MotoGP, Claudio e Stefano Domenicali fermano Ducati e Lamborghini

I due omonimi (non sono parenti) hanno chiuso le fabbriche. A Borgo Panigale ci si riorganizza, a Sant'Agata Bolognese lo stop è sino al 23 marzo. La Ferrari, invece, è aperta

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Non sono fratelli, né parenti del tutto, eppure Claudio e Stefano Domenicali, rispettivamente CEO di Ducati e Lamborghini, hanno preso la medesima decisione: chiudere per l'emergenza Coronavirus.

La Ducati rimarrà chiusa perlomeno sino all’inizio della prossima settimana. In questi giorni, infatti, la casa di Borgo Panigale è stata impegnata a riorganizzare le linee di produzioni per permettere ai lavoratori di mantenere le distanze di sicurezza.

Anche negli uffici circa metà degli impiegati è impegnata nel telelavoro. Una scelta presa d’accordo con i sindacati, con l'obiettivo di riaprire progressivamente nei giorni successivi a turni ridotti alcuni reparti, che come dicevamo sarann adattati alle norme di sicurezza per l'emergenza Coronavirus. In questo periodo la Ducati era al picco della produzione.

Ancora più draconiana la scelta della Lamborghini che ha infatti deciso di chiudere sino al 25 marzo  più di 1800 persone staranno a casa .

“Questa misura è un atto di responsabilità sociale e di grande sensibilità nei confronti delle nostre persone, per la situazione di emergenza che stiamo vivendo in Italia in questi giorni e che si sta sviluppando anche all’estero - ha detto Stefano Domenicali - Come già fatto finora, continuiamo a monitorare la situazione per reagire in maniera rapida ed efficace col supporto dei nostri collaboratori e per poter ripartire con energia nel momento giusto”.

La Ferrari, per voce dell’AD Louis Camilleri, ha invece detto: "Abbiamo messo in atto misure straordinarie per garantire a tutti condizioni di lavoro più adatte alla situazione, senza perdere di vista la continuità aziendale. Ma voglio rassicurarvi: se sarà necessario fare di più, lo faremo".

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