Spariscono libretto e certificato di proprietà, nasce il DUC

Un documento unico, in sostituzione del libretto di circolazione e del cosiddetto CDP sarebbe dovuto subentrare da tempo. Dopo mille rinvii, l’ultimo causa Covid, dal 6 maggio esiste davvero

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Il DUC (Documento Unico di Circolazione) doveva sostituire già dall’1 gennaio 2020 i due classici documenti legati ad auto e moto: il libretto di circolazione del veicolo (gestito dalla motorizzazione) ed il certificato di proprietà (più comunemente abbreviato in CDP e di competenza dell’ACI). Un parto rimandato a più riprese, che è l’esito di una situazione tutta all’italiana, con due documenti e due enti, a gestire l’anagrafe dei mezzi di trasporto, che ovunque nel mondo è invece unica. La battaglia tra motorizzazione ed ACI è cosa nota quasi a tutti, i disagi ed i costi per automobilisti e motociclisti ne sono un ovvio risultato.

Questo nuovo documento è stato previsto nel Decreto legge n. 98/2017, del 24 giugno 2017 (data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), che ne prevedeva una graduale entrata in vigore da inizio 2019. Il termine è slittato poi ad inizio 2020 ed, infine, ha subito una ulteriore proroga, fino ad arrivare ad inizio maggio. Ora, un po’ in sordina data la situazione in essere, è ufficialmente nato ed andrà gradualmente a sostituire la attuale documentazione per auto, moto ed altri mezzi registrati. I benefici attesi sono quelli di una burocrazia più snella e con una riduzione dei costi legati ad immatricolazioni, passaggi di proprietà ed altri adempimenti collegati. Ci sarà infatti un solo documento (Documento Unico di Circolazione appunto), che riporta quanto ora troviamo in parte sul libretto, in parte sul CDP. Per la parte economica, si parla di poco meno di 40 euro per ogni pratica, per via del risparmio sulle imposte di bollo e sulle pratiche per la registrazione al PRA.

PER ORA È UNA SORTA DI SPERIMENTAZIONE

Ciò che era già indicato nel Decreto Legge e che trova applicazione da pochi giorni, è l’entrata in vigore in modo graduale. Il processo sarebbe dovuto terminare ad ottobre, ora il termine slitta di qualche mese. Ad oggi il DUC è infatti obbligatorio solo per le mini volture (quelle che riguardano i concessionari e le attività di compravendita), le radiazioni per rottamazione e quelle per esportazione. Più avanti inizieranno ad essere sostituiti i due documenti attuali con quello unico, all’atto della prima operazione di aggiornamento, ad esempio quando un’auto o una moto usata cambiano di proprietà. Quello che potrebbe dispiacere a chi era affezionato al libretto originale di un mezzo, con tutta la storia che esso riportava, è che il documento verrà sostituito da uno nuovo, ogni volta che ci sarà un passaggio di proprietà o un aggiornamento. Un po’ come già avveniva con il CDP, che da alcuni anni è anche stato dematerializzato (anche se andava ancora comunque stampato ogni volta che fosse stato necessario un aggiornamento).

UNA BUROCRAZIA CHE CONTINUA AD ESSERE COMPLESSA, SENZA NECESSITÀ

Da un lato si tratta di una semplificazione e di una riduzione dei costi, dall’altro persiste l’anomalia tutta italiana di un doppio ente che gestisce l’anagrafe dei veicoli registrati. Parte dei dati continueranno infatti ad essere della motorizzazione, un’altra del PRA (gestito dall’ACI).

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