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Valentino Rossi perde l'appello in tribunale: dovrà risarcire i custodi

Dopo aver vinto il primo grado del processo intentato dai due ex custodi della villa di Tavullia, in appello la situazione si è capovolta

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Valentino Rossi ha perso il secondo grado del processo che lo vede coinvolto in una causa risalente al 2016, quando furono licenziati i due custodi della sua tenuta a Tavullia. Le motivazioni del licenziamento furono contestate dai due, poichè a rendere giustificato il suddetto licenziamento fu posta la messa in vendita della proprietà. I contratti di lavoro dei due erano legati al vecchio proprietario, per cui cambiando di fatto la proprietà dell'immobile sarebbero decaduti anche i due contratti in essere. Una teoria contestata dai due che volevano dimostrare il fatto che la villa fosse in realtà rimasta sempre in possesso di Rossi.

Durante il primo grado del processo i due custodi di origine moldava, Victor Untu e Jigan Zinaida, che avevano intentato causa chiedendo un risarcimento di 114.000 euro, avevano perso ed erano stati condannati a risarcire le spese legali sostenute da Valentino Rossi. La richiesta era relativa sia a dei presunti straordinari non pagati sia al risarcimento da indennizzo per licenziamento senza giusta causa.

Una situazione che si è capovolta in Appello secondo quanto riportato da Il Resto del Carlino, con Rossi che è stato condannato a pagare un risarcimento di 34.000 euro ai due, cifra che comprende anche le spese legali sostenute nel processo. Alla base di questa vittoria c'è stata la capacità del legale dei due moldavi di dimostrare che per quanto la proprietà dell'immobile fosse realmente passata da una società all'altra, entrambe queste entità fossero riconducibili a Valentino Rossi, che in quanto assegnatario dell'immobile avrebbe sempre mantenuto l'obbligo di provvedere al pagamento degli stipendi di Untu e Zinaida. 

La vittoria riguarda dunque solo quest'aspetto della vicenda, perché per quanto riguarda il lavoro straordinario non pagato, secondo i due moldavi, i legali di Rossi sono riusciti a dimostrare che in realtà quegli stessi lavori erano stati svolti da aziende esterne su commissione secondo le necessità del momento. 

La vicenda potrebbe essere chiusa così, ma ovviamente resta aperta ai legali di Valentino Rossi l'opportunità di arrivare alla Cassazione e dunque al terzo grado di questo processo. 

 

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