Spagna chiusa al turismo per tutto il 2020: la MotoGP trema

Una delle misure disposte dal governo iberico nella lotta al Coronavirus renderebbe impossibile disputare le 4 tappe spagnole del mondiale, mettendo a rischio tutta la stagione. La speranza è riposta nel vaccino

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La MotoGP è attualmente molto condizionata da quanto accade sia in Spagna che in Italia. La maggior parte dei piloti e delle squadre ha nazionalità spagnola o italiana, ed i due Paesi mettono assieme da soli 6 Gran Premi del campionato. I due Paesi sono quelli maggiormente colpiti in Europa dalla piaga rappresentata dal Coronavirus e secondo quanto ha dichiarato ieri il governo spagnolo, c'è un forte rischio che la situazione renda impossibile disputare le quattro tappe spagnole della MotoGP. 

Una delle ipotesi avanzate e comunicate in conferenza stampa e riprese da Speedweek proviene da Yolanda Diaz, Ministro del Lavoro in Spagna, che contempla la chiusura al turismo fino al termine del 2020 in Spagna : "La Spagna riprenderà le attività turistiche solo se esiste una garanzia di condizioni straordinariamente sicure, sia per i nostri cittadini che per i nostri turisti". 

Una dichiarazione che potrebbe suonare quasi come una condanna per il regolare svolgimento di un campionato organizzato da Dorna, che è spagnola ed ha ovviamente la maggior parte della forza lavoro concentrata proprio in Spagna, per non parlare delle quattro tappe spagnole del mondiale, ovvero Jerez, Barcellona, Aragon e Valencia. Cosa accadrà se anche fosse possibile disputare un Gran Premio in Austria ad agosto? La Spagna potrebbe chiudere i propri confini, magari non in uscita dal Paese, ma potrebbe farlo almeno in entrata. Sarebbe dunque possibile organizzare un mondiale per gli spagnoli, sapendo di non poter rientrare nel proprio Paese, o almeno di non poterlo fare a condizioni 'normali'?

Ci potrebbe essere l'imposizione di quarantene forzate al rientro ed a questo punto prende forma un'altra ipotesi, ovvero quella di uscire dal Paese sapendo di non metterci più piede per almeno 4 mesi, per l'intero arco temporale disponibile da agosto a dicembre per tentare di disputare il maggior numero di GP possibile e recuperare il recuperabile in una stagione ampiamente compromessa, ma non ancora defunta. 

Il punto è che sarà davvero fondamentale per tutti cercare di organizzare anche pochi Gran Premi. Lo sarà per i team, soprattutto per i più piccoli e fragili di Moto2 e Moto3, che in un certo modo costituiscono l'ossatura stessa del Paddock. Sarà importante anche per Dorna, per avere garanzia di poter dare vita al mondiale in futuro, perché dobbiamo ricordare che attualmente Dorna è un asset di Bridgepoint, un fondo che ha interessi economici in tanti ambiti e che probabilmente subirà pesantemente, come tutti, le conseguenze di questa crisi. Se non dovesse essere disputato neanche un GP nel 2020, le proporzioni del problema diventerebbero davvero enormi da gestire anche guardando al futuro. 

La speranza del goverso spagnolo per evitare la chiusura totale al turismo è ancorata alla possibilità che venga trovato un vaccino prima del previsto. Al momento questa sembra letteralmente l'unica scialuppa di salvataggio a cui ci si potrà aggrappare per salvare il presente e probabilmente parte del futuro di questo e di tanti altri sport. 

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