezzi all’anno), ma la progettazione ed il design sono rimasti italiani e si vede. Lo stile è infatti indubbiamente “il nostro”, con un prodotto che si fa ben guardare ed attira anche gli sguardi di ammirazione quando si è fermi al semaforo. I modelli sviluppati e prodotti in questa “nuova” era italo – cinese, lasciano spazio al gusto ed anche alla storia ultrasecolare della casa di Pesaro, fondata nel 1911. Nell’aspetto la 752 S ha infatti forse il suo miglior asso nella manica, perché a nostro avviso è un gradino sopra le naked di media cilindrata made in Japan. La nuova 752 S si presenta aggressiva, molto spostata verso l’avantreno marcatamente sportivo, ornato dal bel faro, moderno e con la scritta Benelli ben visibile al centro.

La zona centrale ruota invece intorno ai tubi del telaio in acciaio, a cui è “appeso” il cuore pulsante della moto, con i carter grigio scuri che sul lato destro sono parzialmente coperti da una cover in plastica nera, con i grossi tubi del raffreddamento a liquido ben visibili nel loro tragitto tra radiatore e pompa dell’acqua. Radiatore che ha dimensioni abbondanti, solo in parte dissimulate dalla finitura tutta nera, anche per le protezioni in plastica che dovrebbero difenderlo in caso di scivolata. È di tipo curvo e si sviluppa infatti ben oltre gli ingombri di telaio e meccanica.

Dietro al largo serbatoio troviamo una sella in un pezzo unico, con la scritta Benelli termoimpressa e la zona del passeggero che si allunga fino a tutto il compatto codino. Belle le due maniglie che si integrano perfettamente in un design curato e semplice, quasi essenziale. Lo scarico vede una finitura nera opaca per i collettori, con il terminale a tromboncino che sale sotto il codino, dando un tocco di aggressività al look della 752 S. L’elemento che forse ci piace meno della moto è il forcellone costituito da una struttura a doppi tubi, che da un lato è marchio di fabbrica per la casa del leoncino, ma dall’altro è pesante sia sulla bilancia che nel suo design, soprattutto lato destro, dove troviamo la struttura porta targa bassa.

Altro elemento che convince solo in parte è il display TFT che costituisce la strumentazione. Offre poche funzionalità, un solo tasto al manubrio (oltretutto con un collegamento elettrico fin troppo in vista e poco curato) per resettare il parziale o passare da miglia a km. Offre due modalità, con cambio automatico di visione giorno/notte, ma il layout è francamente molto “made in China” e poco italiano, soprattutto nella modalità notturna.

Nel complesso l’estetica è promossa, il mix tra qualche dettaglio economico e “basico” (giustificate dal prezzo) ed altri che invece stupiscono positivamente regala una sensazione gradevole, lasciando più spazio a ciò che si fa apprezzare piuttosto che alle critiche. C’è sempre margine per migliorare, ma siamo già ad un buon livello.

SALGONO LE PRESTAZIONI, MA NON SPAVENTA

Il nuovo bicilindrico in linea ha una cilindrata di 754 cc (alesaggio e corsa sono rispettivamente di 88 x 62 mm). Raffreddamento a liquido, distribuzione a quattro valvole con doppio asse a camme in testa DOHC, doppio corpo farfallato da 43 mm, eroga 76 cavalli a 8.500 giri, con una coppia massima di 67 Nm a 6.500. Si tratta di un’unità che non ha praticamente nulla in comune con il 500 cc di Leoncino o TRK. Che il carattere sia differente lo si evince anche dalla scheda tecnica.

A parte cubatura e prestazioni superiori, il 754 ha un rapporto tra alesaggio e corsa più sportivo, non è un corsa lunga come il fratellino, che offre infatti una bella erogazione ai medi, ma manca un po’ di allungo. Omologato Euro 4, ha il classico comando del gas “a filo”, niente elettronica, riding mode ed altre sofisticazioni elettroniche, il nuovo bicilindrico suona bene, anche grazie allo scarico, appositamente studiato per regalargli una bella voce.

L’AVANTRENO DA LODE COMPENSA (IN PARTE) QUALCHE PECCA ALTROVE

Il telaio della 752 S è a traliccio in tubi tondi di acciaio, con piastre anch’esse in acciaio. Al posteriore troviamo un forcellone sempre in tubi di acciaio, con sviluppo asimmetrico e con mono ammortizzatore centrale regolabile nel precarico molla. Il punto di forza della moto è però l’avantreno, con forcella Marzocchi up-side down con steli da 50 mm di diametro, regolabile in estensione, compressione e precarico molla. Rappresenta una garanzia di stabilità ed efficacia. Offre un’escursione di 130 mm analoga a quella della ruota posteriore, che è di 136 mm, grazie ai 60 dell’ammortizzatore.

“Da grande” anche l’impianto frenante con un generoso doppio disco semiflottante da 320 mm all’anteriore, abbinato a pinze monoblocco radiali a 4 pistoncini ed ABS. Dietro troviamo invece un disco singolo da 260 mm. Il telaio in acciaio e le soluzioni tecniche adottate non sono certo studiate per rendere la 752 S una peso piuma, visto che la massa in ordine di marcia è di 226 kg. Parliamo di qualcosa come circa 30-40 kg in più di una Yamaha MT-07 (182 kg) o di una Suzuki SV650 e Kawasaki Z650 (197 kg la prima, dieci in meno la seconda), tanto per fare alcuni esempi. Tanti, tantissimi visto che, con le opportune differenze e considerazioni, va a scontrarsi proprio con queste moto, che appartengono allo stesso segmento.

PIACEVOLE ED UNICA NEL SUO SEGMENTO, IN POSITIVO ED IN NEGATIVO

Sali in sella e ti trovi subito a tuo agio. Il manubrio è largo e regala la sensazione di avere tutto sotto controllo, la sella è bassa (810 mm) e consente un ottimo appoggio dei piedi a moto ferma. Semplice ed essenziale il quadro di comando, con la sola aggiunta del tasto “Set” sul blocchetto destro. Buona la leggibilità della strumentazione, in tutte le condizioni, ma restano le nostre personali considerazioni su un aspetto ed una completezza delle informazioni che non ci convincono al 100%. Non manca però il rapporto inserito e le informazioni di base ci sono tutte, consumi a parte.

Acceso il motore ci si confronta subito con uno stacco frizione un po’ strano e “scorbutico”, ma andando decisi e dopo averci preso la mano funziona tutto a dovere. Anche la leva non è regolabile, a differenza di quella del freno. Elettronica non pervenuta. Oltre all’ABS è tutto “vecchia scuola”, ma in questo segmento è ancora la regola, con il controllo di trazione ed altre dotazioni che sono ad oggi destinati ai modelli di cilindrata più elevata. Scelta italiana per la gommatura di primo equipaggiamento, le ottime Pirelli Angel, che consentono di ottenere il massimo dalla ciclistica, anche grazie ad un generoso 180 al posteriore.

La 752 S nella guida convince, sia per facilità che per efficacia, a patto di non esagerare. Se invece lo volete fare, alzando l’andatura (anche di parecchio), l’avantreno è nettamente migliore di qualsiasi concorrente. Va però adottato uno stile di guida tondo e fluido e sperare di non trovare un fondo troppo sconnesso, perché altrimenti il peso ed il mono posteriore che non è sui livelli della forcella, mettono in crisi l’assetto. Il mono posteriore è poco frenato ed è facile metterlo in crisi se non si tengono presenti i suoi limiti. Ottima anche la frenata, con il doppio disco che garantisce tanta potenza e una discreta modulabilità, messa in crisi solo da un ABS un pelo invasivo sui fondi a bassa aderenza. Il motore ha un bel carattere, una erogazione corposa anche ai bassi ed è molto lineare. Vibra solo ai medi, ma poco, ed ha un’ottima “voce”, che accompagna la guida con una colonna sonora molto piacevole.

La potenza e coppia sono allineate a quelle delle rivali, ma la Benelli 752 S offre qualcosa in meno come prestazioni, pagando un peso nettamente superiore e una rapportata piuttosto lunga. In conclusione la 752 S è una moto adatta anche ad un pubblico di neofiti, soprattutto per la sua facilità di guida. In questo non spaventa il peso ingente, che grazie alla sella bassa ed all’ottimo bilanciamento non si fa sentire praticamente mai. Si paga invece un po’ in prestazioni, con il bicilindrico che si fa anche più assetato della concorrenza perché occorre tirargli più il collo, mentre peso e mono posteriore impongono una guida tonda e “di mestiere”, per evitare di trovarsi con il posteriore che “pompa” facendo ondeggiare la moto. Resta intuitiva anche al limite, ma di certo non alla portata di tutti, in questo caso.

IL PREZZO ED I CONSUMI

Per la nuova Benelli 752 S sono due le colorazioni disponibili, con il verde oltre a questa aggressiva finitura nera. Il prezzo è interessante ed allineato con la concorrenza, visto che il listino è fissato appena sotto i 7 mila euro, a quota 6.990. Quanto ai consumi, sono buoni con una guida turistica, dove si riesce anche a fare meglio del dato dichiarato, di 5,9 l/100km, mentre si sale anche oltre si strizza la manopola e si cercano andature più sostenute. Nella media abbiamo replicato il medesimo valore del dichiarato (circa 17 km/l). L’autonomia resta sempre buona (245 km dichiarati), dato che il serbatoio è da 14.5 litri.

PIACE - Facilità di guida, avantreno da lode

NON PIACE - Peso elevato, mono posteriore, stacco frizione

Ha collaborato Gianluca Cuttitta

ABBIGLIAMENTO UTILIZZATO

Casco: Arai Chaser-X League Italy

Giacca: Spidi

Pantaloni: Spidi J-Tracker

Guanti: Spidi

Scarpe: Stylmartin Sector

Share

Articoli che potrebbero interessarti