MotoGP, Vinales-Quartararo: firma anticipata, ma nessuno dei due voleva Ducati

IL RETROSCENA - Per Maverick sarebbe stato un ripiego, per Fabio un rischio troppo grosso, entrambi temevano di ripetere il primo anno di Lorenzo

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La notizia della settimana, anzi le notizie, sono state ben quattro: Vinales confermato nella Yamaha ufficiale per il bienno 2021-2022, Quartararo al suo fianco, Rossi fuori dal team Factory e Lorenzo che torna in sella alla M1 nei panni di collaudatore.

Mica male come strategia quella adottata da parte della Casa dei Tre Diapason, che ha pianificato con largo anticipo il proprio futuro, bloccando i propri gioielli e riprendendosi un collaudatore del calibro del maiorchino. In tutta questa vicenda chi ha pagato è stato Valentino Rossi.

Già, perché il Dottore aveva chiesto tempo, in modo da capire quale fosse il suo livello di competitività, invece le logiche del mercato hanno giocato contro la voglia di attesa e alle idee di Valentino. A Iwata lo sapevano bene che attendere 7-8 gare, come richiesto da Rossi, sarebbe stato un rischio troppo grosso. Già, perché in un mercato così anticipato dove nessuno aspetta nessuno, le altre Case si sarebbe infatti mosse per corteggiare e ovviamente provare a soffiare alla squadra giapponese i suoi piloti.

Portare via un talento come Quartararo, futuro della Yamaha nonostante non abbia vinto ancora una gara, sarebbe stata un’impresa di quelle ad altissimo coefficiente di difficoltà per i team avversari. Molto più facile invece la pista che avrebbe portato a Maverick Vinales. D’altronde Maverick lo sapeva o meglio temeva, che in caso di conferma da parte di Rossi, sarebbe stato lui il probabile sacrificato. Ecco quindi nascere i contatti con la Ducati, come anticipato mesi fa da Carlo Pernat, in modo da trovare un’alternativa immediata da cui ripartire, senza farsi trovare impreparati.

D’altronde negli ultimi anni la Rossa è sempre stata la principale candidata per la vittoria nei confronti della Honda di Marc Marquez e il progetto sarebbe stato certamente ambizioso. Con la Casa di Borgo Panigale Maverick sarebbe partito come prima guida, ma il problema era un altro, ovvero un aspetto che lui stesso sapeva e con cui si sarebbe dovuto confrontare molto presto. Stiamo parlando della Desmosedici, una moto che negli ultimi anni ha messo i piloti a dura prova, su tutti Jorge Lorenzo, il quale ha impiegato oltre un anno e mezzo per arrivare al successo, a tal punto da dover incassare critiche e vedere la propria reputazione di cinque volte campione del mondo messa in discussione.

Di sicuro la Ducati non sarebbe stata una moto così semplice come la Yamaha e di tutto ciò Maverick ne era ben consapevole. Ecco perché l’eventuale avventura in Rosso sarebbe stata a doppio taglio. Forse anche lui avrebbe assaporato prima o poi la vittoria, ma a quale prezzo? E quanto sarebbe stato necessario attendere? Ecco perché quando la Yamaha gli ha proposto il rinnovo del contratto non ci ha pensato due volte a mettere nero su bianco, proseguendo l’avventura insieme.

Un discorso dello stesso avviso lo si potrebbe fare per Fabio Quartararo, anche lui pezzo pregiato del mercato dopo essere stato il debuttante dell'anno. Con ogni probabilità il francese avrà dato uno sguardo alle prestazioni dell’ex campione del mondo di Moto2 e collega, Pecco Bagnaia, che al primo anno con la Ducati ha faticato a trovare la giusta strada da seguire. D’altronde perché lasciare una certezza come la M1, che lo ha reso protagonista, per imboccare una nuova strada stimolante, ma comunque piena di interrogativi?

L'improvvisa accelerazione delle trattative fra Vinales, Quartararo e la Yamaha ci ha impedito di vedere come sarebbe andata a finire se il tavolo fosse rimasto aperto più a lungo. Ma pensiamo, comunque, che per la Ducati sarebbe comunque stato difficile concludere.

A meno di non mettere sul piatto una di quelle offerte irrinunciabili. Ma l'impressione, dopo il 'caso Lorenzo' ed i 12 milioni a stagione, è che non siano più i tempi di atteggiarsi a faraoni.

 

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