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Locatelli: “La SBK è un mondo matto e c'è ancora la vera passione"

“Non ha senso correre in questo momento, il nostro è uno sport pericoloso e i medici ora sono impegnati in cose più importanti”

SBK: Locatelli: “La SBK è un mondo matto e c'è ancora la vera passione"

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Nell’unico weekend corso dal campionato Superbike a Phillip Island sono sicuramente usciti tanti spunti di riflessione. Dalle vittorie di Razgatlioglu, Rea e Lowes al triplo terzo posto di Scott Redding. Altra questione interessante, e motore di discussione, è stata la competitività della Honda con Bautista e Haslam in sella alla nuova CBR1000 RR-R, osservata speciale già a partire dai test invernali.

La Supersport, però, non si è fatta trovare impreparata e sul tracciato australiano ha regalato una gara intensa che ha visto il rookie Andrea Locatelli triofare con il team Evan Bros. In questo periodo di pausa obbligata abbiamo raggiunto telefonicamente Andrea per raccogliere le sue sensazioni a 360°

“Sono a Selvino dai miei genitori – ci ha detto subito Locatelli - è un periodo un po’ brutto fatto di giornate lunghe. Bergamo è molto colpita ma da casa si vede ben poco, bisogna affidarsi ai telegiornali. Certo, fa specie sapere che sia tutto partito da qua e dispiace per i bergamaschi”.

Secondo te quando si potrà ricominciare a correre? C’è chi parla di un campionato lampo e chi invece sposterebbe la SBK in inverno, tu cosa ne pensi?

“Io di idee non me ne sono fatte perché non sono un medico, certo penso che finché ci sarà questa emergenza non abbia molto senso correre perché gli ospedali sono pieni e sappiamo che il nostro è uno sport rischioso e potrebbero succedere cose spiacevoli”. 

Cosa ti preoccupa?

“Per esempio, io potrei andare in pista, cadere e rompermi una spalla. Dovrei andare in ospedale e non sapere quando e se ci sarà un medico per sistemarmi o operarmi, visto che sono giustamente impegnati in altro. Un’altra cosa importante è la chiusura delle piste da cross e da sci perché in quelle situazioni c’è sempre qualcuno che si fa male e sovraccaricare gli ospedali non mi sembra una buona soluzione”. 

Prima di tornare in pista, però, sembra che ci sarà ancora da aspettare. Dorna ha organizzato le Virtual Race per la MotoGP, la prima la scorsa settimana e la seconda sarà il 12 (QUI tutte le informazioni). L’hai vista? 

“Si, ho visto la gara virtuale e mi è piaciuta molto. In un momento di difficoltà come questo è bello che ci siano delle iniziative, però preferiamo tutti le moto vere credo. Gli eSport sono cresciuti molto e sono una vera figata”. 

A te piace giocare alla Playstation?

“Io non sono uno molto tecnologico, preferisco cose più rustiche e tradizionali. Se ho un pomeriggio libero vado in garage a fare qualche lavoro o esco per un giro in moto. Non ho mai avuto tanto tempo per giocare alla Playstation perché l’ho accantonata praticamente subito da piccolo”. 

Tornando alle moto reali, com’è stato il tuo impatto con il paddock della SBK? Dopo 7 anni di motomondiale dev’essere stato un bel cambiamento.

“Tutte le gare extra europee sono un po’ diverse, sia nel motomondiale che in SBK. Del campionato Superbike mi è piaciuto molto il rapporto con i tifosi e le iniziative di comunicazione come il Paddock Show e le premiazioni per qualifiche e giro veloce. Credo che la Superbike sia sempre stato il mondo più “matto” del motociclismo e c’è ancora la vera passione per la moto”. 

Cosa ti ha stupito di più di questo mondo “matto”?

“Mi hanno stupito molto i team privati, davvero, ce la mettono tutta e sono trainati da persone con vera passione. Evan Bros, il mio team di quest’anno è una squadra ufficiale ma comunque si fa tutto in casa con molta dedizione. Quest’inverno ho visto fare cose che non avrei mai pensato fossero possibili. Ci sono stati dei cambiamenti regolamentari e il team si ha lavorato davvero bene e mi ha supportato visto che arrivavo da una moto totalmente diversa”. 

Ecco, il cambio di moto e di campionato, invece, cos’ha comportato? 

“Le due moto sono completamente diverse. La R6 si può comprare in concessionaria, poi fai qualche aggiustatina, aggiungi qualcosa e puoi andarci in pista, la Moto2 invece è un prototipo dove si possono cambiare molte più variabili. Cambiano molto anche il peso, l’erogazione, l’elettronica e la seduta. Bisogna dire che però sono sempre moto, c’è un freno ed un acceleratore e le velocità sono molto simili”.  

Dopo la vittoria di Phillip Island dove hai assolutamente dominato il weekend ti senti il favorito per il campionato? 

“È difficile dire chi è il favorito di questo campionato, sicuramente sono un pretendente e potrò vincere delle gare. Phillip Island mi ha aiutato molto perché è una pista che mi piace. Però andremo anche in alcuni tracciati che non conosco, come Donington. So di essere veloce ma devo migliorare ancora nel feeling con la R6. Poi sicuramente ci sono altri pretendenti, in Australia durante la qualifica sono rimasto sorpreso dal livello di alcuni piloti, non sarà semplice rimanere davanti”. 

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