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Roccoli: "Io come Rossi, corro finchè mi diverto"

"Una stagione con meno gare può aiutarlo. Nel 2013 stavo per smettere, non mi divertivo più, ma l'idea di correre con la MV mi riaccese e tornai a vincere"

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Non poter fare ciò che si ama è difficile, specie quando si hanno tanti progetti in mente pronti ad essere realizzati. Lo sa bene Massimo Roccoli, che in questo 2020 va alla caccia di diversi obiettivi: da pilota vuole conquistare il settimo titolo italiano nel CIV Supersport, mentre da team manager attende il giorno del debutto ufficiale della sua neonata squadra, il team Roc’n’Dea, fondata insieme ad Alex De Angelis e che sarà impegnato nel CIV Supersport300 e nel trofeo Yamaha R3. Purtroppo però la situazione attuale è ben diversa come Massimo sa bene, dato che la sua compagna è tra i tanti medici che stanno combattendo senza sosta l’emergenza Coronavirus.

“Come tutti sono a casa – racconta Massimo - ed attualmente l’emozione più grande al momento l’ho quando vado a fare la spesa. Ovviamente sto continuando ad allenarmi, soprattutto pedalando in casa sui rulli, in attesa di poter riprendere gli allenamenti in modo completo. Spero di poter riprendere a breve l’attività di istruttore di guida in pista, sarebbe un ottimo modo per tornare gradualmente in sella”.

Nella tua carriera hai vinto in una categoria, la Supersport, che negli anni è sempre stata sinonimo di battaglie tra giovani rampanti e piloti esperti quanto rapidi.

“Vero, è sempre stato il tratto distintivo della categoria, sia nel CIV che nel mondiale. Un esempio di ciò è la stagione 2018, in cui ho vinto il campionato avendo come compagni di squadra due giovani come Mattia Casadei e Lorenzo Gabellini, i quali mi hanno dato davvero tanta forza e tanta motivazione”.

I tuoi sei titoli italiani hanno tutti una storia da raccontare, ad esempio i due ottenuti nel 2015 e nel 2016 in sella alla MV Agusta

“Credo che Guidare una MV per un pilota italiano sia sempre una grande emozione, per tante ragioni, e quei successi arrivarono dopo un periodo particolare. La stagione 2013 nel mondiale Supersport non andò come sperato, e pensai di smettere, dato che avevo 29 anni e non mi divertivo più in sella. In seguito mi è arrivata un’offerta per correre nel CIV con la MV, e l’amore per quella marca mi ha spinto a continuare: ho chiuso secondo nel 2014, per poi vincere nei due anni successivi”.

Quello che hai provato nel 2013 credi possa essere simile a ciò che ha spinto Jorge Lorenzo a smettere?

“La benzina di tutto nel nostro sport è un mix di passione e divertimento, e quando questa viene a mancare è difficile trovare anche solo la voglia di fare la valigia, specie per un pilota della MotoGP che deve affrontare 19 o 20 gare l’anno. Lorenzo è un po’ un caso particolare però, dato che dopo il ritiro è tornato subito in pista come tester Yamaha: non è stata certo una falsa il ritiro, ma la voglia di guidare gli è rimasta”.

Qual è invece la tua opinione su Rossi? Credi continuerà nel 2021?

“Personalmente spero corra altri dieci anni, dato che con il suo abbandono l’interesse verso la disciplina potrebbe diminuire, almeno in Italia, un po’ come è stato per lo sci con Tomba o per il ciclismo con Pantani. Una stagione con meno gare come quella attuale potrebbe essere un aiuto per lui, dato che deve confrontarsi con piloti che hanno la metà dei suoi anni”.

Tornando a Roccoli, ti sarebbe piaciuto approcciarti al mondo delle moto in questo periodo? O credi fosse meglio negli anni precedenti?

“Direi che sono contento così. Probabilmente oggi non sarei riuscito ad arrivare dove sono arrivato con le risorse economiche che aveva al tempo la mia famiglia, mentre vent’anni fa c’era la possibilità di ottenere dei risultati anche con pochi mezzi. Correre in moto è sempre costato tanto, e la tendenza non accenna a diminuire”.

Ora potrai vedere la situazione anche con gli occhi del team manager, grazie al tuo neonato team Roc’n’Dea

“Esatto, anche se non abbiamo iniziato nel momento migliore (ride ndr). Io ed Alex speriamo di aiutare i nostri giovani piloti sotto tutti gli aspetti: certamente il nostro plus è quello di poterci allenare in pista con i nostri piloti, cosa che gli altri team manager non possono fare”.

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