MotoGP, Giacomo Agostini: "Marc Marquez egoista come me, vuole vincere sempre”

"Lorenzo simile a me per la guida, Marc per il carattere e la voglia di vincere. Il primo incontro con il Conte Agusta? Arrivó con 5 ore di ritardo"

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“Il piloti che più mi ricordano me stesso sono Marc Marquez e Jorge Lorenzo”, firmato e contro firmato da Giacomo Agostini che, questo pomeriggio ha risposto in diretta alle domande di giornalisti e appassionati sul profilo Instagram di MVAgusta. 

Entrambi mi somigliano, ma per motivi diversi. Jorge quando correva era preciso ed elegante – ha detto Agostini - Mentre per quanto riguarda il carattere mi rivedo un po’ in Marc Marquez per la voglia e l’egoismo di vincere, tra l’altro Marc ha un gran rapporto con la sua famiglia e mi ha raccontato di aver fatto delle cose che ho fatto anche io”. 

Mettendo in relazione la tua epoca a quella attuale, e più in particolare la tua rivalità con Phil Read e quella tra Marc Marquez e Valentino Rossi, pensi che tra voi e tra loro “scorrano” gli stessi sentimenti?

"Ora le rivalità sembrano più aspre perché c’è molta più comunicazione invece una volta era tutto un po’ più nascosto. Sicuramente grandi amicizie tra piloti non ci sono mai state e sarà sempre così tra chi corre per lo stesso titolo”. 

Come tutti in questo difficile periodo, anche Giacomo Agostini è costretto nella sua casa di Bergamo dove ha da qualche mese allestito un museo “casalingo” (qui il video del giretto che noi di GPOne abbiamo fatto nel giorno dell’inaugurazione) con tutti i cimeli della sua carriera, dai trofei alle moto, dalle tute ai diari che riempiva di informazioni tecniche per prepararsi ad ogni Gran Premio. Hai mai fatto sbirciare qualche diario a dei compagni di squadra?

“I miei diari sono esposti qui nel museo, oggi non esistono più cose del genere perché ci sono telemetrie, dati e i computer. Io facevo il disegno della pista e mettevo le marce, i giri motore e tutti i trucchi. Ero molto geloso dei miei diari, non li ho mai condivisi”. 

Com’è la situazione ora nella tua Bergamo? È una delle città più colpite dal virus e nelle scorse settimane ci sono stati molti momenti difficili. Come stai vivendo questo periodo?

“Bergamo purtroppo è stata molto colpita, ora il contagio sta calando lentamente e speriamo di poter passare questo momento. Questo virus ha messo in ginocchio tutto il mondo, non solo lo sport. È una cosa che nessuno si sarebbe mai aspettato, soprattutto in un’epoca tecnologica come la nostra. Io rischiavo la vita a 290km/h ma lo sapevo, una malattia del genere non puoi prevedere da che parte arriverà”. 

Nel tuo museo ci sono tante delle tue moto e soprattutto le MV con le quali hai fatto la storia del motociclismo. Com’è andato il tuo primo incontro con il Conte Agusta?

“Io ero già campione italiano con la Morini 250cc e in quel periodo MV voleva collaudare un nuovo 3 cilindri. Il Conte voleva un pilota italiano ed io ero pronto, quindi mi sono presentato un pomeriggio alle 16.30 e lui mi ha ricevuto alle 22, un po’ in ritardo. Ricordo che quando sono entrato nello studio lui era sulla sua cattedra e appena mi ha visto mi ha chiesto chi fossi e che cosa volessi, io gli ho risposto che volevo correre con le sue moto e mi chiese se ne fossi capace, allora io gli ho detto di provarmi e il giorno dopo eravamo a Monza. Ad aspettarmi c’era il camion MV con 8 meccanici, non mi sembrava vero, ma vedendo il rettilineo notai dei birilli e mi sembrò molto strano. Il Conte voleva studiarmi, mettermi alla prova e allora ho accettato. Rientrato dalla pista siamo andati in ufficio e mi ha fatto firmare il contratto. Da lì è iniziato la mia storia d’amore e carriera con MV”. 

Quanto è stato difficile passare ad una moto di potenza così diversa?

“In realtà io ero partito con la Morini 175cc, poi sono passato alla 250cc prima di andare in MV, quindi ero abituato ai “salti” di potenza. Oltre a questo, della 350cc di MV ero il collaudatore, quindi me la sono un po’ cucita addosso”. 

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