Moto2, Enea Bastianini: "Andare in MotoGP? Solo con la moto giusta"

INTERVISTA - "Bagnaia non ha nulla da invidiare a Quartararo, ma la Ducati è più aggressiva della Yamaha e ha faticato. Il titolo? Penso solo a divertirmi"

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La stagione di Enea Bastianini è iniziata nel migliore dei modi, con un 3° posto in Qatar. Un risultato importante per il pilota di Italtrans che lo scorso anno aveva fatto il gambero nelle ultime gare. Un infortunio aveva interrotto  i suoi progressi in Moto2, ma l’inverno è servito per rimettersi in riga e la pista lo ha promosso.

Da Losail è tornato in Italia e deve fare i conti con le restrizioni del coronavirus che mal si adattano alla vita di un’atleta. “Il divieto vale anche per noi piloti, quindi sto in casa e mi alleno qui con qualche attrezzo” racconta.

Allora parliamo di moto. In Qatar la Moto2 ha corso e tu hai iniziato la stagione con un podio. Te lo aspettavi?

Fin dai primi test la situazione è stata molto livellata, ma io fin da quello di Jerez sono stato nelle prime posizioni, non avevo mai fatto troppa fatica. Sapevo di essere competitivo, anche se non ero sicuro di esserlo abbastanza per andare sul podio.

Cosa è mancato per vincere?

Abbiamo avuto un piccolo problema, non abbiamo ancora capito cosa sia successo, non ero molto veloce sul rettilineo e mi passavano tutti con la scia mentre io non potevo farlo. È stata dura, ma un podio vuol dire tanto”.

Uno dei tuoi problemi lo scorso anno era quello di non essere veloce nella prima parte di gara.

Sicuramente anche nei test ho cercato di lavorare sotto questo aspetto, come anche di migliorare nelle qualifiche perché partivo sempre abbastanza indietro. Ho provato a tenere subito un bel ritmo appena entravo in pista e alla fine ci sono riuscito anche in gara”.

“Lo scorso anno l’infortunio mi ha limitato e mi sono buttato giù”

Lo scorso anno eri partito bene da debuttante, ma dopo l’infortunio alla caviglia in Austria ti eri bloccato. Cosa era successo?

Ero arrivato a combattere con i primi, ero salito sul podio a Brno, e restare a casa per un mese per l’infortunio era stato difficile, mi sentivo triste. Quando sono tornato a correre, non riuscivo a spingere con il piede sulle pedane e quello ha compromesso tutto il finale del campionato. Potevo essere veloce solo per 2 o 3 giri, poi il dolore si faceva sentire”.

È stato esclusivamente un problema fisico?

“Anche mentale. A Motegi ero andato bene, ma poi sono tornato a faticare. È stato un insieme di cose, ma nell’inverno ho fatto un reset. Mi sono allenato molto in inverno con la moto da cross, abbiamo creato un gruppo di amici e piloti come Casadei e Zaccone, mi sono divertito”.

“Il titolo? Ho tutto per riuscirci ma non è il mio obiettivo”

Ti senti pronto per lottare per il titolo?

Non è il mio obiettivo al momento, ma non mi manca niente per riuscirci, sono in un ottimo team e io mi sento in forma. Logicamente mi piacerebbe se riuscissi a vinverlo e ci proverò, ma ora voglio divertirmi e pensare gara per gara, poi vedremo a fine anno quello che succederà”.

Vuoi evitare la pressione che avevi sentito in Moto3?

Ogni anno sembrava che dovessi vincere, ma sinceramente non ho mai sentito troppo quella pressione. Nel 2018 avrei potuto farcela, ma ho avuto un po’ di sfortuna”.

“La nuova Moto2 richiede uno stile simile a quello della MotoGP”

È cambiata molto la Moto2 in questo suo secondo anno di motore Triumph?

“Con l’arrivo del nuovo telaio Kalex e della nuova gomma la situazione si è livellata e io mi sono adattato subito bene, soprattutto ai nuovi pneumatici. Inoltre c’è un po’ più di elettronica, possiamo agire sul freno motore e regolare i controlli in base all’inclinazione della moto. Lo trovo molto interessante”.

Si è detto che questa Moto2 sia più propedeutica alla MotoGP, sei d’accordo?

Da quanto potevo vedere dall'esterno, quando c’era il motore Honda bisognava guidare in modo pulito, facendo scorrere molto la moto in curva e con dei gran traversi in entrata. Con il motore Triumph la guida è diversa: ha una gran coppia e puoi spigolare le curve sfruttando  il suo tiro, è uno stile che si avvicina molto a una MotoGP.

“Non ho fretta di andare in MotoGP, farò il salto quando sarò pronto”

Chi ha guidato le vecchie Moto2 e poi è passato in MotoGP a volte ha fatto fatica il primo anno, come è successo a Morbidelli e Bagnaia. Pensi che c’entri qualcosa?

Forse adesso c’è meno dislivello fra una categoria e l’altra, ma sicuramente conta molto anche come un pilota riesce ad adattarsi e a scegliere la moto giusta. Morbidelli e Pecco hanno fatto un po’ più di fatica ma adesso sono competitivi, mentre Vinales e Quartararo hanno fatto bene da subito. Ducati e Honda sono moto più aggressive di Yamaha e Suzuki e questo può avere fatto la differenza”.

Stai pensando alla MotoGP nel tuo futuro?

Sì e no, so che è una scelta importante e voglio essere pronto prima di fare quel salto. Non ho fretta di arrivare in MotoGP anche se mi naturlmente mi piacerebbe”.

Nel caso vincessi il titolo, rimarresti in Moto2 per difenderlo come fece Zarco?

Difficile da dire. Per andare in MotoGP dovrà esserci l’offerta buona perché salire sulla moto giusta conta tanto. Basta vedere come hanno affrontato la loro prima stagione Bagnaia e Quartararo, sicuramente Pecco non ha nulla da invidiare a Fabio ma ha faticato di più. Ci sono tante cose da valutare prima di scegliere”.

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