Il traffico moto dimezzato dal coronavirus

ANALISI – In un momento storico che mai avremmo pensato di vivere, l’emergenza Covid-19, le misure atte a contrastare l’epidemia hanno portato ad una riduzione di circa il 50% del traffico a due ruote

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L’emergenza e il rischio contagio hanno portato molti di noi a muoversi in città in moto, piuttosto che con i mezzi pubblici. Poi però con il passare dei giorni la situazione è apparsa a tutti (o quasi) più grave, fino a portarci ad oggi, con il consiglio di restare in casa che è diventato l’hashtag più diffuso (#iorestoacasa). In queste settimane l’osservatorio sulla mobilità a due ruote di Confindustria ANCMA (associazione nazionale legata al mondo motociclistico) è riuscito però ad analizzare i dati, grazie alla black box di moto.app (installata su oltre 100 mila veicoli), mettendo in luce come i motociclisti si siano via via fermati, portando ad una netta riduzione del traffico a due ruote.

DAL 24 FEBBRAIO AL 12 MARZO

Parliamo di dati rilevati su un campione importante a livello di numeri e che si riferiscono ad un parco di moto al 23% ed il restante 77% di scooter. Quello che emerge è che lunedì 24 febbraio circolavano poco più di un terzo dei mezzi del campione disponibile (il 34,18%), mentre dopo pochi giorni si è passati al 18,06%. Non solo, oltre ad avere poco più della metà delle moto in movimento, gli spostamenti si sono ridotti in distanza percorsa, in media da 22,1 a 15,7 km al giorno.

MUOVERSI IL MENO POSSIBILE

Questo dimostra un buon livello di responsabilità tra noi motocicli, ma senza entrare in valutazioni che non sono il nostro campo, possiamo constatare come ancora oggi la situazione sia diversa e le interpretazioni dei singoli a volte contrastino tra di loro. Al nord della nazione ormai è chiaro che fermarsi sia l’unica soluzione per contrastare queste piaga dilagante, mentre il resto d’Italia la vive forse ancora con un relativo distacco. Pensate, ci è stato proposto di provare una moto, tra l’altro una delle più attese del 2020, ma abbiamo ritenuto che, pur essendo concesso dalle norme attuali (per noi è a tutti gli effetti un lavoro), non era il caso di esporre noi e gli altri a potenziali rischi. Pensate a cosa potrebbe succedere in esito ad una banale caduta, con gli ospedali impegnati oltre ogni misura nelle cure dei malati di Covid-19.

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