Honda: luci e ombre tra MotoGP e Dakar

Nel Motomondiale Marquez e la Casa giapponese dominano incontrastati macinando record, mentre al RAID il piatto piange da ben 30 anni

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Il caso sembra essere davvero strano, specialmente se guardiamo alle competizioni in pista, in particolare al Motomondiale. Già perché Marc Marquez e la sua Honda continuano a macinare record su record, a tal punto da lasciare agli avversari nemmeno le briciole. Il 2019 che si è da poco concluso ha esaltato ancora una volta lo spagnolo e la sua RC213V, che con quattro gare d’anticipo hanno chiuso i giochi iridati.

Una dimostrazione di superiorità a tutti gli effetti, tanto che la concorrenza non ha potuto fare altro che mettersi seduta e prendere appunti su cui studiare per il 2020. Quale sarà il copione che ci attende lo scopriremo a partire da inizio marzo, quando in Qatar si alzerà finalmente il sipario sulla nuova stagione.

Sta di fatto che se in MotoGP la Honda recita la parte di lepre, nei Rally il copione è ben diverso. Tra poche ore scatterà infatti la Dakar e come tutti gli anni la Casa giapponese punterà a inseguire quel successo che sembra essere a tutti gli effetti una maledizione. Vuoi per problemi di affidabilità, vuoi per penalizzazioni o incidenti, sta di fatto che l’ultimo trionfo al RAID risale al 1989 con Gilles Lalay.

Da quel 1989 ad oggi bisogna anche sottolineare un’assenza alla competizione durata ben 25 anni. Solo nel 2013 la Honda è infatti tornata presente alla Dakar, ma i risultati si sono rivelati al di sotto delle aspettative. E pensare che per certi versa la CRF450 non ha praticamente nulla da invidiare alla concorrenza, in particolare per la sua capacità di abbinare leggerezza e tecnologia. Peccato forse che il telaio resta ancora oggi quel gap da colmare nei confronti della KTM, che dal 2001 detta legge al RAID. Un aspetto che rende la 450 maneggevole e meno stressante nella guida su percorsi caratterizzati da sabbia e dune.

In Arabia Saudita Honda e KTM si troveranno di fronte su un campo di gara completamente inedito e forse è arrivata la volta buona per vedere le carte mischiarsi. Ci proverà sicuramente Joan Barreda, uscito clamorosamente di scena nell’ultima edizione con la moto finita in burrone, così come Kevin Benavides, in ombra nella precedente edizione della Dakar. Assieme a loro Ricky Brabec e José Ignacio Cornejo, quest'ultimo il migliore tra i portacolori HRC nella Dakar 2019.      

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