Tu sei qui

1917 di Sam Mendes: guerra senza eroi.

Il regista Sam Mendes porta sugli schermi gli orrori e l'insensatezza del primo grande conflitto bellico con un'opera di stile, con protagonisti gli attori George Mackay e Dean-Charles Chapman.

Trailer 1917 ITA
Iscriviti al nostro canale YouTube

Share


Il Cinema e la Guerra

La filmografia di guerra è un genere cinematografico ormai ampio e consolidato, del resto la storia è stata teatro di innumerevoli conflitti e così innumerevoli sono i ricordi e le storie che ne affiorano e che si prestano ad essere raccontate su pellicola. Molti sono i film ormai considerati capolavori del genere, dai più classici Platoon, Full Metal Jacket e Apocalypse now, ai blockbuster Pearl Harbor e Saving private Ryan, persino Tarantino si è cimentato nel genere col suo personalissimo Inglorious Bastards.

Non sono mancate poi le pellicole ambientate nei conflitti più recenti, da Black Hawks down ad American sniper o The Hurt Locker. In numero minore tuttavia, e ciò nonostante non meno famose, sono state le pellicole dedicate al primo conflitto mondiale, forse il più importante di tutti per come cambiò "le regole del gioco".Tra queste ricordiamo l'italianissimo La Grande Guerra di Monicelli o Orizzonti di Gloria di Kubrick. Da una guerra di movimento quindi, si passò ad una guerra di posizione, dove file di soldati si trovarono a sperimentare orrori tutti nuovi, un conflitto in cui le nuove tecnologie belliche resero ancor più irrilevante e anonima la figura del singolo soldato, riducendolo a un freddo e calcolato numero.Vennero persino coniati nuovi termini medici come Shellshock o il disturbo da stress post traumatico, a monumento di quanto il primo conflitto "mondiale" cambiò non solo il modo di fare la guerra, ma anche la percezione stessa del conflitto.

La trama

All'inizio del film troviamo quindi i due soldati protagonisti, interpretati dagli attori George Mackay e Dean-Charles Chapman, intenti a riposarsi in una rara pausa del conflitto. Vengono presto interrotti e richiamati dai loro superiori per una missione ardua e di vitale importanza: percorrere la "no mans land", la "terra di nessuno" (così veniva chiamato il lembo di terra che separava i due schieramenti acquartierati nelle rispettive trincee) al fine di consegnare un ordine ad un altro battaglione dell'esercito che si accinge a infilarsi in una trappola tesa dal nemico tedesco. Se i due avranno successo, 1600 loro commilitoni si salveranno, e tra essi il fratello di uno dei due protagonisti. L'impresa è ardua se non addirittura suicida, ma i due soldati risponderanno alla chiamata e si inoltreranno in quello che sarà un vero e proprio viaggio all'inferno, tra cumuli di cadaveri, sangue, fango e filo spinato.

La tecnica

Il lavoro del regista Sam Mendes, già vincitore di un Oscar per quell'American Beauty e autore di pellicole come Skyfall e Spectre, è metodico nei dettagli, se non addirittura maniacale. Firma lui stesso la sceneggiatura, scritta e pensata esattamente come avrebbe voluto girare il film, tutto in piano sequenza, e riesce nell'impresa.
L'assenza quasi totale di tagli nelle scene e la capacità con le inquadrature di seguire i giovani protagonisti da un punto di vista privilegiato, avvicina lo spettatore alla dura realtà del conflitto come pochi erano riusciti a fare.In alcuni momenti si ha quasi l'impressione che la missione preveda un terzo uomo, lo spettatore stesso, un escamotage che unitamente alle musiche di Thomas Newman ed alla fotografia di Roger Deakins, consegnano al pubblico un'esperienza audio-visiva spettacolare, il cui paragone più vicino, a volerne fare, potrebbe forse essere quel Dunkirk di Nolan.

Due visioni del film

Questo tripudio di tecnica cinematografica quindi, potrebbe finire per sovrastare in qualche modo i personaggi, che  restano a modo loro alquanto anonimi, nonostante la presenza nel cast di attori rilevanti come Colin Firth o Benedict Cumberbatch... o forse no. Forse infatti, è stata volontà propria del regista non mitizzare i personaggi, mantenerli pressochè vaghi, quasi indistinti, piccoli uomini in una guerra più grande di loro.
Questa visione del regista ha così diviso la critica: da un lato c'è chi osanna la qualità tecnica, ineccepibile anche a parer nostro, del film. Dall'altro c'è chi ritiene che il film manchi di un' "anima" , un elemento che in genere ha le sue basi nei personaggi : pensiamo siano vere entrambe le visioni.

.

Guerra senza eroi

Senza dubbio, 1917 è di fatto un film più commemorativo che celebrativo della guerra, in cui il messaggio che traspare è l'insensantezza della guerra e delle sue vittime, anche civili. Una guerra senza vincitori nè vinti, una guerra senza eroi, in cui ciò che conta è sopravvivere.
Ciò che quindi ci preme qui sottolineare, è che nel complesso il film trasmette appieno l'immagine più cruda di una guerra che ha arrossato l'Europa più di un secolo fa e che eppure ci sembra ancora così vicina. Il Film è dedicato al nonno dello stesso regista, i cui racconti hanno ispirato la creazione del film, ed è forse questa la vera anima della pellicola, perchè molti di noi avranno sicuramente conosciuto persone o sentito storie su quella guerra che in fondo oltre a segnare in modo indelebile la storia, ci riguarda ancora tutti.

Ecco quindi uno dei motivi, forse tra gli altri, ad aver spinto la giuria più prestigiosa, quella degli Oscar (che si terranno di qui a breve a Febbraio) ad assegnare a questo film ben 10 nomination tra le varie categorie, tra cui quella di miglior film, per altro già vinta anche ai recenti Golden Globes. Segno questo, che 1917 è sicuramente una di quelle pellicole che faranno parlare di sè, e che merita quantomeno una visione "in sala".

Share

Articoli che potrebbero interessarti