La MotoGP pensa al dopo Covid-19: Gran Premi ridotti a 3 giorni

L'idea per contenere i costi: un nuovo format senza giovedì e con un turno di prove libere in meno nel fine settimana di gara. I pro e i contro della proposta

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La MotoGP non sta pensando solo a come e quando ripartire, ma anche al suo futuro. La crisi sanitaria provocata dal coronavirus ha forti ripercussioni sull’economia, non solo per quanto riguarda costruttori che partecipano alla massima serie del motociclismo e agli sponsor che investono nel campionato. Come ci aveva spiegato il direttore sportivo di Ducati Paolo Ciabatti in una una nostra recente intervista, la MotoGP dovrà ripensarsi, consapevole che ci saranno meno soldi da spendere.

Questo significherà un probabile abbassamento degli ingaggi dei piloti, ma anche un netto taglio dei costi, a partire dallo sviluppo delle moto, tanto è molto probabile che nel 2021 si correrà con le moto di quest’anno (almeno per quanto riguarda motore e aerodinamica).

Questi due aspetti, però, non sono gli unici sul tavolo delle Case, che si sono riunite ieri per formulare delle proposte condivise. Un altro modo per contenere le spese sarebbe quello di rivedere il format del fine settimana di gara. A oggi, il weekend è spalmato su 4 giorni: il giovedì è riservato alle attività coi media e promozionali, il venerdì alle prove libere per poi concludere sabato e domenica con qualifiche e gare.

Una delle proposte discusse dalla MSMA è quella di ridurre di un giorno la durata del Gran Premio, eliminando il giovedì. In questo caso, tutto il programma sarebbe compattato in tre giorni. Le attività promozionali sarebbe organizzate il venerdì mattina, eliminando uno dei 4 turni di prove libere (2 per Moto2 e Moto3), per poi procedere nei due restanti giorni come al solito.

Il primo risparmio riguarderebbe le trasferte, perché logicamente di risparmierebbe una ‘notte’ di hotel che, moltiplicata per 20 GP e per tutti i membri di una squadra, rappresenta un taglio gradito. L’altro vantaggio sarebbe quello di diminuire i chilometri in pista percorsi dalle moto, cosa che porterebbe a una diminuzione dei costi. Meno chilometri a parità di numero di GP, significa potere usare meno motori, ma anche tante altre parti della moto ‘durerebbero’ di più, oltre al fatto che si diminuirebbero le possibilità di cadute. Dall’altra parte, i piloti avrebbero meno tempo per sistemare la moto per la gara ma, facendo filosofia spicciola, sarebbero tutti sulla stessa barca.

Una soluzione del genere non inficerebbe molto sulla vendita dei biglietti, considerando che il sabato e la domenica sono le giornate più gettonate, al venerdì le tribune sono spesso vuote, ma avrebbe una ricaduta negativa sulle strutture ricettive. Forse, chi si lamenterebbe di più di questo nuovo format, sarebbero le tv. I canali tematici hanno bisogno di contenuti per riempire i propri palinsesti e il giovedì è la giornata migliore per realizzarli, una possibilità che non avrebbero più.

In tempi di crisi, d’altro canto, servono spesso decisioni drastiche per il bene di tutto il campionato. Già primi della crisi sanitaria la Formula 1 stava pensando a un format di questo genere, ora anche la MotoGP lo sta facendo.

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