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Superbollo: e se il covid-19 lo portasse via?

Una "creatura mostruosa" nata nel 2011, che è l’incubo degli appassionati e che si è divorata più di un miliardo di euro, invece che generare gettito per lo Stato

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Oggi a tutti gli appassionati di auto sportive facciamo fare un salto al 2011, facendogli rivivere una sorta di incubo, per poi tornare a questi giorni ed alle tante riflessioni che si stanno facendo per il rilancio dei vari settori, “post covid”. Era l’estate del 2011, tempo di crisi finanziarie e spread alle stelle, così il governo Berlusconi crea una sorta di mini patrimoniale sulle auto sportive, probabilmente sottovalutandone l’impatto (devastante) e, soprattutto, che qualcuno avrebbe di molto peggiorato questa brutta invenzione. Si tratta della prima versione del superbollo, quella che prevede una ulteriore tassa, oltre al già oneroso bollo (tassa di possesso), di 10 euro a kW per quelli oltre quota 225 (306 cv). Un balzello non da poco, perché se pendiamo ad esempio una “anziana” vettura sportiva da 450 cavalli (pensate ad una Mustang usata – se ne trovano anche a meno di 30 mila euro – oppure ad una delle tante berline / sw nei loro allestimenti più sportivi – se ne trovano anche intorno ai 10 mila euro), oltre al bollo (circa 1.150 euro), si aggiungono altri 1.050 euro.

A pensar bene di far più danni, anziché di rimediare all’errore, ci pensa Monti l’anno successivo, che ne raddoppia l’importo, abbassandone al contempo la soglia di ingresso: 20 euro a kW sopra i 185 (250 cv). Per la vettura del nostro esempio si passa così a 2.900 euro di solo superbollo, oltre 4 mila in tutto. In pratica in cinque anni 20 mila (!!!) euro di tasse per il solo “peccato” di essersi intestati una vettura potente (tralasciamo per semplicità l'impatto della riduzione prevista oltre i 5, 10 ed i 15 anni, rispettivamente del 40, del 70 e dell'85%) . In più c’è pure la scomodità del pagamento separato, per punirvi ulteriormente per essere un “peccatore”. Mentre la tassa di possesso si può pagare con il bancomat senza commissioni, con la domiciliazione bancaria (in Lombardia in questo caso si ha diritto ad uno sconto del 15% sull’importo), il superbollo si paga separatamente dal bollo all’Agenzia delle Entrate con un F24.

L’ESEMPIO NEGATIVO DEGLI EFFETTI DELL’IMPOSTA SULLE BARCHE

Prima di analizzare i nefasti effetti di questa invenzione, facciamo una piccola parentesi sulla seconda tassa che doveva toccare i ricchi, ma che finì per impoverire chi con i soldi dei benestanti ci campa. Insieme all’inasprimento del superbollo (più per amore per l’odio sociale, che per scelta ponderata), il governo Monti introdusse l’imposta di possesso sulle unità di diporto (le barche). Serviva una tassa che colpisse i ricchi, per dare “il contentino” al ceto medio, che era stato duramente colpito dalle misure introdotte dal governo. Il risultato fu tragico, da 155 milioni di gettito previsto ne generò meno di 24, per via della fuga all’estero delle barche (Francia e Croazia, ma anche Grecia, Turchia, Spagna e Slovenia), con un danno da almeno 1 miliardo di euro all’anno sull’indotto che ruota intorno al settore nautico. Dopo un po’ di interventi per correggere il tiro, questa tassa fu abolita a fine 2015, ma ancora oggi ne paghiamo a caro prezzo le conseguenze, perché i tanti che sono scappati all’estero si guardano bene da tornare in Italia.

SUPERBOLLO: NATO PER GENERARE COSTI PER LO STATO

Lo stesso effetto lo si è ottenuto con il superbollo, che ha generato effetti negativi che superano di gran lunga quelli positivi per lo Stato italiano. In questi anni abbiamo imparato a conoscere varie forme di elusione e di furbizie, ad esempio quella di persone che hanno venduto la propria auto ad aziende straniere che poi gliela davano in uso con una targa di altra nazione (falsi leasing), ma il problema più grosso è stata la fuga (nel 2012 e 2013 abbiamo assistito ad una esplosione delle radiazioni per esportazione) e l’allontanamento dalle auto con più di 250 cavalli, che di fatto non si vendono quasi più.

Un patrimonio perso anche sul fronte delle auto vintage e d’epoca, finite all’estero, ma è sul nuovo che si pagano le conseguenze peggiori. Le Associazioni della filiera dell’auto (ANFIA - produttori italiani, ANIASA - autonoleggio, Assilea - leasing, Federauto -concessionari, UNASCA - agenzie), UNRAE - costruttori esteri) stimano una perdita nell’ordine dei 140 milioni di euro annui tra minori entrate fiscali e mancato introito. La perdita maggiore è costituita dall’IVA (quasi 100 milioni), ma ci sono ingenti perdite anche per la tassa di possesso, per l’IPT e non solo.

Questi sono importi che quantificano un danno “diretto”, che in 8 anni di vita del superbollo sorpassa abbondantemente il miliardo di euro, ma poi c’è tutto l’indotto, costituito dalle officine, dal minor gettito sulle accise sui carburanti e molto altro. Si tratta di qualcosa di difficilmente quantificabile, ma sicuramente di impatto superiore al minor gettito diretto per l’erario.

UNA SPERANZA, IL COVID-19 CHE BATTE IL “CANCRO” SUPERBOLLO

La fase storica che stiamo vivendo impone misure eccezionali per cercare di combattere gli effetti negativi sull’economia che il blocco imposto dalla pandemia sta causando. Tra ciò che si può fare in modo facile e senza alcun costo, ma anzi generando un volano positivo, noi ci mettiamo sicuramente l’abolizione del superbollo, nella speranza che ciò che è ovvio e facile, in questo momento diventi fattibile concretamente.

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