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Honda NSX: la storia della vettura firmata da Ayrton Senna

Honda decise sul finire degli anni '80 di sfidare ad armi pari Ferrari, Lamborghini e Porsche per dimostrare che anche in Giappone sapevano costruire una Supercar e Senna ne curò lo sviluppo

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Honda è sempre stata famosa per il suo coraggio, per la sua grande voglia di mettere sul piatto tutta la propria tecnologia con perle che sono rimaste nella storia del motociclismo. Ma questa abitudine della Casa dell’ala dorata non ha riguardato solo i mezzi a due ruote, perché anche in ambito automobilistico Honda ha lasciato il segno con una pietra miliare. Stiamo ovviamente parlando della NSX, ovvero di un progetto nato per competere sullo stesso piano delle auto sportive europee che all’inizio degli anni ’80 erano il riferimento.

Nessuno avrebbe infatti immaginato una vettura giapponese in grado di competere alla pari con una Ferrari, una Lamborghini, una Porsche o una Maserati. Eppure in Honda decisero di fare le cose per bene, compiendo un azzardo che le altre Case giapponesi non avevano ancora avuto il coraggio di compiere. 

Un’idea che ha fatto nascere la NSX, una vettura iconica che ha legato i primi passi della propria storia ad un vero mito del motorsport, ovvero quell’Ayrton Senna che nella seconda metà degli anni ’80 era per la Honda un vero punto di riferimento. Questa è la storia di come nacque, crebbe e si sviluppò un modello che è rimasto in vita per tanti anni, prima di conoscere l’ultima incarnazione che abbiamo messo alla prova su strada ed in pista.

Nel 1984 il primo disegno della Honda NSX

Il primo passo che fece Honda nel dare forma a quella che sarebbe diventata la NSX, fu assoldare il designer Pininfarina, ovvero lo stesso studio che aveva dato vita ad alcune delle vetture più iconiche del panorama internazionale agli inizi degli anni ’80. Oltre ad immaginare le forme dell’auto, in Honda vollero delineare immediatamente quelle che sarebbero state le caratteristiche della vettura e si decise presto che la NSX sarebbe stata veloce ma facile. Si voleva costruire un’auto capace di competere alla pari con una Ferrari sul piano delle prestazioni, ma anche fruibile per l’uso quotidiano.

Per quanto riguarda il propulsore, Honda guardò in casa optando per il 6 cilindri a V di 90° che già equipaggiava l’ammiraglia Honda Legend per quanto riguarda il muletto che sarebbe stato utilizzato nei test, ma presto ci si rese conto che quel propulsore non era abbastanza potente per le esigenze della neonata supercar che stava prendendo forma. Diventò dunque indispensabile costruire un propulsore completamente nuovo e nacque così il V6 da 270 cv che avrebbe poi equipaggiato la prima versione della NSX.

Nel progetto tecnico fu coinvolto il reparto corse di Honda, che all’epoca dettava legge in Formula 1 ed aveva in Ayrton Senna il vero pilota simbolo, amatissimo dagli ingegneri giapponesi per la precisione dei suoi feedback. Il brasiliano fu coinvolto attivamente nella definizione della vettura e fui proprio lui, durante alcuni collaudi a Suzuka, a suggerire di irrigidire il telaio, completamente in alluminio, per migliorare la guidabilità della NSX. Senna portò avanti dei test sul prototipo della NSX anche sul vecchio Nurburgring e su altri tracciati europei. Da un perfezionista come Ayrton, era lecito attendersi un impegno totale anche per il ruolo di tester di una vettura destinata alla produzione.  

1989: Honda svela la versione definitiva della NSX

I veli alla versione definitiva della NSX furono tolti negli Stati Uniti, ed in particolare al Chicago Auto Show del 1989. Il debutto nella terra del Sol Levante avvenne invece alcuni mesi dopo, in occasione del Tokyo Motor Show ed iniziò ad essere disponibile sul mercato nel 1990, diventando una istante classic per gli appassionati di tutto il mondo che riconoscevano in questa vettura la grandissima tecnologia della Honda, un colosso che aveva avuto il coraggio di sfidare le grandi Case europee proprio sul loro terreno di caccia preferito, ovvero quello delle Supercar. 

La vettura, nella sua conformazione definitiva, presentava il telaio completamente costruito in alluminio, così come l’intero comparto delle sospensioni. Nella costruzione del veicolo si utilizzò molto materiale pregiato e leggero come il titanio, perché il primo obiettivo degli ingegneri giapponesi restò sempre la ricerca del minor peso possibile per garantire un’esperienza di guida di alto livello. 

Honda NSX-R: armi ancora più affilate

L’appetito vien mangiando e Honda decise di alzare la posta in gioco poco dopo aver introdotto la NSX sul mercato iniziando a lavorare su una versione evoluta della loto ammiraglia sportiva, battezzando il progetto NSX-R, con un chiaro richiamo alla voglia di racing per questa variante ancora più sportiva della vettura. I sedili tradizionali furono sostituiti con una struttura in carbo-kevlar realizzati da Recaro su progetto Honda. Gli interni furono resi molto più racing, rinunciando anche ad alcuni componenti elettrici come i motori per cambiare la posizione dei sedili e gli alza cristalli elettrici. 

Sulla NSX-R tutto era votato alla performance e grazie anche all’adozione di un numero ancora maggiore di componenti in titanio e l’adozione di cerchi in alluminio forgiato, il peso complessivo della vettura si abbassò fino alla soglia dei 1230 kg. La riduzione di peso riuscì a risolvere parte dell’occasionale sottosterzo di cui sembrava soffrire la prima versione di NSX, soprattutto nella guida in pista ed al limite. D’altra parte dalla Honda sarebbe stato difficile immaginare una impostazione della vettura tendente al sovrasterzo in origine. 

Oltre all’intervento di alleggerimento generale, fu operata anche una serie di modifiche per cambiare l’assetto della vettura ed irrigidirlo, aggiungendo anche alcuni braccetti di rinforzo al telaio nella zona anteriore della vettura, oltre a molle più dure ed in generale ad un comparto di sospensioni reso più consistente per la guida d’attacco. Della NSX-R furono prodotte solo 483 unità e la produzione di questa edizione terminò nel 1995. 

Dal 1995 al 1997 altri cambiamenti per la NSX

Nel 1995 fu resa disponibile una versione della NSX con tettuccio asportabile, per rendere la NSX una sorta di cabrio sportivissima. Una modifica che porta anche Honda ad aumentare il peso aggiungendo circa 45 kg di rinforzi strutturali per garantire alla vettura le stesse caratteristiche dinamiche della versione coupé.  Bisognerà aspettare invece il 1997 per vedere un upgrade tecnico di spessore sulla vettura, con l’introduzione del nuovo motore da 3,2 litri, in grado di garantire un incremento di circa 20 cv di potenza massima. 

Di questa vettura fu anche costruita, per il solo mercato americano, una Zanardi Edition, versione realizzata per celebrare la vittoria di Alex nel campionato CART del 1997 e 1998. La NSX Zanardi era caratterizzata anche dallo stesso colore rosso che era impiegato sulla sua Reynard Honda del team Ganassi. 

LA HONDA NSX ZANARDI EDITION

Sempre nel 1997, in Giappone furono diffuse le versioni NSX Type S e Type S-Zero, che vedevano il peso sula bilancia scendere di altri 50 kg grazie ad una serie di componenti sia all’interno dell’abitacolo che nel resto della vettura mi carbonio e titanio. La Zero in particolare era una versione pensata per l’utilizzo in pista da parte degli amatori e poteva contare su una serie di ausili elettronici in meno alla guida proprio per arginare ulteriormente il peso della vettura. 

La NSX a Le Mans e nel Super GT

Sono state tre le partecipazioni della NSX alla 24 Ore di Le Mans, tra il 1994 ed il 1996, ma in nessuna occasione le vetture schierate si sono dimostrate competitive nella classe di appartenenza, ovvero la GT2. Nel 1995 Honda partecipò in forma ufficiale schierando un modello biturbo della NSX ed iscrivendolo nella piazza estrema categoria GT1, ma senza particolare successo. 

LA HONDA NSX A LE MANS

All’interno delle mura domestiche del Giappone, la NSX ha ovviamente partecipato al campionato Super GT in molte occasioni e sempre gestita in forma semi ufficiale dal Team Dome, con la collaborazione per lo sviluppo del motore da parte della Mugen, che in quel periodo realizzava anche un propulsore da Formula 1 gestito dal Team Footwork. La NSX da Super GT aveva la più grande differenza tecnica rispetto alla versione stradale nella diversa disposizione del motore, che avveniva in modo longitudinale invece che trasversale. La vettura è rimasta in corsa nel Super GT fino al 2010, quando è stata rimpiazzata dalla HSV-010.

Nel 2002 il canto del cigno della prima NSX e la rinascita nel 2015

All’inizio del nuovo millennio, Honda, che continuava a produrre la NSX, decise di modificare l’estetica rinunciando agli iconici fari a scomparsa ed adottando dei fari più in linea con le tendenze contemporanee. Questa versione fu venduta solo in Giappone ed oltre all’estetica rinnovata fu rivolta molta attenzione alla riduzione del peso per rendere ancora più attuali le prestazioni di una vettura che iniziava a sentire molto il peso degli anni del progetto. 

Con un motore in grado di erogare circa 300 cv, questa versione della NSX fu in effetti l’ultima ad essere prodotta con un design in linea con la prima celebre vetture presentata nel 1989. Honda fermò la produzione e per avere un segnale di rinascita, si dovette attendere il 2011.

E’ infatti il dicembre del 2011 quando viene svelato un prototipo che porta il nome di Acura NSX Concept, presentato al North American International Auto Show. La vettura presenta soluzioni innovative e dichiara una struttura tecnica basata sulle quattro ruote sterzanti, una soluzione pensata per garantire doti di guidabilità paragonabili alle supercar contemporanee. Il prototipo incontra il favore del pubblico ed Honda porta avanti tutto il lavoro di sviluppo che consentirà di presentare nel 2015 la nuova Honda NSX, una vettura destinata a far risorgere il mito. 

HONDA NSX RINASCE NEL 2015

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