MotoGP, Iannone resta nel limbo: a 3 mesi dalla sospensione nessuna certezza

CASO DOPING - I giorni passano ma la CDI non ha ancora emesso la sentenza e, causa coronavirus, un eventuale appello al TAS potrebbe richiedere più tempo del previsto

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Il motociclismo è fermo, Miller ha scritto che gli sembra di stare in purgatorio, seguendo la metafora dantesca si potrebbe dire che Iannone è invece in un limbo. Un luogo in cui non si sa cosa succederà, e intanto il tempo è passo.

La vicenda di Andrea è nota: in occasione del GP di Malesia dello scorso novembre, dopo dei controlli antidoping di routine, era stata trovato positivo a una sostanza vietata, il drostanolone, che rientra nella categoria degli steroidi. In seguito, la Federazione Motociclisti Internazionale aveva deciso di sospenderlo in attesa della sentenza.

Era il 17 dicembre, più di tre mesi fa e, in pratica, da quel momento nulla è cambiato. Iannone aveva chiesto l’analisi di un secondo campione prelevato nella stessa occasione del primo e i risultati erano stati confermati. Non rimaneva quindi che presentarsi davanti alla Corte Disciplinare Internazionale della FIM, in un’udienza fissata per il 4 febbraio.

In quell’occasione i giudici avevano concesso ad accusa e difesa 5 giorni per acquisire ulteriori argomentazioni per la propria tesi. I tempi però si erano allungati e solo a fine febbraio le parti depositarono tutta la documentazioni. L’accusa aveva chiesto 4 anni di squalifica per il pilota dell’Aprilia, mentre la difesa aveva sostenuto che Iannone sarebbe stato vittima di una contaminazione alimentare.

È passato un mese e nulla è successo. Un paio di settimane fa, il presidente della FIM Jorge Viegas aveva dichiarato che presto ci sarebbe stata la sentenza, ma così non è stata.

La CDI ha 45 giorni per il verdetto e a questo punto sembra li voglia usare tutti. È un suo diritto, ma il processo non sembra essere stato gestito al meglio. Se il coronavirus non avesse bloccato il campionato, si sarebbero già corse due gare (Qatar e Thailandia) senza sapere nulla su Iannone.

Non sta a noi giudicare se Andrea sia colpevole o meno, ma per un caso così delicato, e anche del tutto particolare per il motociclismo, si sarebbero attese delle risposte in tempi brevi. Per rispetto nei confronti del pilota e anche dell’Aprilia, un’azienda che investe nel campionato.

Invece tutto tace e nulla accade. Di questo passo, si potrebbe ancora aspettare un paio di settimane per conoscere la sentenza e, nel caso di colpevolezza, si potrebbe poi appellarsi al Tribunale Arbitrale dello Sport. Anche i lavori del TAS, però, sono rallentati dal coronavirus. Sul sito ufficiale si legge che tutte le udienze sono rinviate a dopo il 1° maggio e solo in casi particolari si potranno tenere in videoconferenza.

Significherebbe allungare ulteriormente i tempi per mettere fine a una questione che, probabilmente, poteva essere gestita in modo più celere.

La CDI, ha sentito le parti, ha tutte le documentazioni del caso e dovrebbe quindi possedere tutti gli elementi per prendere una decisione. La si aspettava già per inizio mese, ma il rinvio dell’inizio del campionato è sembrato un alibi per rimandare tutto.

Iannone rimane appeso a un filo, senza sapere quando e se questo si spezzerà.

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