De Angelis: “In MotoE sono sportellate, ma non lo facciamo apposta!”

“È colpa del peso: a volte non riusciamo a fermarci, ma lo sappiamo e nessuno si arrabbia.  Insomma sembri un pilota scorretto quando in realtà non lo sei”

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L’abbiamo visto al via praticamente di tutte le categorie, l’ultima è la MotoE. Stiamo parlando di Alex De Angelis, che quest’anno ha inaugurato la sua seconda stagione nella classe riservata all’elettrico con i colori del team Pramac.

Il pilota sammarinese è stato per l’occasione l’ospite del live del giovedì con i lettori di GPOne. Le domande sono le loro.

“Sto trascorrendo questo periodo a San Marino – ha esordito Alex È inutile negare che la voglia di tornare in pista è grandissima, anche perché la MotoE è più divertente di quanto si pensi. Tra l’altro ho avuto modo di leggere l’intervista a Poncharal, capisco bene la MotoE potrebbe essere messa da parte rispetto alla MotoGP, che è la categoria più importante. Magari potremmo però correre su quelle piste dove ci saranno maggiori aperture”.

Nel frattempo si rincorrono le voci sull’inizio della stagione.

“Nella migliore delle ipotesi si cercherà di partire ad agosto, cercando di fare il maggior numero di GP, dato che correre 5-6 gare è un controsenso. Lo dico perché qualora fosse così, vincerebbe il Mondiale chi ha commesso meno errori e non il più forte. Due GP nella stessa pista? Per me sarà difficile mettere d’accordo Case e piloti, anche se non la considero una brutta idea vedere più gare nello stesso circuito”.

Leclerc ha dichiarato che sarebbe interessante disputare due GP sulla stessa pista, ma al contrario.

“Lo facevamo con le minimoto – ha ricordato - Misano sarebbe già pronta visto che all'inizio vi si correva in senso antiorario, mentre per altri circuiti diventerebbe impossibile, per quanto riguarda le vie di fuga. Personalmente mi piacerebbe correre al contrario su una pista come Suzuka o Phillip Island”.

Alex, torniamo a parlare della MotoE. Quanto è cresciuta questo anno?

“Molto! Anche perché abbiamo realizzato dei riscontri cronometrici che in pochi avrebbero immaginato e i distacchi si sono particolarmente ristretti”.

Ci sono però ancora dei problemi da risolvere.

“Uno dei più grossi problemi era legato al surriscaldamento della batteria nel momento in cui entravi in pista. Per evitare tutto ciò dovevi caricare le moto molto prima del via delle prove o della gara. Direi che questo problema è stato in parte eliminato, visto che le temperature sono più basse ora. Parlando invece della guida, la MotoE pesa ancora tanto, ma di sicuro lavorando sull’assetto sono stati fatti dei passi avanti importanti. Per esempio, usiamo molle della forcella impossibili da adoperare sul altre moto. Durissime".

Quanto influisce il peso?

“Ci vuole più attenzione, perché nel momento in cui sei impegnato a sorpassare e per caso vai lungo, con quella moto diventa facile centrare il pilota che si trova davanti a te e finire entrambi a terra. A volte puoi quindi passare per lo scorretto senza però averlo voluto. Noi piloti ce ne siamo accorti, anche se non basta fare attenzione”.

Domanda secca: MotoE e 250: quale scegli?

“La MotoE non sarà mai possibile paragonarla a un’altra categoria fino al momento in cui non avremo più moto diverse, come accade nelle altre classi. La MotoE è l’unica categoria ad avere telai,  molle, sospensioni e freni tutti uguali. Assomiglia più a un trofeo che ad una categoria del Motomondiale”.

Come vedresti i piloti della MotoGP correre su una Moto3?

“Potrebbero esserci delle sorprese, parlo ad esempio di coloro che in MotoGP corrono con una moto satellite e che vedono di conseguenza il proprio valore ridimensionato. Il vincitore penso però rimanga sempre lo stesso”.

Chiaro il riferimento a Marquez.

“Marc è molto bravo, in particolare per i suoi salvataggi, è coraggioso a farlo nelle curve veloci, perché se sbagli rischi di vedere uno degli incidenti più grossi della storia”.

Alex, parliamo per un attimo del passato. Qual è la moto che più di tutte ti è rimasta nel cuore?

“Mi sono rimaste nel cuore la 125cc e la 250cc. Mi è rimasta nel cuore anche la Ducati 1000, quando fui chiamato a sostituire Spies a Laguna Seca. Con quella moto, in quinta e sesta marcia,  le uniche due marce in cui l'elettronica non taglia la potenza, mi sentivo strappare le braccia”.

Nel frattempo sei diventato addirittura un manager.

“Diciamo così, penso sia una bella iniziativa quella lanciata da me e Roccoli, utile soprattutto per portare in pista i giovani, i quali oltre ad assorbire l’esperienza vogliono batterci. Non ci interessa come squadra arrivare al Motomondiale, ma aiutare i ragazzi e fare un qualcosa di importante nel Campionato italiano”.

Rimanendo in tema di moto, quanto sei affezionato alle tue?

“Vi dico una sola cosa. Quando vado in pista con le moto mie l’obiettivo è portare a casa la moto, quando vado con quella del team punto invece a essere veloce.”

Alex, oltre che pilota e manager, anche giornalista.  

“Non sono un giornalista. Ringrazio Sky per avermi concesso questa opportunità, anche se non faccio altro che raccontare a livello tecnico ciò che vedo nei box. Da quest’anno, oltre a MotoGP, avrei raccontato pure Moto2 e Moto3, due categorie dove c’è una maggiore libertà e facilità nel capire il lavoro nei box”.

Una lunga carriera che ti ha chiamato al confronto con tanti piloti. Chi vuoi ricordare?

“Cito Stoner, uno che dopo tre giri di libere al venerdì era già a un decimo dal record del circuito. Solo lui era in grado di farlo. Valentino, invece, mi stupiva per la sua facilità di guida, dato che sembrava andare a spasso, invece era velocissimo. Infine c’è anche Marquez, il più forte, è partito ultimo ed è arrivato primo in passato, inoltre ha centrato il titolo al primo anno in MotoGP”.

Cosa hai provato la prima volta che sei salito su una moto?

“Io ero molto piccolo fisicamente, più della nia età. Ricordo che il serbatoio mi sembrava una vasca da bagno, invece era semplicemente una 125. Spesso ricordo quando, eravamo ad Imola nel 1999, entraiin pista e per la prima volta mi ritrovai al fianco dei piloti che fino al giorno prima vedevo in tv: fu una emozione incredibile".

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