MotoGP, Rossi: "Scelsi Yamaha per dimostrare che ero io a vincere non la Honda"

“È come se Hamilton lasciasse la Mercedes per la McLaren. Ho fatto più di quanto mi aspettassi. Ora ci sono giornate che mi regalano più gusto rispetto a quando vincevo 12 gare di fila”

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Nel giorno della Festa della Repubblica, su Rai 1 è andato in onda in prima serata “Non Mollare Mai - Storie Tricolori” charity show condotto da Alex Zanardi. Tanti i campioni che sono intervenuti durante l’appuntamento come Federica Pellegrini, Alex Del Piero e Charles Leclerc. Tra questi è stato presente anche Valentino Rossi.

Per l’occasione il Dottore ha parlato di come ha vissuto questi ultimi mesi particolari: “Non sono andato in moto per un lungo periodo – ha dichiarato il 46 – adesso invece siamo tornati a una vita molto meno noiosa rispetto a prima”.

L’attenzione di Zanardi viene poi concentrati sugli esordi del pesarese in pista: “Il mio sogno era quello di vincere, ma nemmeno io sapevo cosa aspettarmi – ha commentato Vale – personalmente posso dire di avere fatto più di quanto mi aspettassi e sono contento”.

In questi vent’anni di carriera Valentino ha saputo poi fare parlare di sé per i suoi festeggiamenti in pista, che per l’occasione vedevano coinvolto il proprio fan club: “Quelli sono stati degli scherzi che però sono piaciuti moltissimo alle persone – ha ricordato - abbiamo fatto conoscere il motociclismo a nonni e bambini e a tutti coloro che magari non lo seguivano. Quelle scenette riuscivano bene perché naturali, dato che si  toglieva quel peso di prendersi sul serio, che forse a volte regna negli sport. Era giusto per farsi una risata”.

Nella lunga carriera di Rossi non sono mancati poi i rivali, tra cui spicca Stoner. Memorabile rimane ancora oggi quel sorpasso al Cavatappi di Laguna Seca: “È stato uno dei sorpassi più belli della mia carriera – ha ricordato -  in quel GP con Casey ci siamo passate tante volte, tipo 5 volte dopo nemmeno tre giri. Il problema è che rimanevano ancora 27 tornate da disputare e io non sapevo come sarebbe finita (sorride)”.

Per Rossi da una parte c’è la gioia della vittoria e dei trionfi, dall’altra non sono poi mancate le delusioni: “Ho avuto una prima parte di carriera dove ho vinto molto, cosa che pochi campioni hanno fatto – ha sottolineato - il dopo invece, ovvero gli anni più duri, dove ho vinto meno e ho avuto maggiori delusioni, mi hanno però regalato giornate che mi hanno dato più gusto rispetto a quando vincevo 12 gare di fila”.

Impossibile dimenticarsi poi quella che è stata la sua esperienza in Honda: “Ero un condannato a vincere. In quegli anni molti dicevano che vincevo solo per la Honda. Se non vincevo 2 gare mi davano del finito”. Ecco allora la scelta di puntare sulla Yamaha:  “Quella è stata una soddisfazione, ho fatto una scelta da vero matto. È come se Hamilton lasciasse la Mercedes per correre con la McLaren. In Honda pensavano fossi matto quando decisi di sposare il progetto Yamaha, ma alla fine ho dimostrato che non vincevo solo per la moto”.  

L’ultima battuta riguarda invece lo spirito agonistico in pista: “Avere la cattiveria agonistica è nel DNA di un vincente, perché ti permette di fare la differenza nei momenti cruciali tra un pilota forte  un campione. Se sei un politically correct hai magari più vantaggi a lungo termine”.

 

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