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MotoGP, Marquez: “Puig mi ha chiesto se ero pronto a soffrire: ho risposto sì”

“La spalla è messa peggio di quanto immaginassi. Ci vogliono quattro mesi per recuperare dall’intervento. In 10 settimane ho svolto 92 sessioni di riabilitazione e 250 ore tra palestra e piscina, ma questo è il mio lavoro"

MotoGP: Marquez: “Puig mi ha chiesto se ero pronto a soffrire: ho risposto sì”

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Non guardate il suo riscontro cronometrico, semmai guardate la prova di forza del pilota, che a distanza di poco più di un mese dall’intervento chirurgico alla spalla destra è tornato in sella alla sua Honda sfidando le condizioni meteo impegnative di Sepang. Giù il cappello di fronte a questo Marc Marquez, il quale sta affilando le armi in vista della prossimo Campionato, nonostante i problemi.

La situazione è completamente opposta rispetto allo scorso anno – ha esordito l’alfiere Honda autore del 12° crono di giornata a sette decimi dalla vetta - nel 2019 avevo più forza, ma meno dolore, adesso invece è l’esatto contrario. Me lo aspettavo prima di venire qua, ma mi sono sentito peggio di quanto mi immaginassi, specialmente dopo il primo giro. Sono partito pieno di energia, quando però mi sono fermato al box ho capito che serviva avere pazienza e fare un passo alla volta altrimenti non sarei riuscito a finire la giornata. Così ho fatto solo 35 giri. Domani proverò a farne 45, consapevole che non devo avere fretta per recuperare dall’infortunio”.

Marc hai una tua personale scadenza per risolvere questo problema legato alla spalla?

“Questo non posso saperlo. In generale mi sento meglio rispetto allo scorso anno, dato che ho meno dolore, ma il problema è la muscolatura. Se il primo GP fosse tra due settimane non riuscirei a finire la gara. È una questione legata ai nervi , c'è una piccola lesione, non dovuta ad un errore nell'operazione, e al tono della muscolatura, che deve recuperare”.

Quanto gioca a tuo favore il fatto di ritrovarti un anno dopo nella stessa situazione?

“Proverò ad utilizzare l’esperienza, anche se è difficile capire le condizioni dopo un intervento. Di sicuro ciò che ho imparato lo scorso anno nei test in Malesia è di avere pazienza, senza stare a guardare i tempi o il giro secco. Devo prendermi cura del mio corpo, cercando di non avere fretta nel rincorrere il tempo a tutti i costi e mantenere la calma”.

Tra i temi di interesse del test malese c’è poi la questione legata alla nuova Michelin posteriore.

“La nuova gomma posteriore è diversa e offre un grip migliore rispetto al passato, in particolare sul giro secco. Magari questo aspetto tornerà utile a diversi piloti, ma ci sarà da capire come sarà il comportamento delle pneumatico in ottica gara per quanto riguardo il consumo. Personalmente sono fiducioso per quanto visto”.

Marc, per quanto riguarda invece il lavoro di sviluppo, a che punto siamo?

“Oggi ho provato alcune piccole novità per capire il motore e l’elettronica, in modo da avere dei parametri da comparare. In confronto allo scorso anno ci sono quindi degli aggiornamenti, anche se il carattere del motore rimane più o meno lo stesso”.

Come è stato il cammino che ti ha portato a questo primo test?

Nelle ultime settimane ho svolto 92 sessioni di riabilitazione e 250 ore di lavoro tra palestra e piscina. Ho cancellato le mie vacanze per essere pronto in vista del GP del Qatar. Solitamente ci vogliono quattro mesi per recuperare da un infortunio del genere, ma se vuoi essere pronto più velocemente devi darti una mossa e concentrarti. Mi sono concentrato sulla mobilità, la forza dei muscoli, soprattutto il deltoide. In queste 250 ore ci sono attività tra palestra, piscina e molto altro. Siamo partiti piano con il mio fisioterapista per  quanto riguarda i ritmi, per poi incrementare”.

Sei rimasto sorpreso dalla Yamaha?

“La Yamaha è stata molto veloce nel fare le sue scelte. Del resto ormai il mercato funziona così. Quando un pilota giovane si rivela veloce significa che è forte. Hanno creato un team con l’occhio rivolto al futuro e di sicuro saranno i candidati per il Mondiale. Il mio contratto? Ovviamente abbiamo iniziato a parlare con Honda, la priorità è rimanere con loro”.

C’è un po’ di paura da parte del team per le tue condizioni?

“Quando ho preso la decisione di operarmi è stato difficile. Alberto Puig mi ha chiesto: "sei preparato ad u  inverno duro? " Io gli ho risposto di sì. Sapevo che sarebbe stato difficile in particolare dal punto di vista mentale. Non è stato facile trascorrere questi mesi, senza fare nemmeno un giorno di vacanza, soprattutto dormendo poco la notte, ma alla fine questo è il mio lavoro. Correre non è solo vincere le gare. Il mio stile di guida richiede il rischio e questo fa parte del gioco”.

Audio raccolto da Paolo Scalera.

 

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