MotoGP, CASO DOPING. Il processo Iannone a uno stallo, test in Qatar a rischio

L'accusa non ha ancora risposto alla tesi della difesa. Andrea rimane in un limbo e il ricorso al TAS allungherebbe ulteriormente i tempi

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Sono ormai due mesi che Andrea Iannone vive nel limbo, da quando, il 17 dicembre, gli è stato notificato dalla FIM (la Federazione Motociclistica Internazionale) di essere stato trovato positivo a una sostanza proibita (il drostanolone) durante i controlli effettuati dopo la gara di Sepang. Da quel giorno il pilota di Vasto è stato sospeso dall’attività sportiva ed è iniziato il suo calvario, la cui fine sembra allontanarsi ogni giorno che passa.

Se qualche settimana fa si respirava un cauto ottimismo, l’udienza del 4 febbraio davanti alla Corte Disciplinare Internazionale in Svizzera è stata una doccia gelata. Prima di quel momento c’era la speranza che tutto si risolvesse in fretta e nel migliore dei modi, tanto che i vertici di Aprilia avevano chiesto ad Andrea di mettersi su un aereo per Sepang il giorno successivo al dibattimento.

Purtroppo le cose sono andate ben diversamente e a ogni giorno che passa aumentano le probabilità che Iannone non sarà nemmeno in Qatar per gli ultimi 3 giorni di test invernali che inizieranno sabato. Poi la prima gara sarà l’8 marzo, ancora una volta a Losail, e rimangono meno di 20 giorni per risolvere tutto.

È possibile? Quanto meno difficile, a come stanno le cose a oggi.

La difesa aveva puntato sull’esame del capello a cui si era sottoposto Andrea, un test molto preciso che negava ogni traccia di drostanolone. L’accusa, invece, ha prima rinunciato ai periti di parte, per poi chiedere tempo per replicare alla tesi della difesa, come riporta il Corriere della Sera, che sottolinea anche come la FIM abbia ricevuto dalla WADA (l’agenzia antidoping internazionale) la richiesta di avere in questi casi giudici esperti e indipendenti e non scelti dal board come successo in questo caso.

In un primo tempo erano stati concessi 5 giorni a Jan Stovicek per le sue contro deduzioni, ma il pubblico ministero ha voluto maggior tempo. Quindi, a circa due settimane dall’udienza, si è una fase di stallo. L’accusa deve rispondere alla difesa (in teoria entro la mezzanotte di oggi) che poi avrà altri 5 giorni per farlo a sua volta, in fine il CDI dovrà pronunciarsi.

L’accusa ha chiesto 4 anni di squalifica, il massimo della pena. Inutile specificare che una sentenza del genere non potrebbe che mettere fine alla carriera di Iannone.

Logicamente, ogni sentenza è ancora possibile, come anche il ricordo al TAS (il Tribunale Arbitrale Sportivo) ma questo significherebbe allungare i tempi richiesti per arrivare a una sentenza finale.

In questo momento Iannone non sa quando e se potrà tornare in pista. Deve aspettare i tempi di una giustizia che non sembra essere molto interessata al fatto che ci sia una carriera in gioco.

L’appello al TAS vorrebbe dire perdere altri mesi. L’ultimo caso è stato quello di Valentino Rossi che aveva fatto appello alla corte internazionale nel 2015, dopo che la Direzione Gara lo aveva punito con la partenza in ultima posizione nella gara a Valencia dopo quello che era successo con Marquez a Valencia. Il Dottore rinunciò all’appello perché la sentenza sarebbe arrivata a campionato finito da mesi.

Con l’inizio del campionato ormai alle porte, Iannone rischia di perdere mesi e gare importantissime. Aprilia, da parte sua, non può che subire questa situazione con danni indiscutibili in un momento così cruciale dell’anno.

La giustizia dovrebbe avere dei tempi certi, ma per il momento su questo caso non c’è alcuna certezza.

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