MotoGP, Lorenzo: "Dopo il ritiro ero grasso, in futuro vorrei un figlio"

"Ho fatto due o tre mesi di vacanza, ma poi non mi piaceva ciò che vedevo allo specchio. Ho vissuto sempre sotto pressione, ora sono più felice e sereno"

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Come vive un pentacampione della MotoGP nei mesi successivi al proprio ritiro? Jorge Lorenzo lo sta provando sulla propria pelle, e ha raccontato alcuni interessanti retroscena sui social, chiaccherando con il ciclista spagnolo Ibon Zugasti. Il maiorchino attualmente si trova a Dubai, ma sta meditando di tornare a casa, a Lugano. “Dopo la gara di Valencia sono andato al ristorante tante volte – racconta - sia a pranzo che a cena, ordinando tutte cose poco dietetiche come la pizza o gli hamburger: sono arrivato a pesare 68 chili, quando il mio peso forma è 63 o 64”.

I sensi di colpa però, specie per un campione come lo spagnolo, non hanno tardato ad arrivare.

“Sapevo che la vita che conducevo in vacanza non era una vita equilibrata, ma mi stavo godendo il momento, dato che avevo deciso di ritirarmi dalle corse. Ho pensato “Ora mi prendo due o tre mesi di ferie", ma c’è stata una conseguenza ed un risultato. Ho iniziato a sembrare grasso e mi sono detto "Non mi piace quello che vedo”. Non ho pubblicato foto della mia situazione perché avrei potuto incoraggiare le persone a fare lo stesso, ed ho pensato invece di informarle con alcuni consigli sull’alimentazione, ovviamente info di base perché non sono un esperto”.

Così è nata la #JLGETFITCHALLENGE, che non è comunque l’unico pensiero attuale nella mente di Jorge.

“Questa sfida è un fattore molto positivo per me, dato che mi sento in forma, e voglio proseguire anche una volta tornato in Europa. Sto anche imparando meglio l’inglese, guardo le serie in lingua originale e cerco di segnarmi le parole da approfondire. Coronavirus? Ogni giorno rifletto dieci minuti su come evitare il contagio: è una cosa seria e non è vero che colpisce soltanto gli anziani come sostengono alcuni”.

Jorge analizza anche il suo passato, dove la pressione è stata una componente fondamentale della sua vita.

“Sono sempre stato un perfezionista, che sentiva la pressione e voleva da sé stesso il massimo per ottenere determinati risultati: quando ho vinto la prima gara l’obiettivo successivo era quello di ripetermi, così dopo aver vinto il primo titolo, dalla 250 alla MotoGP. Il giorno più bello è stato certamente quello del primo titolo in MotoGP, sono diventato il primo campione spagnolo dell’era MotoGP ed ho toccato il cielo con un dito. Professionalmente parlando sarei potuto morire in pace, ma ora nel complesso sono più sereno e felice”.

Più felice dunque, muovendo i primi passi nella sua nuova vita.

“In questo momento sono uno scopritore. Sto facendo quello che mi piace: qualche anno fa ho iniziato a collezionare caschi e tute dei piloti di MotoGP e F1: devo avere più di 100 pezzi. Poi ho iniziato a comprare auto d'epoca, è una passione. Oltre a ciò vorrei saperne di più sull'economia: sto leggendo dei libri a riguardo, e in futuro lontano mi piacerebbe avere un figlio”.

 

 

 

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