MotoGP, Agostini: "Ero fuori, sono tornato nella mia Bergamo. Un colpo al cuore"

"La mia vita è qui. Per lo sport un colpo al cuore. Per riprendere dovremo aspettare che tutti guariscano. La gente che va al parco ed in spiaggia? Degli stupidi"

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Giacomo Agostini sta vivendo letteralmente in prima linea l'emergenza legata al Coronavirus. Il bergamasco sta vivendo la sofferenza della propria città e pur avendo tutti i mezzi e le opportunità per magari trasferirsi altrove durante questo periodo, ha scelto di non scappare, preferendo restare proprio lì, nella sua amata ed in questo momento martoriata Bergamo. 

Il grande campione ha sempre avuto nella tenacia e nell’inattaccabile determinazione le proprie armi migliori quando era un pilota e smessi i panni dello sportivo, ha continuato a sfoggiare esattamente questa attitudine anche in seguito. I colleghi di Sky Sport l’hanno raggiunto per una video intervista ed il grande Giacomo ha come sempre mandato un messaggio che invita alla responsabilità. 

"Terribile. Io ero via, ma ho deciso di tornare a Bergamo - ha raccontato Agostini -  e chiudermi in casa, stare agli 'arresti domiciliari' qui perché ci sono tutte le mie cose, c'è la casa dove ho vissuto tanti anni, quindi non volevo stare lontano. Ma la situazione è molto critica: mi viene il nodo alla gola quando di notte sento le sirene che passano. È una condizione molto triste, soprattutto a Bergamo che è l'epicentro".

L'ex pilota ha anche commentato il comportamento di alcuni, che nonostante tutti i recenti divieti e l'appello al buon senso, continuano ad uscire senza reale necessità di casa. 

"Sono stupidi. Non conta dire 'tanto sono solo': certo, sei solo perché c'è qualcuno che, al contrario di te, rispetta le regole! Non lo trovo corretto. Ognuno di noi deve fare il suo personale sacrificio. Solo restando uniti, tutti, riusciremo a vincere questa guerra".

Agostini ha anche affrontato la questione legata allo stop dello sport e della MotoGP in particolare. 

"Per me che amo questo sport è un colpo al cuore. L'emozione che ancora oggi mi danno le gare, anche solo guardarle. L'attesa della domenica per vedere chi vince, chi è il più bravo. Tutto mi manca molto, ma dobbiamo renderci conto che è stata una disgrazia inconcepibile. Io non avrei mai pensato che, dato il livello della medicina e della tecnologia, un virus potesse metterci in ginocchio. Ce la faremo a sconfiggerlo, ma per ora vediamo solo morti, ogni giorno c'è solo un grande dispiacere. Ne usciremo, ma sarà ancora lunga, perché quando passerà non potremo subito tornare alle vecchie abitudini. Anche per i Gran Premi, gli eventi sportivi: non si può pensare di riunire decine di migliaia di persone, perché tutto il mondo è in crisi, non solo l'Italia. Questo è il grande problema: anche quando i contagi inizieranno a calare comunque ci sarà ancora gente malata, quindi dovremo aspettare non solo che la trasmissione si fermi, ma che tutti siano guariti".

Ad un certo punto però le gare riprenderanno, e Ago è convinto che i valori non saranno più di tanto condizionati da questo stop. 

"Si ripartirà allo stesso livello, nel senso che saranno tutti un po' meno allenati: anziché girare in 1’30 si girerà in 1’31, va bene, ma il migliore vincerà sempre. Poi sono tutti giovani, questo fa la differenza".

Agostini non ha nascosto di avere anche paura in questo momento così delicato, invitando tutti a rispettare le regole. 

"Certo, un po' la paura c'è, vista la sofferenza che provano i malati, il modo in cui si muore. Però ho anche fiducia, perché mi sono chiuso in casa, rispetto le regole, e tutti dovrebbero rispettarle. È un grosso sacrificio ma se lo facciamo tutti insieme ne veniamo fuori, altrimenti continueremo a trascinare il problema per molti mesi". 

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