Prova Kawasaki Z650 2020: è sempre lei, ma rinnovata e più moderna

LA PROVA – Estetica e tecnologia, qui si concentrano le novità dell’ultima Z650. Invariato il motore, Euro 4 con 68 cv e 64 Nm, come invariati sono la facilità ed il piacere di guida

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Euro 4, questione di attualità, più ancora di quando la nuova Z650 è stata presentata. L’inevitabile flessione del mercato causa Covid porterà infatti ad arrivare a fine anno con i magazzini ancora pieni di motociclette Euro 4, che da inizio 2021 (in teoria) saranno immatricolabili come fine serie, con limitazioni piuttosto stringenti. Tutte le case stanno pertanto chiedendo lo slittamento di un anno di questo termine, cosa che, se confermata, allungherebbe la vita a moto come questa. Scelta che si rivela quindi più furba del previsto, dato che in questo caso questa Z650 raddoppierà la sua carriera, almeno in questa versione “intermedia”, che se non ha ancora l’omologazione, è praticamente già pronta per il passaggio ad Euro 5. Invariata la ciclistica ed il motore (ritoccato solo lo scarico ed altri dettagli), le novità si concentrano nel look, con un rinnovato frontale che ruota intorno al nuovo faro a led e sul fronte tecnologico si fa apprezzare la nuova strumentazione “connessa”.

SUGOMI E LED

Sugomi è il termine che identifica il look in casa Kawasaki. Tradotto letteralmente potrebbe significare cattiveria (o anche imponenza e inquietudine), proprio quello che i designer vogliono esprimere con linee tese, spigolose e con quell’aspetto un po’ da “teppista” delle varie Z. Uno stile su cui ha puntato forte la Z1000 per prima e che ora arriva anche sulla sorella minore, con l’occasione del debutto dell’illuminazione a LED, che ridisegna il faro anteriore. Se le novità maggiori sono proprio per faro e cupolino, la cifra stilistica trova poi conferma anche nei nuovi fianchetti. Indubbiamente la nuova Z650 è più aggressiva, con il tipico stile Kawasaki che divide in parte il pubblico tra chi lo apprezza e chi invece lo trova eccessivamente giapponese e poco europeo, o meglio ancora poco italiano.

Questione di gusti, ovviamente. A cambiare sono poi alcuni elementi affinati, come la sella, che guadagna dai 5 ai 10 mm di imbottitura per il passeggero, a seconda della zona (rispettivamente al centro e sui lati), oppure lo scarico, con collettori ridisegnati e catalizzatore di dimensioni maggiori, per ridurre le emissioni e per prepararsi la passaggio ad Euro 5. Oltre al look, la più grossa delle novità è però il nuovo quadro strumentazione, un display da 4,3” TFT personalizzabile e connesso, grazie alla presenza del bluetooth che consente attraverso l’app Rideology di colloquiare con il proprio smartphone, sia per impostare alcuni parametri, ma soprattutto per raccogliere informazioni sui propri viaggi.

MOTORE AFFINATO PER PREPARARSI ALL’EURO 5

Apparentemente il motore è invaiato, in realtà ad Akashi hanno lavorato per preparare il bicilindrico parallelo da 649 cc al passaggio “indolore” all’Euro 5. Ormai ci siamo abituati, le norme sempre più severe obbligano a sforzi ingenti per mantenere invariate le prestazioni dei propulsori, soprattutto se non si decide di percorrere la strada di un aumento di cilindrata. Così quello che può sembrare un motore identico, in realtà è più tecnologico ed affinato (e purtroppo per l’acquirente questo ha un costo che in un modo o nell’altro finisce per ripercuotersi sui prezzi di vendita delle moto). Nel caso della Z650 per ora si è lavorato su aspirazione e scarico. La prima vede nuovi condotti tra corpi farfallati ed airbox, per quanto riguarda lo scarico invece sono stati maggiorati il catalizzatore e modificate le forme dei collettori.

Anche il silenziatore ora è più corto e tutte le modifiche rendono l’erogazione più corposa e appagante. Invariati i dati, con un picco di potenza di 68 CV a 8.000 giri e una coppia massima di 64 Nm a 6.700. Invariato anche il suo carattere, come vedremo alla guida, che rende il sei e mezzo perfetto per approcciarsi al mondo delle due ruote, grazie alla sua erogazione molto lineare. Le prestazioni consentono però anche a chi è più smaliziato di divertirsi senza troppi rimpianti. E poi il fatto che sia una delle unità più gettonate per fare da base a modifiche ed elaborazioni (una su tutte la Paton S1-R 650 Lightweight vittoriosa al TT), lascia intendere la sua affidabilità e la possibilità di “strizzarlo” per ottenere qualche cavallo in più senza timori, all’occorrenza.

PESO CONTENUTO E VOGLIA DI CURVE

Per essere una entry level (ma non diteglielo, perché potrebbe offendersi), la Z650 è una di quelle più divertenti nel misto stretto. I meriti vanno ad una ciclistica collaudata e ad un peso contenuto, con soli 188 kg in ordine di marcia. Lo stile Sugomi nasconde soluzioni classiche e semplici, ma proprio per questo efficaci, come il telaio in tubi di acciaio, con il motore “appeso” e che funge da elemento stressato, contribuendo al contenimento del peso complessivo. La forcella è di tipo tradizionale (non rovesciata) con steli da 41 mm, al posteriore troviamo un monoammortizzatore regolabile nel precarico. Ottimo il sistema frenante, che vede la presenza di un doppio disco semiflottante da 300 mm all’anteriore, con disegno wave e morso da pinze a doppio pistoncino, mentre al posteriore ne troviamo uno da 220 mm. La gommatura vede all’anteriore un 120/70 ed al posteriore un 160/60, con cerchi a 5 razze da 17” che calzano di primo equipaggiamento delle Dunlop Sportmax Roadsport 2 di serie.

IN SELLA È FACILISSIMA, MA NON TEME DI ESSERE STRIZZATA E MALTRATTATA

Potremmo definirla un compromesso perfetto, tra le esigenze di chi sale per la prima volta in moto e quelle di chi invece è un po’ più smaliziato e desideri qualcosa di facile e poco impegnativo, senza voler rinunciare a divertirsi. Che sia facile e maneggevole è evidente anche solo sedendosi in sella. Posta a soli 790 mm da terra (ma per chi lo desidera esiste la sella optional 30 mm più alta), offre un appoggio perfetto dei piedi da fermo, anche per chi ha una statura sotto al metro e 70 (anche meno). Come dire, è perfetta anche per una donna minuta, mentre chi si sente un po’ “incassato” dietro al serbatoio potrà optare per la sella alta. Il manubrio largo e le pedane in quel caso offriranno anche una triangolazione più comoda per i più alti, ma anche così, una volta che le si sono prese le misure è una moto che consente una guida naturale ed intuitiva.

Fatte le prime curve la si inizia ad apprezzare per quella leggerezza da bicicletta che offre, scende in piega e danza nei cambi di direzione in modo davvero facile, con una maneggevolezza da lode. Sul misto stretto si tiene così il ritmo di moto con una cavalleria decisamente superiore, affrontando le curve ad andatura sostenuta senza alcun timore. Salendo appunto con l’andatura si scopre il pregio principale della Z650, che nasce per essere facile e non intimorire, ma che se strapazzata e sfruttata fino all’ultimo dei suoi 68 cavalli non mostra il fianco e resta intuitiva e sincera anche al limite. Certo, le sospensioni non nascono per la guida con il coltello tra i denti, ma è molto equilibrata e non si scompone mai al punto da mettere in difficoltà il suo pilota.

Tanta maneggevolezza e leggerezza si paga leggermente in termini di stabilità alle andature autostradali, ma restando sempre in un range di accettabilità. La ciclistica assorbe bene le asperità del fondo stradale, quando non è perfetto, solo il mono posteriore nella guida più aggressiva può mostrare un po’ i suoi limiti, a voler trovare il pelo nell’uovo. Ottime notizie anche sul fronte frenata, che è modulabile ed abbastanza potente, con un intervento dell’ABS che non si fa mai troppo invasivo. La posizione di guida risulta eretta, grazie al serbatoio sagomato e durante la guida offre un buon confort. La sella del guidatore è ben sagomata, ma non troppo imbottita ed è la conferma che la Z650 trova forse il suo unico difetto (sempre che lo sia) in una propensione piuttosto ridotta ai viaggi.

Tra posizione eretta che espone parecchio all’aria, rapportatura corta del cambio e qualche vibrazione agli alti regimi sulle pedane, l’autostrada non è esattamente il suo habitat migliore. Promosso con voti più che buoni invece il motore, che risulta lineare e mai impegnativo, con il vantaggio di essere molto elastico e di non imporre quindi un uso intensivo del cambio. Cambio che ci si può divertire ad utilizzare snocciolando le marce rapidamente quando si guida in modo allegro, godendosi innesti sempre precisi ed una rapportatura corta che consente di trovare sempre in coppia il bicilindrico quando si innesta la marcia superiore, anche senza cercare la zona rossa del contagiri. Al sei e mezzo manca forse quel cambio di carattere “cattivo” che qualcuno potrebbe desiderare, ma ha tanti pregi che compensano questa “lacuna”.

IL PREZZO ED I CONSUMI

Attualmente la nuova Kawasaki Z650 è offerta a partire da 6.790 euro invece del suo listino di 7.090 (con un risparmio quindi di 300 euro), grazie all’estensione della promozione di lancio, che sarebbe dovuta terminare a fine marzo, ma che stante la situazione che si è venuta a presentare è stata estesa fino a tutto il mese di settembre o fino all’esaurimento delle scorte. Stesso prezzo anche per la versione da 35 kW e 58 Nm a 4.700 giri, depotenziata e destinata a chi abbia la patente A2.

La Z650 è disponibile in tre colorazioni, questo Candy lime Green e, con cento euro aggiuntivi Metallic Spark Black oppure Pearl Blizzard White / Metallic Spark Black.

Quanto ai consumi, i 15 litri di serbatoio promettono un’autonomia superiore a 300 km, dato che abbiamo rilevato un dato medio inferiore ai 5 l/100 km, con un 4.3 alla classica andatura autostradale di 130 km/h che replica perfettamente il dato medio dichiarato dalla casa.

PIACE - Facilità di guida, agilità

NON PIACE - Qualche vibrazione

Ha collaborato Gianluca Cuttitta

ABBIGLIAMENTO UTILIZZATO

Casco: Caberg Drift Evo

Pantaloni: Spidi J-Tracker

Guanti: Eleveit Classic

Giacca: Eleveit Vintage

Scarpe: Eleveit Freeride 2.2 Air

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