Moto Guzzi V7 Trofeo: una moto da corsa a prova di debuttante

LA PROVA - Abbiamo provato la moto protagonista del campionato Fast Endurance mettendola nelle mani di chi in pista non era mai stato: ecco come è andata

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La testa si schiaccia contro il serbatoio, cercando riparo nell’unghia che è l’unica concessione all’aerodinamica, gomiti stretti dietro i semi manubri, mentre ci si allunga sulla sella e i le ginocchia sfiorano le teste dei cilindri. Il tachimetro non lo guardiamo, ma probabilmente non mostrerebbe cifre e tre numeri e piuttosto che sentirsi un Marc Marquez o un Valentino Rossi a caso, sembra di essere entrati in una macchina del tempo o di trovarsi fra le pagine di un fumetto del Joe Bar Team.

Serve un passo indietro, un campo lungo per vedere impegnata sul rettilineo una Moto Guzzi V7 trasformata in una moto da corsa. La due ruote di Mandello è ben conosciuta, il mercato ha premiato le sue linee che strizzano l’occhio al passato e il motore di 750 cc, che con poco più di 50 CV e un’erogazione pastosa si destreggia bene in tutte le occasioni.

Dal (Joe) Bar alla pista e ritorno. Grazie ai Guareschi

Una moto ‘entry level’, come si dice in inglese per essere trendy, buona per andare al lavoro, al bar, un sostituto dello scooter in città per la sua facilità, ma anche un mezzo che permette qualche gita nel fine settimana. Non esattamente quello a cui si pensa per consumare saponette fra i cordoli.

Per riuscirci, Moto Guzzi si è affidata ai fratelli Guareschi, Vittoriano e Gianfranco, che si intendo di motori a V trasversali e di corse. Niente di trascendentale: sottocoppa in caso di guasti, protezione per la leva del freno, pedane rialzate e seminubri, tabelle portanumero e cupolino. Poi due ammortizzatori posteriori marchiati Ohlins, cartucce per la forcella, un disco freno anteriore maggiorato e un impianto di scarico completo che si accoppia con una mappatura della centralina dedicata. Dimenticavamo la sella monoposto, così bella e Seventy da volerla vedere anche sulla moto di serie.

Stop. Tutto qui e la V7 diventa Trofeo, cioè la moto con cui si corre il campionato Fast Endurance, a coppie, con gare da un’ora e mezza. Poco spesa e tanta resa potrebbe essere il motto di questa serie, che si dice aperta a tutti.

Moto Guzzi V7 Trofeo: una moto da corsa a prova di debuttante

Abbiamo preso lo slogan alla lettera e per provare la Moto Guzzi ‘da pista’ ci abbiamo messo su chi in pista non ci è mai andato. O meglio, in pista quasi ci vive, ma solitamente dietro uno schermo di un computer.

Il motore borbotta allegro sotto il serbatoio, con una voce migliore grazie alle marmitte non castrate. Davanti a noi si sta aprendo il cancello dell’Autodromo dell’Abruzzo, ad Ortona, poco più di un chilometro e mezzo e 13 curve, un toboga che promette divertimento. Mettiamo la prima e facciamo il nostro debutto.

Nonostante una posizione di guida più ‘racing’ la V7 è sempre lei, una moto che di dà del ‘tu’ appena la togli dal cavalletto e che non fa niente per intimidirti. Ottima per andare alla ricerca delle trattoria giusta fra le colline, ma qui siamo vestiti come se dovessimo correre un GP e l’adrenalina è l’unico metro di giudizio.

Iniziamo a ballare ed è effettivamente è quello che facciamo, con la Guzzina che si mostra agile e leggera e risponde neutra a ogni comando. Non ci sono centinaia di cavalli per lasciare chilometriche righe nere in uscita di curva (ammesso che si sia capaci a farlo) e neanche un ciclistica che permetta staccate con la ruota a una spanna d’asfalto (vedi sopra) ma c’è tutto quello che serve per divertirsi.

L’aggiornamento delle sospensioni danno il giusto sostegno, c’è qualche cavallo in più, ma l’importante è che il motore non ha perso il suo carattere. È pieno ai bassi, toglie di intralcio dopo un qualsiasi errore da principiante e non spaventa quando si ruota il gas.Metti la 3ª e dimentica le altre marce, così impari la pista” ci aveva consigliato Vitto Guareschi. Chi siamo noi per contraddirlo? Tanto la V7 porta fuori dai tornanti con dolcezza, mentre tu pensi solo a guidare.

Le Pirelli realizzate per il Trofeo non fanno scherzi, hanno grip da vendere e promettono durate da record (si possono fare due gare del campionato se non si hanno troppe smanie di classifica). I minuti passano e il divertimento aumenta.

Fra i cordoli come in strada

La V7 è perfetta chi vuole assaporare le gioie della pista, imparare le traiettorie, a muoversi sulla moto. Non sarà la replica di una MotoGP, ma non ha nemmeno tutte le sue complicazione e non ha si ha mai la sensazione che sia lei a portarti in giro. È stabile, con una ciclistica neutra a cui piace essere lasciata scorrere nelle curve.

Va così bene, che viene voglia, finita la giornata, di tornare a casa in sella invece di caricarla sul furgone (e, anche se non sarà politicamente corretto, c’è chi usa la moto del Trofeo per una puntata al bar per un caffè).

Per perdere la verginità in pista è perfetta, ma anche chi sa guidare potrà prenderne soddisfazioni. Abbiamo visto Guareschi all’opera e con il giusto polso destro si può dare filo da torcere (su una pista tortuosa come quella abruzzese) e moto di ben altra caratura.

Quando la sera salutiamo la Guzzi al box, la speranza è quella di rincontrarla presto. O di correre con lei. Facendo un conto a spanne, tra moto (che può essere riportata poi facilmente alla versione di serie), kit, iscrizione e spese varie, con poco più di 15mila euro una coppia di piloti può fare tutta la stagione (QUI tutte le informazioni).

Per questa prova abbiamo utilizzato il seguente abbigliamento Dainese e AGV:

AGV Corsa R

Tuta Laguna Seca 4

Steel Pro Gloves

Axial D1 Air Boots

Pro-Armor Back

Photo courtesy © RoccoPhotos

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