Alfa Romeo Barchetta: è lecito sognare?

La 6C è stata cancellata per diventare un progetto Maserati, ma sperare è sempre lecito. Lo facciamo con questo rendering (di Ugur Sahin Design) di una splendida barchetta del marchio milanese

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Tra fusione FCA – PSA, emergenza coronavirus e vicissitudini della casa del biscione, capire qualcosa del suo futuro è tutt’altro che semplice. Di certo sappiamo che è stato uno dei desideri di Marchionne, quello di rilanciare uno dei marchi sportivi italiani più blasonati, che ha dovuto però fare i conti (salati) con la realtà. Prima con una operazione più di immagine come è stata quella legata alla bellissima 4C, poi con Giulia e Stelvio, si è tentato di riportare in auge Alfa Romeo, con grossi investimenti, ma risultati concretamente molto lontani da quanto sperato. La 4C è nel frattempo giunta al capolinea e, quella che doveva essere la sorella maggiore, è diventata un progetto Maserati. La 6C è infatti divenuta la MC20, di cui abbiamo parlato alcuni giorni fa.

A questo punto potrebbe essere lecito pensare che Alfa Romeo potrebbe lasciare il campo delle vetture sportive, soprattutto quelle più estreme a due posti, per dedicarsi alla produzione di auto “normali”, magari mettendo a frutto collaborazioni con gli altri marchi del gruppo allargato che si sta realizzando con la fusione tra PSA e FCA. La speranza però resta, perché la connotazione sportiva della casa del biscione ha un valore ed avrebbe senso mantenerla.

Così quello che ad alcuni potrebbe sembrare solo l’esercizio di stile di Ugur Sahin Design, un designer dei Paesi Bassi, potrebbe diventare un concreto spunto di riflessione. Si tratta di una Barchetta, una vettura aperta che richiama lo stile di Ferrari SP1 ed SP2, oppure dell'Aston Martin V12 Speedster o della Bentley Bacalar. Qui però il parabrezza non è completamente eliminato, a sostituito da due piccoli elementi separati per guidatore e passeggero. Fin qui nulla di particolarmente nuovo o strano.

Quello che colpisce è invece il fatto che nel disegnarla si sia sapientemente mantenuto il “linguaggio stilistico” di Alfa Romeo, con un risultato che complessivamente ci ha colpiti molto e che fa in un certo senso sognare. I richiami non si limitano al logo Quadrifoglio o al look dei cerchi, ma vanno proprio a caratterizzare lo stile della vettura. Quello che potrebbe fare di un sogno la realtà è proprio la necessità di rimarcare l’essenza del brand Alfa Romeo, cosa che con la produzione di una barchetta come questa, seppure magari con una serie limitata, si otterrebbe in modo forte ed efficace. Il tutto sta quindi a capire la sostenibilità economica del progetto, che si farebbe concreta nel caso di riutilizzo di qualcosa di esistente.

Come dire, se sotto le sue bellissime forme si celasse il telaio della cugina Maserati MC20, con il medesimo motore, oppure quello di Giulia e Stelvio Quadrifoglio, opportunamente ritoccato, la cosa si farebbe interessante. Il V6 sovralimentato da 2,9 litri da 510 cavalli sarebbe una ottima base di partenza, ma potrebbe anche essere un primo esperimento per salire di prestazioni con una elettrificazione, che poi potrebbe arrivare a modelli di produzione. Ci piace sognare, lo sappiamo, ma chissà che a Torino qualcuno non si sia già fatto gli stessi ragionamenti.

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