SBK, Ducati: un anno dopo, la Panigale V4 paga lo scotto di Bautista

Quelle undici vittorie consecutive messe a segno da Bau Bau si sono rivelate un arma a doppio taglio e a Borgo Panigale il passato inizia a pesare

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Un anno fa di questi tempi c’era una Ducati che brillava in Superbike, a tal punto da non lasciare nemmeno le briciole agli avversari. Impossibile dimenticarsi dell’impatto che ha avuto la Panigale V4, capace di vincere ben undici gare consecutive grazie a un super Alvaro Bautista.

Con il suo stile dolce, che esaltava la percorrenza, lo spagnolo era riuscito a far decollare la Rossa, tanto da seminare il panico e mettere all’angolo un pilota del calibrio di Johnny Rea. Per Alvaro sembrava essere tutto così facile e scontato, poi sappiamo bene qual è stato il finale di quel 2019 con il Cannibale della Kawasaki che è riuscito a mettere le mani sul quinto titolo iridato.

Riavvolgendo però il nasto a un anno fa, a seguito della tripletta messa a segno ad Aragon da parte di Bau Bau (ovvero la terza consecutiva dopo Phillip Island e Buriram), per equilibrare i valori in campo, la FIM aveva tolto 250 giri alla Rossa, la quale passò da 16.350 a 16.100. Inoltre, niente possibilità di accedere alle concession part.

Ecco, da quel giorno la Ducati è praticamente rimasta ferma. Ferma non in quanto a sviluppo, ma nel senso che si vede portare dietro un regolamento legato alla scorsa stagione. È questo uno dei punti che non va del tutto giù a Borgo Panigale, ovvero perché pagare nel nuovo anno un regolamento che fa leva sui risultati di una stagione ormai conclusa e passata?

Sulla questione si è espresso Marco Zambenedetti. In molti pensavano che le difficoltà emerse dalla V4 in rettilineo a Phillip Island fossero legate esclusivamente al peso di Redding, invece l’ingegnere ha fatto luce su un altro aspetto, ovvero giri motore e le concession part congelate ormai da un anno: “I 250 giri in meno influiscono nella misura in cui riduci la potenza e il range di utilizzo del motore, di conseguenza ti limitano in altre parti della pista – ha analizzato - per questo motivo sei quindi obbligato ad arrivare a un compromesso tra i rapporti e la guidabilità. Inoltre, con le concession part congelate, bisogna tenere fermo il lavoro di sviluppo su componenti fondamentali, tipo aribox, mappature e scarico”.

Ad oggi l’unica immagine che ci ha lasciato la Superbike nel 2020 è quella di Phillip Island, una pista che nel tempo ci ha insegnato a prendere i risultati con le pinze, dal momento che i reali valori sono spesso mascherati. Ci manca infatti una sorta di cartina tornasole, rappresentata in particolare dai tracciati europei, dove solitamente emerge il quadro della situazione.

Sta di fatto che qualora il sipario dovesse rialzarsi e la Panigale V4 si ritrovasse nella stessa situazione dello scorso febbraio, qualcosa sarà necessario fare. O Dorna e FIM verranno incontro alla Rossa, oppure a Borgo Panigale dovranno far valere ancora una volta il proprio genio, perché la questione non sembra essere così facile da risolvere.      

 

 

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