SBK, Superbike in ginocchio: spetta alle Case salvare il mondiale

A marzo il mercato delle due ruote ha fatto segnare una riduzione del 66% e la prospettiva per aprile sfiora addirittura il 90%, ma i manager temono che le Case non si muoveranno

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Inutile girarci attorno. La situazione legata alla diffusione del Coronavirus ha messo in ginocchio il mondo delle due ruote e di conseguenza anche il Motorsport. La Superbike ha disputato un solo round ad oggi, la MotoGP nemmeno quello. Nonostante i rumors che si rincorrono da settimane e i vari tentativi che sta facendo la Dorna per cercare di rialzare il sipario, ci sono grossi punti interrogativi all’orizzonte.

Nell’intervista che ci ha rilasciato ieri, Genesio Bevilacqua ha dichiarato senza troppi giri di parole: “Quest’anno non rivedremo più le corse”. Il team manager Moriwaki Althea ha voluto sottolineare la situazione di incertezza con cui si ritroveranno a fare i conti le aziende nel momento della riapertura. Già, perché investire nelle corse sarà l’ultimo dei problemi nella scala delle priorità. E allora, per provare a salvare la Superbike, sarà necessario un intervento importante da parte delle Case, le quali sono considerati le uniche veramente interessate a  portare le moto in pista. Come? Raddoppiando l’impegno in pista per tenere viva la griglia.  

A tal proposito abbiamo parlato nelle ultime ore con alcuni team manager del Circus, i quali si sono espressi in merito all’idea del patron di Althea. L’idea è di quelle che stuzzica, ma a quanto pare difficile da mettere in pratica. Già, perchè le squadre ufficiali si sostengono attraverso i budget stanziati ad inizio anno dalle Case e il problema è che dopo averli approvati difficilmente questi possono essere ridiscussi. Magari è possibile farlo la stagione successiva, tipo il 2021, ma non questa.

Ecco quindi suonare il primo campanello d’allarme. Secondo le voci del paddock,  c’è poi un altro problema: a marzo il mercato delle due ruote ha registrato una diminuzione delle vendite del 66%, per aprile la prospettiva dovrebbe addirittura avvicinarsi al 90%. C’è quindi un clima di forte incertezza e paura all’orizzonte, dove le Case anziché investire cercheranno di tagliare e recuperare le perdite.

Giusto per fare un esempio, come ben sappiamo Yamaha Motor Europe ha sospeso la propria produzione negli stabilimenti di Motori Minarelli a Calderara di Reno, nel Bolognese, e nello stabilimento di assemblaggio MBK Industrie di Saint-Quentin, in Francia. Fatta questa breve parentesi, bisogna poi fare i conti con i numeri che non mentono mai.

Come ci riferisce uno dei manager contattati: “Per un top team, una stagione nel Mondiale Superbike, ha un costo di circa 6-7 milioni di euro tra spese, ingaggi, personale, logistica e tutto ciò che ne concerne. Schierare altre due moto ufficiali e di conseguenza averne quattro, significherebbe per una Casa un ulteriore aumento dei costi, che potrebbe essere attorno ai due  o anche ai tre milioni di euro. Cosa impensabile ora. Temo e sono quasi sicuro che le Case non si muoveranno in questa direzione, semmai proveranno ad aiutare con dei contributi le squadre indipendenti, che stanno vivendo una situazione certamente non facile. Non dimentichiamoci infine che il marketing è uno di quei settori che per primi sono soggetti a tagli nei momenti di crisi e di conseguenza lo scenario sarà quello”.

Insomma, per salvare questo 2020 della Superbike servirà uno sforzo extra da parte di Dorna, che da mesi è già impegnata per non far affondare la nave. In alternativa, il rischio di un anno senza corse può diventare più concreto di quanto si pensi.   

 

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