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MotoGP, Bagnaia: "Ho sofferto Quartararo, il mio massimo non è bastato"

Il pilota di Pramac non si nasconde: "il 2019 è stato un anno difficile ma mi potrà aiutare. Non ho nulla da perdere, darò il 120% per restare con Ducati"

MotoGP: Bagnaia: "Ho sofferto Quartararo, il mio massimo non è bastato"

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La MotoGP è un sogno, ma può assomigliare a un incubo quando le cose non vanno per il verso giusto. Pecco Bagnaia, lo scorso anno, aveva fatto il suo esordio nella classe regina con i galloni di campione del mondo Moto2 appuntati sulla tuta. L’obiettivo era essere il migliore dei debuttanti, invece si è trovato invischiato in tante difficoltà.

Il piemontese del team Pramac si è trovato ad affrontare una salita più ripida del previsto e la stagione è finita come peggio non poteva. Una brutta caduta nelle prove libere di Valencia lo ha poi messo fuori gioco e con la voglia di voltare pagina.

Finire la stagione così non è mai bello - riflette Bagnaia - Ora sono tornato al 100% fisicamente e ho iniziato ad allenarmi abbastanza presto quest’anno, lo sto facendo molto duramente”.

Quanto è stato importante quell’infortunio? Avevi battuto violentemente testa e polso.

Per tornare a essere al 100% con la testa ci sono volute circa due settimane, provavo ad allenarmi ma sentivo che non stavo bene. Il problema più grande è stata comunque la frattura al polso, perché ci ha messo molto tempo per guarire completamente. La stagione era finita, quindi ho deciso di prendermela con calma”.

Quando è pesato perdere 6 giorni di prove?

Saltare i test ha influito abbastanza, non ho più girato in moto fino a sabato scorso, quando sono andato al Ranch. Non è stato bello, ma è talmente tanta la voglia di andare in moto che penso che nei primi 3 giorni di test a Sepang non scenderò mai!”.

"La prossima settimana sarò a Borgo Panigale per vedere nascere la mia Ducati"

Almeno sei riuscito informarti su come sarà la tua Ducati 2020?

La settimana prossima andrò a Borgo Panigale perché assembleranno la mia moto, voglio esserci assolutamente perché sono molto curioso di vederla nascere. Per il momento però non so praticamente nulla”.

Se guardi al 2019, qual è il bilancio?

Anche osservandola da fuori, si può dire che è stata una stagione molto difficile. Ho fatto tantissime cadute, soprattutto nella prima parte di stagione. Da Brno in avanti, però, sono riuscito a fare un piccolo passo in avanti, soprattutto nella costanza di risultati. I primi test mi avevano dato una grande fiducia, ma arrivato alla prima gara avevo fatto dei passi indietro. C’erano tante cose da mettere a posto ma ho iniziato a stendermi, e cadendo non si migliora”.

Cosa è successo in Repubblica Ceca?

Dopo un’altra caduta nel primo turno di prove libere,  ho cambiato il registro, sono riuscito a essere più costante. Un altro passo in avanti l’ho fatto in Thailandia e a Phillip Island, una pista che esalta le mie caratteristiche di guida, ho fatto un bel risultato. Dopo un anno del genere, mi serviva una gara così, in cui sono arrivato quarto a un niente dal podio. Purtroppo a Valencia  è successo quel che è successo… ma non me lo ricordo neanche, quindi va bene così (ride)”.

Si dice che dalle difficoltà si impari.

È stato un anno pesante ma mi ha permesso di capire tante cose, in questi primi test a Sepang vedrò se tutte queste difficoltà mi hanno aiutato. Io credo di sì, ma potrò dirlo solo alla prima gara in Qatar”.

"Io e Quartararo ci siamo scambiati i ruoli: io ero veloce nei test invernali e lui in gara"

Quando i risultati non arrivano, arrivano le critiche. È stato difficile gestire il confronto con Quartararo?

È normale che la gente si dimentichi quello che hai fatto prima, soprattutto quando arrivi in MotoGP. Fabio ha fatto una stagione incredibile e ha trovato una moto in cui si è sentito immediatamente bene. Dai test invernali non si sarebbe detto, in un certo senso è come se avessimo invertito i ruoli: nei test Fabio faceva i risultati che poi ho avuto io in gara. Senza dubbio sarebbe stato meglio fare come lui (sorride)”.

Come mai questo cambiamento?

Quando arrivi in una nuova classe e vedi davanti a te dei piloti che negli anni precendeti avevi sempre messo dietro, cerchi di darti delle spiegazioni. La MotoGP è una categoria a sé e ci sono tanti variabili in mezzo. All’inizio ho sofferto un po’ Quartararo, ma poi ho pensato solo a fare il massimo con quello che avevo”.

Ma…

Ma forse il mio massimo non è bastato. Bisogna capire cosa serve per fare di più”.

"Non ho nulla da perdere, darò il 120% per dimostrare di meritare la MotoGP"

Bisogna farlo in fretta, si inizia a parlare di mercato sempre prima.

Il rischio è quello di arrivare al Gran Premio di Jerez con tutti i contratti già chiusi. Io non ho praticamente nulla da perdere, quindi sarà importante dare il 120%, visto che il 100% non è bastato lo scorso anno, dal primo test a Sepang all’ultima gara a Valencia. Poi si vedrà cosa succederà. Sono contento di essere in Ducati e vorrei continuare con loro”.

In Pramac o in rosso?

L’obiettivo di tutti i piloti è essere in una squadra ufficiale, ma io ho sempre creduto che sia importante rimanere nello stesso team e sulla stessa moto per più anni. Così non devi ripartire da zero e crei un percorso di crescita che ti aiuta. Inoltre sono giovane, tempo ne ho anche se in MotoGP te ne danno poco. Bisogna dimostrare di meritarsi il posto e questo è il mio obiettivo. Ho in mente il primo test, non riesco a pensare al 2021. Anche perché, se mi metto a leggere le notizie in giro, mi sembra che la Ducati ufficiale il prossimo anno avrà 6 piloti”.

Pensi che avere la Desmosedici ufficiale ti potrà aiutare?

Innanzitutto vedremo come mi troverò sulla nuova moto. Ho sempre creduto nel fatto che un pilota deve adattarsi alla moto, ma ci si può venire anche incontro lavorando anche sull’assetto. Sono  consapevole che non devo fare un passo verso Ducati, ma tre o quattro. Comunque ho la squadra giusta dietro di me, mi danno quello che chiedo e mi fanno capire le cose nel modo giusto”.

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