MotoGP, Morbidelli: "Vorrei rubare a Rossi la capacità di stupire"

"Riesce a fare bene anche quando ha tutto contro. Allenarsi per correre è un incubo, farlo ora non ha senso. Forcada è come Maradona. Un casco per Senna? Quando sarò all'altezza"

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Mentre la stagione continua a procrastinare il suo inizio, proseguono le live sul canale facebook di GPOne e prosegue la sfilata di ospiti. L’ospite odierno è stato Franco Morbidelli, uno dei piloti più in palla durante i test invernali, anche (forse) grazie al suo classico fare calmo e riflessivo, con cui ha risposto alle domande di Matteo Aglio, Marco Caregnato, Riccardo Guglielmetti e degli spettatori.

Qui sopra potete vedere il video integrale della chiacchierata con il Morbido.

“Le mie giornate procedono bene – racconta Franky – anche se stiamo vivendo una situazione fondamentalmente brutta”.

Come stai vivendo questa situazione?

“In questo momento ho cambiato modalità: appena è arrivata la notizia dell’annullamento del Qatar non ero preoccupato, ma poi sono state rinviate tante altre gare così ho iniziato ad allenarmi solo per rimanere in forma e stare bene con me stesso, nulla di super impegnativo perché è difficile ad oggi capire quando inizieremo. Credo sia il momento di raggruppare le energie, cercando di passare dei bei momenti insieme alle persone che ti circondano, in attesa di capire quando si ripartirà. Allenarsi in un certo modo per prepararsi ad una gara è un incubo, quindi farlo per nulla ti logora e basta, non ne vedo il motivo il farlo in questo momento”.

Spesso insieme all’Academy ti alleni con moto grandi in piste piccole, in cosa ti aiuta questo?

“Serve un po’ sotto tutti gli aspetti: in primis è uno sforzo fisico, dato che a volte guidiamo anche delle R6, ed anche tecnico dato che affronti situazioni nuove. Per esempio si chiude molto più spesso l’anteriore in quelle situazioni, e devi essere bravo a tenere tutto sotto controllo. Come si dice “Fai feeling” (ride ndr)”.

Con meno allenamento hai più tempo per le serie tv ad esempio, sei un amante del genere?

“Mi piacciono ma non amo molto stare sul divano, dopo un po’ entro in paranoia e devo muovermi, l’ho fatto solo poche volte insieme alla mia fidanzata”.

Probabilmente sei tra i piloti più rammaricati per la situazione, visti i tuoi ottimi test invernali.

“Probabilmente è così. In entrambi i test mi sono sentito molto a mio agio in sella alla moto, oltre che veloce, avevo voglia di correre. Mi reputo un pilota che prende le cose per gradi, che ha bisogno di tempo per esprimersi del tutto in sella, e questo inverno mi sono sentito pronto per dare davvero tutto in MotoGP: l’anno scorso ho cercato di capire dove stavo sbagliando e come migliorare, lavorando al meglio in inverno per essere pronto. I risultati dei test sono stati incoraggianti, ero molto contento e carico”.

Nei test è sembrato che per l’ennesima volta la Yamaha fosse più rapida di quella più recente. Perché questo accade secondo te?

“L’anima della Yamaha è gentile, è una moto che si lascia guidare bene, anche se essere davvero veloci è ovviamente difficile. Da un anno all’altro si cercano delle migliorie, che non sempre hanno un effetto immediato: quando si lavora su una moto nuova occorre capire in primis il potenziale e poi la velocità immediata, sempre che non sei due secondi più lento (ride ndr)”.

In tanti ti paragonano al tuo compagno Quartararo. In cosa differisce il vostro stile di guida?

“Un punto forte di Fabio sono le linee, ed in generale il modo di guidare. Ritarda molto l’ingresso, entra in curva molto velocemente ed è bravo nel far scorrere la moto. Io sono più dolce, stacco più forte e cerco di accelerare meglio, mentre lui stacca forte ma fa la differenza nell’inserire la moto forte ovunque. Ho cercato di emularlo questo inverno ma non è facile farlo fin da subito, anche se in alcuni tratti di pista mi ha fatto comodo”.

Parlando di altri tuoi avversari, cosa ruberesti a Rossi, Marquez e Lorenzo?

“A Vale ruberei la capacità di sorprendere in ogni situazione, è bravo nel fare bene quando davvero conta e quando ha apparentemente tutto contro. A Marc ruberei l’essere così sprezzante del pericolo, una cosa che può essere controproducente ma che a lui ha permesso di vincere otto titolo. A Jorge ruberei la pulizia di guida, è un maestro nel muoversi sopra la moto, è uno spettacolo vederlo in sella sia che vada forte sia che vada piano. Vedere uno sportivo fare un qualcosa di difficile mostrano poco stress e poca difficoltà mi piace molto”.

Lorenzo è dato poco tornato a guidare la Yamaha, hai guardato i suoi dati?

“Ho guardato alcuni suoi dati del 2015, poi ho Ramon (Forcada, ex capotecnico di Lorenzo ndr) che è il nostro Maradona, valore aggiunto da sfruttare al meglio: ha una esperienza infinita oltre ad essere saggio e simpatico, sa come agire in tantissime situazioni durante il campionato”.

Moto ma non solo - "Avere Valentino nel box sarebbe uno stimolo. Mi piace il calcio, ma come calciatore sarei durato poco"

Per quanto riguarda Valentino invece, averlo come compagno può stimolare? Facendo un paragone con il calcio sarebbe come avere Cristiano Ronaldo in squadra

“Battere Vale certamente può dare un gusto diverso, del resto batti uno dei piloti più forti di sempre. Vale è una leggenda che gira per la pista quindi se capita di batterlo è una soddisfazione, ed averlo nel box sarebbe una extra motivazione per tutti. In generale comunque è difficile parlare di futuro ora perché non ho modo di costruirmelo in sella, non posso dimostrare quanto valgo. In questo momento siamo veramente nelle mani dei tecnici, nel mio caso nelle mani della VR46”.

Restando sul calcio, molti dicono che non te la cavi male nemmeno con la palla nei piedi.

“In realtà io mi sento molto forte ma non è così. Quando gioco esce un po’ il romano che è in me, dato che voglio sempre la palla e mi arrabbio se le cose non vanno come voglio io, divento una persona scomoda in campo (ride ndr)”.

Tutte cose in contrasto con il tuo carattere abituale

“Esatto, infatti dico spesso ai miei amici che il calcio tira fuori un lato di me che non conosco, e spesso mi sorprendo di quello che dico in campo (ride ndr)”.

Ti capita anche in moto di avere questi comportamenti?

No per nulla, credo a tal proposito che il calcio mi aiuti a sfogarmi, mente in moto sono consapevole che comportamenti del genere non servano a nulla”.

Avresti fatto il calciatore se non avessi fatto il pilota?

“Non credo perché sarei durato poco (ride ndr). Il mio guru è Ronaldinho quindi prendo palla e non la passo, ballo sul pallone, quindi faccio un po’ innervosire”.

Vista la tua anima in parte brasiliana, hai mai pensato ad un casco in onore di Senna?

“No perché non mi sento all’altezza ancora di farlo, magari potrei farlo in futuro”.

L’hai fatto però per Gianni Rolando a Misano

“Sì ed è stato bello. Mi ha contattato prima del weekend chiedendomi se avessi piacere di correre con la sua grafica sul casco, e così è stato: è stata una bella cosa anche perché la sua vendita ha aiutato chi è costretto a fare la chemioterapia”.

Ultima domanda. Cosa cambia da una moto stradale ad una MotoGP?

“E’ tutto meglio. Il motore va più forte, è superiore sia in termini di potenza che di erogazione, grazie ad una migliore elettronica: si può paragonare ad una grande onda, che avanza piano ma con una grande potenza ed inerzia. Poi tutto il resto è meglio, a partire dal telaio e tutto il resto”.

 

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