MotoGP, Sumi, Yamaha: "Rossi e Vinales? Richieste diverse, risultati simili"

Il leader del progetto Yamaha M1 ha fatto una panoramica del lavoro di progettazione della moto dello scorso anno e di come, cambiando assetto per Vinales, anche Rossi si sia adattato, pur avendo richieste diverse

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Per Yamaha il 2019 non è stato sicuramente un anno semplice. La Casa di Iwata ha raccolto pochissimo con la M1 del team ufficiale. I numeri parlano di sette podi e due vittorie, terzo posto nella classifica dei team dietro a Honda e Ducati. Dal giappone c’è però stato un chiaro cambio di rotta con l’assunzione di nuovi tecnici e la riorganizzazione della struttura MotoGP. Questa piccola rivoluzione, iniziata probabilmente con l’ammissione di colpe di Kouji Tsuya ad agosto 2018 dopo le qualifiche del GP d’Austria, ha un nome ed un cognome: Takahiro Sumi, che di Kouji Tsuya è il sostituto. 

“All’inizio del 2019 eravamo molto nervosi ha detto in una lunga intervista a Motomatters.com -fino a quando non abbiamo vinto la gara di Assen, con Vinales. Noi cerchiamo sempre di migliorare la potenza del nostro motore, ma nella stagione 2019, la Honda ha acquisito la stessa velocità massima della Ducati, e anche la KTM è diventata più veloce. Il che significa che la Yamaha è diventata più lenta rispetto a loro, e questo ha fatto sì che i nostri piloti si siano trovati più in difficoltà che mai”. 

A stagione in corso, però, Yamaha non ha potuto migliorare il motore per via del regolamento tecnico e quindi gli ingegneri di Iwata hanno dovuto lavorare su altre componenti. 

“Dovevamo fare qualcosa, ma come stabilisce il regolamento tecnico, non siamo potuti intervenire sul nostro motore per ottenere più potenza durante la stagione. Di conseguenza, abbiamo cercato di migliorare a poco a poco il telaio e l'assetto, e ci siamo posti l'obiettivo di vincere gare in cui non avremmo avuto un grande svantaggio nella velocità massima”. 

Non un grande obiettivo per una casa come Yamaha che per il 2020 ha cercato di migliorare la moto in molti settori. Parlando del 2019, la situazione era più o meno la stessa, con un 2018 non all'altezza del nome Yamaha. Come procedete ad inizio stagione?

"Nel 2018, prima di iniziare lo sviluppo per la stagione 2019, abbiamo discusso con ingegneri, team e piloti di ciò che ci mancava e su cosa avremmo dovuto concentrarci. Anche se si dice che le curve sono uno dei punti di forza della Yamaha, sapevamo che nel 2017 e nel 2018 non eravamo riusciti a sfruttare questo vantaggio al meglio. Ovviamente non avevamo la stessa velocità di punta della Ducati, quindi il nostro obiettivo era quello di sviluppare la moto più potente nei 100 metri prima e nei 100 metri dopo le curve. Si può supporre che abbiamo migliorato il telaio, ma non lo abbiamo fatto molto. Quello su cui ci siamo concentrati è stato il miglioramento del motore per essere più competitivi in curva".

Con due piloti importanti e forti come Valentino e Maverick sicuramente ci sarà stato un confronto. 

"Si, Valentino aveva detto di avere un problema in accelerazione e Maverick diceva di aver faticato in frenata nell’anno precedente. Quando abbiamo migliorato l'assetto di Maverick in entrata e l'abbiamo provato con Valentino, ha funzionato anche per lui. Le lamentele di entrambi i piloti sembravano diverse, ma il trattamento per un pilota ha funzionato bene per un altro, il che significa che quello che abbiamo dovuto fare per loro è stato abbastanza simile tra i due piloti. Di conseguenza, le moto dei due piloti erano quasi identiche e non c'erano grandi differenze".

Un percorso di sviluppo che è già partito, e concluso, anche per il 2020 con la nuova M1 che verrà portata in pista da Jorge Lorenzo già da domani nello shakedown dei test MotoGP. L'approdo di un grande campione e fine conoscitore della Yamaha come Lorenzo nel test-team sottolinea il cambio di rotta intrapreso dalla Casa di Iwata negli ultimi anni. I "giovani rampanti" Vinales e Quartararo, coppia del futuro, hanno dichiarato più volte in passato di aver voluto leggere i dati di Jorge sulla M1, simbolo dell'autorevolezza del nuovo tester. 

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